Tempi troppo lunghi per un nuovo Prg: la tutela del territorio non può aspettare

Tempi troppo lunghi per un nuovo Prg: la tutela del territorio non può aspettare

Tempi troppo lunghi per un nuovo Prg: la tutela del territorio non può aspettare

sabato 03 Luglio 2010 - 12:24

Il lungo dibattito organizzato alla Provincia da Pd e Autonomie locali. La proposta: perimetrare subito le aree a rischio e procedere con l’attuazione della parte pubblica del Prg vigente, rimasta inattuata per il 90 per cento

Tutela del territorio, nuovi assetti urbanistici, linee di sviluppo. Temi vecchi eppure nuovi, rispolverati con straordinaria continuità all’indomani della tragedia del 1. ottobre scorso. E che questa mattina sono stati al centro di un lungo dibattito organizzato dal Pd e dalla Lega per le Autonomie locali, focalizzato, soprattutto, sulle linee guida al nuovo Piano regolatore esitate dalla giunta Buzzanca. A fare gli onori di casa, nel salone degli Specchi della Provincia, Rosario Ansaldo Patti delle Autonomie locali e Giuseppe Grioli, segretario comunale del Pd. Ansaldo Patti parla di «territorio abbandonato a sé stesso, e in un conteso del genere chi semplicemente vuol fare rispettare la legge, come l’ingegnere capo del Genio civile Sciacca, diventa un eroe. Messina non ha bisogno di progetti “fantasiosi”, bisogna partire innanzitutto dalla ristrutturazione del settore dell’urbanistica: togliamoci dalla testa il silenzio assenso, che ha aiutato solo interessi speculativi. E il risultato è che oggi Messina è una città satura di case». L’esame di Grioli, invece, parte da due “slogan”, così li chiama, dell’amministrazione Buzzanca: la sospensione del Prg, proposta dall’ex vicesindaco Ardizzone e dall’Udc, e la realizzazione di uno nuovo. «Nessuna di queste proposte affronta il problema della tutela del territorio, se si pensa che per redigere un nuovo Prg, da quando ne vengono approvate le linee guida, e quello attuale ne è solo un documento propedeutico, passano almeno otto anni. L’unico rimedio è individuare le zone a rischio già previste dal Pai, perimetrale e prevedere per esse il vincolo di inedificabilità. La politica deve dare input chiari: bisogna passare dall’edificazione alla riqualificazione, e affrontare la problematica di ciò che già è stato costruito. Le linee guida che oggi ci propongono si rifanno a un vecchio schema: la zona sud come area commerciale, artigianale e industriale, la zona nord per il turismo e la zona centro non si sa cosa. Siamo disponibili, come Pd, a discutere, ma in modo serio».

A fianco di Grioli e Ansaldo Patti due tecnici, gli architetti Franco Cardile e Aurelio Siracusano, che hanno esposto un punto focale: ribadito che per un nuovo Prg passeranno anni e anni, cosa si dovrà fare nel frattempo? La soluzione individuata è: attuare il Prg vigente, che per quanto riguarda la parte pubblica è inattuato per il 90 per cento. E poi: «Tutti i comuni hanno un ufficio Piano – sottolinea Cardile – che non è il dipartimento urbanistica, ma un organismo complesso fatto di competenze di primo ordine e che si occupa esclusivamente della pianificazione dello strumento urbanistico. E a Messina non c’è! Il Prg è un piano di sviluppo, non un rimedio tardivo all’abusivismo».

Arturo Alonci, ex assessore alla Mobilità, parte da un assunto: le linee guida del “nuovo” Prg propongono cose vecchie, già previste da quello attuale. «Un Prg si attua attraverso i piani particolareggiati e i piani attuativi, penso a Capo Peloro, Castanea, la Riviera nord. Tutto ciò non è stato fatto e tutto ciò ce lo ritroviamo nelle linee guida. Che senso ha? Si pensi alla Stu Tirone: se ne parla da otto anni e non si sta arrivando a nulla, senza neppure osservare la legislazione, peraltro. E allora: o si rivede tutto o la si chiuda, la Stu». Il deputato regionale Filippo Panarello è diretto: «Siamo espliciti: sul versante della tutela del territorio non si è fatto nulla, solo propaganda». Felice Calabrò, capogruppo di “Genovese sindaco” in Consiglio comunale (unico consigliere presente, fatta eccezione per una fugace apparizione iniziale di Paolo David), pone un’altra questione: «L’amministrazione si pone traguardi ambiziosi, ma come può raggiungerli un dipartimento per il quale più volte è stata richiesta l’integrazione del personale senza che ciò avvenisse? Una costante per tutti gli uffici nevralgici del Comune. E poi: come consiglio comunale abbiamo chiesto l’istituzione dell’Ufficio difesa del suolo, ma ad oggi non è stato costituito».

