Ora si può dire

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Redazione

Ora si può dire

martedì 01 Luglio 2008 - 21:36

il tempo degli arcobaleni è finito

Una notizia passata in sordina, riportata frettolosamente da pochi media, un flash in chiusura di telegiornale, ripreso da qualche testata on-line. Una di quelle notizie che si devono trasmettere solo per evitare di dar troppo risalto all’Informazione che gira sulla rete, così impedendo di far assumere a quest’ultima un ruolo guida per quel 20/30% di cittadini che si informano anche tramite il web.

Parliamo di una di quelle notizie da apertura di telegiornali, da titolone a sei colonne sui quotidiani e meritevole di figurare sulla copertina delle riviste di approfondimento, che invece è stata trattata come semplice nota di colore. Andiamo alla notizia. La Russa rivela che le nostre truppe in Afghanistan stanno ingaggiando combattimenti contro i talebani, e questo dall’inizio della missione militare italiana! Che le regole di ingaggio dell’esercito italiano prevedevano (e prevedono) lo scontro armato con i resistenti e che Prodi ha fatto bene a mentire tutto questo tempo, per salvaguardare l’interesse superiore della Nazione.

Insomma, ci hanno preso in giro tutto questo tempo. Prodi (l’uomo della famosa seduta spiritica organizzata per trovare la prigione di Moro) ha di nuovo imbrogliato milioni di italiani, raccontando bugie a ripetizione. Berlusconi non avrebbe saputo fare di meglio. E ricordate le richieste dell’opposizione? L’allora minoranza di Centrodestra diceva: -Bisogna cambiare le regole di ingaggio-. E il Governo di Centrosinistra attaccava l’opposizione: -guerrafondai!-. Oggi si scopre che le regole di ingaggio dei nostri soldati impegnati sul fronte afgano non erano quelle che tutti i media di informazione(?) riportavano. Il nostro Governo di allora ha mentito e ce lo dice il Governo attuale, che è di Centrodestra. Perché?

Dimentichiamoci per un attimo le dichiarazioni di La Russa e torniamo indietro di qualche mese. A marzo Fassino e Berlusconi dicono che è necessario ripensare alle regole di ingaggio dei nostri soldati in Afghanistan; a fine maggio De Joop Scheffer, segretario olandese dell’Alleanza Atlantica, si incontra con i ministri Frattini e La Russa per convincere l’Italia ad aumentare l’impegno nel Sud dell’Afghanistan. Bene, Sud dell’Afghanistan, si inizia a capire. Da tanto tempo, infatti, soldati americani e inglesi cadono come mosche in questa parte dell’Afghanistan, a causa dei continui scontri con i resistenti. In più l’Alleanza ci chiede Predator, Mangusta e Tornado. Dunque appare evidente che non si potrà più parlare di missione di pace in Afghanistan se andremo a dare una mano agli inglesi e il numero dei nostri caduti aumenterà vertiginosamente nel breve volgere di qualche settimana. Si tratta di responsabilità enormi per un governo, soprattutto se riguardano il Bel Paese, notoriamente poco predisposto ad accettare sacrifici per guerre difficili. Dall’anno 2004 l’italiano è stato abituato a credere alla storiella della missione di pace in Afghanistan. Ogni scontro con il nemico veniva definito fortuito e raro (anche quando gli italiani inseguivano i guerriglieri afgani con gli elicotteri e li mitragliavano nessuno parlava di guerra. E di queste operazioni -di pace- si è saputo SOLO perché durante una di queste un soldato italiano è rimasto ucciso). Ma se andiamo a combattere dove gli scontri sono giornalieri, ogni mese dovremo mandare bare in Afghanistan per riportare a casa i nostri caduti. E questo l’italiano medio lo digerirà con non poca difficoltà. Una missione di pace diventata di guerra dall’oggi al domani. Inizierà allora a porsi delle domande: Come è possibile tutto questo? L’Afghanistan non era diventato democratico? 3 anni fa tutti i politici festeggiavano per il successo delle elezioni in quel Paese ed invece ora noi italiani, che eravamo lì per aiutare la popolazione civile, ci troviamo impegnati in continui combattimenti contro i talebani, quegli stessi talebani che tutti dicevano fossero stati sconfitti da tempo.

Ecco perché al Centrodestra conviene scoprire le carte in tavola. Queste future responsabilità vogliono dividerle con il governo ombra di Veltroni. E quest’ultimo non ha alcuna intenzione di fare muro contro muro con la maggioranza, perché le decisioni di La Russa e Frattini le condivide appieno. Già sembra di sentire i discorsi che il segretario nazionale del Pd farà quando anche i nostri cadranno come mosche sul fronte afgano. Battezzerà -eroi- i morti italiani, ricorderà la nostra -responsabilità internazionale- e l’importante ruolo dell’Italia all’interno dell’Alleanza, parlerà di -democrazia- da regalare al popolo afgano. Così Pd e Pdl si avvicineranno sempre di più.

E l’unico problema saranno le varie correnti del Pd, che vedranno una ghiotta occasione per smarcarsi da Veltroni ed evitare che tutto il voto della sinistra si concentri nell’IdV di Di Pietro. Ecco allora che le rivelazioni di La Russa costituiscono opportune boccate d’ossigeno per Veltroni. Prodi ha mentito sull’Afghanistan? Allora hanno mentito pure D’Alema, all’epoca ministro degli Esteri e Parisi, ministro della Difesa. Il primo area Ds, il secondo ex Margherita.

Il messaggio è chiaro: non c’è spazio fuori dal Pd e dentro il Pd bisogna sottostare a certe regole. Il tempo degli arcobaleni è finito.

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