“Palesi discrasie” nei bilanci di Palazzo Zanca: quante incertezze tra i consiglieri comunali. E intanto il Pd va avanti sottotraccia nell’operazione “mozione di sfiducia” al sindaco

“Palesi discrasie” nei bilanci di Palazzo Zanca: quante incertezze tra i consiglieri comunali. E intanto il Pd va avanti sottotraccia nell’operazione “mozione di sfiducia” al sindaco

“Palesi discrasie” nei bilanci di Palazzo Zanca: quante incertezze tra i consiglieri comunali. E intanto il Pd va avanti sottotraccia nell’operazione “mozione di sfiducia” al sindaco

sabato 31 Luglio 2010 - 09:30

Lettera di fuoco del presidente della commissione Bilancio Melazzo ai revisori dei conti.

Mentre aleggia su Palazzo Zanca lo spettro di un nuovo commissariamento, tra i consiglieri comunali c’è fermento, ma anche un po’ di preoccupazione, per i bilanci. Lunedì arriverà in aula il consuntivo, poi, con enorme ritardo, sarà la volta del previsionale, vero banco di prova della maggioranza. In settimana il presidente della commissione Bilancio, Giuseppe Melazzo (nella foto) dell’Udc, ha inviato una lettera “di fuoco” al collegio dei revisori dei conti in cui tira fuori tutta una serie di problematiche rilevate dall’esame dei bilanci, parlando addirittura di forti “discrasie” soprattutto per quanto riguarda le partecipate. Una lettera che era stata concordata all’unanimità dai componenti della commissione ma che poi ha fatto registrare alcuni dietrofront, complice qualche tirata d’orecchi ma anche qualche considerazione che forse alcuni non condividevano fino in fondo.

Sta di fatto che la commissione, per voce di Melazzo, ha ritenuto opportuno «evidenziare le palesi e rilevanti discrasie che sono emerse all’esito dell’approfondito esame tra i dati riportati tanto nel conto consuntivo 2009 quanto nel bilancio previsionale 2010 e le risultanze invece che sono emerse dalla copiosa documentazione acquisita ufficialmente agli atti di questa commissione nonché della XI commissione consiliare competente in materia di società partecipate». Proprio sulle partecipate (ma non solo) incombono, secondo Melazzo e gli altri commissari, le “discrasie” più rilevanti, in particolare «in merito alle risultanze documentali contabili e finanziarie riguardanti: Atm, Ato3, Messinambiente, Amam, residui attivi, debiti fuori bilancio (l’effettivo ammontare e la relativa copertura), piano di dismissione e valorizzazione del patrimonio comunale, assenza di censimento del contenzioso, strumenti di finanza derivata, spese per il personale».

Quello descritto da Melazzo è una sorta di “scenario di guerra” dei numeri di Palazzo Zanca. Un’ecatombe degli equilibri di bilancio. Per questo il presidente della commissione invita il collegio dei revisori «a voler riconsiderare o rielaborare la relazione in merito al rendiconto 2009 ed il relativo parere conclusivo alla luce di tale documentazione e a tener presente la stessa nella redazione del parere inerente il bilancio di previsione 2010». E a proposito di previsionale 2010, pur essendo agli atti della commissione Bilancio dal 25 giugno, non c’è traccia del parere dei revisori, tanto che lo stesso Melazzo lo ha ritrasmesso all’ufficio di presidenza del consiglio comunale chiedendo, al tempo stesso, di sollecitare la relazione. Senza la quale il bilancio non potrà essere votato.

Resta da capire da “chi” verrà votato. Il Pd, sulla carta (ma non è detto che il discorso valga per tutti), dovrebbe dire no o quantomeno astenersi. Lunedì, quando inizierà il dibattito sul consuntivo, un esponente del Partito democratico leggerà un documento in aula nel quale verranno snocciolate tutte le perplessità suscitate dal documento contabile del Comune, che in gran parte ricalcano le osservazioni già fatte da Melazzo. L’Mpa è oggi in rotta di collisione col sindaco e c’è già chi preannuncia corposi emendamenti. Non sembra più tranquilla la situazione di Sicilia Vera, il movimento di Cateno De Luca. Nel Pdl sappiamo come ci sia una fronda mai nascosta nell’ala brigugliana, che in tempi di diaspora come questi a maggior ragione vestirà i panni della vera e propria opposizione. L’ago della bilancia, ancora una volta, sarà l’Udc. Con uno scudocrociato incerto o peggio ancora orientato sul non votare (ma al momento non pare sia così), per la maggioranza approvare il bilancio sarebbe pura utopia.

Intanto, sottotraccia, va avanti l’azione avviata dal Pd per la mozione di sfiducia. La direzione del partito si è riunita è ha deciso di proseguire su questa strada, ma solo dopo aver “pescato” nelle file del centrodestra le quattro firme che mancano all’appello (14 sono quelle del Pd) per la presentazione della mozione stessa. Un’impresa che, visti i chiari di luna, non sembra impossibile.

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