L’agronomo Saverio Tignino, membro dell’esecutivo “ombra” del Pd con delega all’ambiente, ricorda l’autosospensione di tutti i componenti della vecchia commissione per la valutazione di incidenza del Comune, di cui lui faceva parte, in segno di protesta contro la mancata approvazione del Piano di gestione della Zps. Un altro “vuoto” che ha creato solo confusione. «Non bisogna sottovalutare – ha aggiunto – che nel settore edilizio lavorano tantissime persone e non si può creare un problema sociale bloccando tutto. Si crei un’alternativa, allora, facendo sì che la manodopera edile si trasformi in manodopera agricola». Da Emilio Fragale, ex city manager con Genovese sindaco, oggi presidente dell’Asm di Taormina, è arrivata qualche bacchettata: «Se vogliamo proporci come alternativa a chi oggi amministra, dobbiamo dire di più e di meglio, non limitarci ad essere trainati dai tempi dettati dagli altri, ed in particolare dalle spinte dell’Udc e dalle controspinte di quella parte di amministrazione comunale che si riconosce in Gianfranco Scoglio». Un altro professionista, Antonello Longo, ha rilanciato sulla necessità di una «riforma urbanistica regionale», mentre Pietro Luigi Pettinato del sindacato Inarsind ha sottolineato come «gli organi professionali si siano appiattiti sulle posizioni dell’amministrazione, bisogna recuperare l’autorevolezza della categoria».

L’ex assessore al Bilancio (epoca Provvidenti) Luigi Beninati apre un ulteriore fronte: «Com’è possibile che abbiamo un triennale opere pubbliche pieno di progetti già finanziati e non appaltati?». Un altro ex assessore al Bilancio (ultimissime settimane dell’amministrazione Genovese), Pippo Molonia, da una parte ricorda l’importanza dei piani particolareggiati di risanamento, «rimasti sulla carta», dall’altra lascia intendere che se la città è al disastro un mea culpa lo dovrebbe fare anche chi oggi è all’opposizione. Chi amministra, invece, è Giuseppe Corvaja, assessore all’Urbanistica, che ha chiuso il dibattito ribadendo la volontà della giunta Buzzanca di «aprire alla condivisione di tutti le linee guida al nuovo Prg. La spinta verso un nuovo strumento urbanistico da parte mia era giunta molto prima della tragedia di Giampilieri, ma non era stata raccolta. Va detto che l’attuale Prg nella sua attuazione è inesistente, tant’è che lo definisco simpaticamente “piano sregolatore”. Lo strumento dei piani particolareggiati ha dimostrato l’incapacità dei redattori di prevedere l’attuazione degli stessi piani, creando un boomerang sia per gli amministratori che per gli imprenditori. Premesso che qualsiasi cosa andremo a fare, sarà sempre meno di ciò che si dovrebbe fare, ricordo che abbiamo prodotto una delibera sulla mitigazione del rischio idrogeologico molto prima del 1. ottobre, nel febbraio 2009, che abbiamo previsto l’inserimento di un geologo nella commissione urbanistica, e poi c’è stato questo tentativo concreto di mettere metaforicamente “palla al centro” sulle concessioni edilizie, sollecitati dal Genio civile. Fermo restando – ha chiarito Corvaja – che un treno in corsa non può essere fermato solo dal freno d’emergenza. Ci vuole molto di più, e la strada maestra è il nuovo Prg. E in questo senso devono darci una mano concreta i parlamentari nazionali, spingendo, ad esempio, per il ridimensionamento del Piano regolatore Asi, sul recupero del parco ferroviario, sulla concessione delle spiagge demaniali non concesse ai privati». Una “mano” che evidentemente, dalla classe dirigente nazionale, non è quasi mai arrivata.

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