Pacifica protesta invece della rete Lilliput. In aula circola anche una documento firmato dal Circolo -Peppino Impastato- di Messina
C’è chi amministra comuni piccolissimi, chi centri molto grandi. Sono i sindaci dei centri della provincia di Messina, che stamattina in buona parte si sono presentati a palazzo dei Leoni convocati dal presidente Ricevuto. A quest’ultimo i primi cittadini o i rappresentanti degli stessi hanno dato merito di essere riuscito, dopo anni all’insegna del flop, a riportare il confronto e la considerazione giusta. E anche per questo diversi dei centotto hanno voluto contribuire all’incontro sull’Ato idrico, un passaggio fondamentale non solo per l’Ente, ma anche per i conti e i bilanci dei 108 comuni.
I toni pacati però non devono fare illudere perché in molti hanno manifestato perplessità rispetto ad un consorzio, quello ipotizzato per la gestione delle acque, che rischia di soffocare alcuni centri minori da quelli più grandi. Una paura condivisa, che va di pari passo con la cautela di chi, stanco di combattere con gli Ato rifiuti, non vuole entrare dentro un nuovo -carrozzone- uscendo poi con le ossa -finanziarie- rotte.
Particolarmente vivace e propositivo il sindaco di Roccalumera Gianni Miasi, che sottolineando il fallimento della politica nell’Ato , ha ricordato che quella di Messina rimane una delle tre province siciliane (insieme a Trapani e Ragusa) a non avere trovato una soluzione al problema. -Consorzio? Ok, ma studiamo attentamente una procedura che consenta ai vari sub-ambiti di autogestirsi sempre all’interno di un quadro generale. Abbiamo aspettato anni per una diatriba tra regione e provincia, adesso la prima cosa da fare è andare a Palermo e imporci affinché il disegno di legge che prevede il commissariamento possa essere prorogato di quattro mesi-. Punto e a capo, ma si è parlato anche dello stato di alcuni depuratori, non a norma o in condizione evidentemente difficoltosa.
Sulla posizione assunta dalla Regione interviene anche il sindaco di Caprileone Bernardette Felice Grasso, che sottolinea l’importanza del momento in cui è arrivata la convocazione, proprio quando da Palermo non giungono segnali confortanti. -L’esperienza degli Ato rifiuti ci ha insegnato molto e da qui dobbiamo ripartire per una gestione oculata. Condivido l’impostazione del sindaco di Roccalumera, quindi largo ad una gestione pubblica in consorzi, mettendo da parte la gestione privata che si è dimostrata un fallimento-. Ma c’è anche una richiesta: -Chiediamo a chi ha la competenza di fornirci di un impianto di condotta sottomarina, necessario per il nostro territorio-.
Il sindaco di Castell’umberto Alessandro Pruiti Ciarello parte dagli errori del passato, dalla mancanza di coraggio e di capacità di cavalcare le riforme. -Pensavamo che la sola protesta potesse bastassare – spiega – e invece bisognava passare dalla protesta alla proposta, come adesso. Dobbiamo però mettere in piedi una democrazia che sia davvero funzionale e io so cosa significa in un piccolo paese-. Ato rifiuti: -Porto la mia testimonianza, centri come Sant’Agata e Capo D’orlando fanno la voce grossa e noi restiamo schiacciati-. Ma poi arriva la denuncia forte per le lacune strutturali: -So benissimo che il nostro acquedotto, se fosse di un privato e non di un comune, questo sarebbe già stato arrestato. Pochi comuni riescono a rispettare i parametri imposti dalla legge-.
Proposte operative sono arrivate dal sindaco di Barcellona Candeloro Nania. -Sono d’accordo con chi propone di rivelare alla Regione ciò che va e ciò che non va – ha commentato. Ritengo poi significative le obiezioni e l’avvio di discussione di Miasi. Sulla rappresentanza dei comuni questa è una mia idea che potrebbe essere percorsa: 45% di rappresentanza ai comuni maggiori, 45% ai comuni minori, 10% alla Provincia. All’interno dei questi 45% poi si possono rilevare maggiori o minori percentuali, magari in base alla popolazione, se sopra o sotto i dieci mila abitanti. Ma l’importante è davvero la celerità-.
Oltre alla presenza dei sindaci e dell’amministrazione provinciale erano presenti anche alcuni esponenti della Rete Lilliput, che hanno manifestato dentro e fuori dal palazzo con striscioni e cartelloni. Tutto ciò per sottolineare il valore dell’acqua e i rischi legati alla privatizzazione della sua gestione (vedi foto). Prima dell’incontro è inotlre circolato un documento firmato dal circolo -Peppino Impastato – Prc di Messina-, che riportiamo in alcuni suoi passaggi:
-Dopo decine di assemblee dei sindaci dell’Ato idrico di Messina andate a vuoto ci auguriamo che siano chiare a tutti le reali ragioni dello stallo in cui tale organismo si trova e di chi siano le responsabilità dello spreco di milioni di euro ogni anno, senza avere gestito una goccia d’acqua, della mancata acquisizione dei finanziamenti europei (si parla da tempo di 122 milioni di euro) per adeguare gli impianti idrici del messinese. Le ragioni dello stallo sono infatti da ricercarsi nell’insistenza con cui la passata presidenza della Provincia e la Regione siciliana, che aveva commissariato nel 2006 l’Ato messinese, hanno perseguito la soluzione dell’affidamento a privati della gestione del servizio idrico integrato di Messina e sull’impegno ad attuare un Piano d’ambito che prevedeva fin dal primo anno un vertiginoso aumento della tariffa acqua. Il tutto esercitando continue pressioni sui sindaci per orientarli verso questa soluzione. I sindaci dell’assemblea dell’Ato avendo percepito, seppur in ritardo, il pericolo che la privatizzazione della gestione delle risorse idriche e l’aumento delle tariffe si sarebbe ritorto contro di loro e i loro concittadini, hanno prima cercato nel 2005 di sostenere la nascita di una società pubblica, la “Messina acque spa-, e poi, visto che 30 su 108 comuni non avevano ratificato lo statuto della nuova società. E gli eventi sono stati il varo del bando di gara per l’individuazione del gestore unico privato del Servizio idrico integrato del messinese da parte del commissario nominato dalla regione, e la successiva sospensione del banda stesso da parte del Tar di Catania il 27 luglio 2006, su ricorso di alcuni comuni della provincia tra i quali Messina. E lì si sono fermati. Gestione pubblica del servizio idrico ispirata ai principi del Manifesto per l’acqua pubblica, revisione del piano d’ambito, tariffa acqua contenuta: è questa la strada da seguire per evitare che un bene fondamentale come l’acqua venga gestito con la logica del profitto da parte di aziende private o peggio da multinazionali (vedi Caltanissetta) con vertiginosi aumenti delle tariffe, inesistenti miglioramenti dei servizi, espropriazione degli enti locali della gestione di un servizio fondamentale per la collettività. Facciamo appello ai sindaci del messinese affinché perseguano tale soluzione resistendo ancora una volta alle spinte verso la strada della privatizzazione che sembra voglia continuare a seguire anche in nuovo presidente della provincia e la regione siciliana-.
