Tirone: la Stu difende il progetto e denuncia gli “abusivi”

Tirone: la Stu difende il progetto e denuncia gli “abusivi”

Tirone: la Stu difende il progetto e denuncia gli “abusivi”

sabato 07 Novembre 2009 - 15:18

Il presidente Picarella, il vicepresidente Cavallaro e l’ad Borella illustrano le loro controdeduzioni alle critiche della IV circoscrizione. E attaccano: nella zona si continuano ad insediare abusivi. In photogallery immagini del progetto

La parola alla difesa. Dopo la quasi totale “stroncatura” della IV circoscrizione e il successivo confronto tra le parti, i rappresentanti della Stu Tirone scendono in campo per illustrare le loro controdeduzioni alle osservazioni del quartiere e spiegare i punti “critici” di un progetto che da anni è al centro di dibattiti e perplessità. E se la stessa presentazione proiettata oggi ai giornalisti si apre con una domanda, “sacco edilizio o rigenerazione urbana?”, significa che questi dubbi ce li hanno avuti in tanti. Di dubbi non ne hanno certamente il presidente della Stu, Giuseppe Picarella, il vicepresidente, Franco Cavallaro, e l’amministratore delegato, Carlo Borella, né tantomeno l’assessore allo Sviluppo economico, Gianfranco Scoglio, uno dei primi sostenitori politici del progetto, oggi assente per motivi istituzionali. Secondo i rappresentanti della Stu non solo la bontà dell’idea va sostenuta, ma ci sarebbe in corso, come trapela da certe dichiarazioni, una sorta di accanimento nei confronti della Stu stessa.

GLI ATTACCHI DEL QUARTIERE

In realtà si tratta di spunti di interesse inevitabili quando si parla di un progetto da oltre 100 milioni di euro, su un’area di 675 mila metri quadri, che prevede ben otto modifiche attuative alla Variante generale del Piano regolatore e, tra gli interventi, un centro commerciale, il palazzo più alto della città (15 piani, anche se gli amministratori della società non amano definirlo un “grattacielo”) e la creazione di un parcheggio multipiano. Un progetto del genere non può che attirare l’attenzione di tutti, comprese le critiche di chi vede in quanto pianificato un’azione invasiva di grandi dimensioni. La IV circoscrizione, presieduta da Francesco Quero, nella sua delibera sul Tirone ha fatto emergere un messaggio: «il necessario soddisfacimento degli interessi privati ha fatto venir meno l’interesse pubblico». La Stu è, infatti, una società che per il 30 per cento è pubblica (quote del Comune) e per il rimanente 70 è privata. Secondo il quartiere (lo ricordiamo perché oggi, di fatto, gli amministratori della società hanno risposto a quella delibera) «la progettazione della Stu si è sostituita agli strumenti urbanistici vigenti, peraltro vetusti, forzando la natura degli interventi e alterando gli equilibri necessari tra interessi privati e collettivi. Successivamente alla realizzazione di alcuni interventi previsti la viabilità dell’intero centro città sarà ancor più messa a disagio; il viale Italia rientra nel Pai con l’indice di rischio più alto: nelle adiacenze di alcuni interventi previsti c’è un conclamato dissesto idrogeologico». Da qui la conclusione: «Vogliamo la riqualificazione del Tirone, anzi, la riteniamo una priorità: così com’è, però, questo progetto va cambiato».

LA DIFESA DELLA STU

La Stu, dopo un confronto col presidente Quero mediato dall’assessore Scoglio, ha presentato una serie di “controdeduzioni”. Un primo passaggio è stato fatto sui tanti ricorsi al Tar presentati contro il progetto: secondo la società «la lettura del voto del CRU (Consiglio Regionale Urbanistica) chiarisce ai non esperti che i ricorsi appaiono tardivi, inammissibili e, comunque colpirebbero vizi meramente procedimentali». Certo c’è da chiedersi da quando il Cru, organico tecnico, certo, ma anche politico (i suoi componenti vengono nominati dal Governo regionale), abbia voce in capitolo su procedimenti di giustizia amministrativa. Ma tant’è. «Nessuna forzatura – si legge nella relazione – è stata effettuata dal Piano Particolareggiato e il voto del Cru conferma tale affermazione. Il presunto squilibrio degli interessi pubblici e privati viene smentito dalle percentuali di edificazione: la maggioranza di interventi riguarda il commercio, gli uffici pubblici, i servizi pubblici e il restauro urbano (oltre il 70% delle volumetrie)». Secondo la Stu «le apodittiche affermazioni sull’abnorme aumento delle densità urbane e edilizie non sono suffragate da alcuna valutazione numerica: l’aumento di volumetria sull’area di città esistente interessata dal piano, sarà inferiore al 10% ma la cui percentuale di volumi residenziali sarà inferiore al 30% complessivo e quindi circa il 3%». E’ chiaro, però, che qui tutto dipende da cosa si intende per “area interessata dal piano”: un conto è l’area d’intervento, un conto è quella effettivamente considerata dalla Stu per arrivare a quelle percentuali, che si estende molto oltre l’area di intervento stessa (raggiungendo come confini largo Avignone, via Ghibellina, Montepiselli e buona parte di viale Principe Umberto). Su una scala così ampia è abbastanza ovvio che l’aumento di volumetria incida molto meno di quanto si possa pensare. Riguardo la presunta “invasione” di una zona R4, la Stu precisa che già nel marzo 2008 il Rup Raffaele Cucinotta aveva chiarito «con allegati grafici che il progetto della Stu non aveva alcuna interferenza con zone R4 del vigente PAI» (lo dimostra una delle immagini in photogallery).

In merito alle altre osservazioni, che secondo la Stu «spesso appaiono dogmatiche», gli amministratori hanno snocciolato una serie di controdeduzioni. Ad esempio: «Viene contestata la localizzazione del parcheggio che originariamente nel Piano dei Parcheggi del Comune era stato localizzato sotto piazza del Popolo, e che a seguito di concertazione con la Soprintendenza si è localizzato nel versante in quanto area in cui sorge un “banco” roccioso e conseguentemente non interessato da presenze archeologiche; tale scelta è stata condivisa dal Consiglio Comunale che con delibera n.109 del 30 novembre 2006, ha approvato il Piano Parcheggi; nel merito delle affermazioni i volumi creati dal parcheggio sono praticamente interrati e quindi non emergono dal terreno attuale, mentre i volumi della scuola sono circoscritti dal piano inclinato virtuale del pendio. L’affermazione per cui gli interventi annullerebbero i caratteri morfologici della collina è pertanto errata sotto il profilo terminologico (in quanto l’intervento riguarda solo parzialmente un versante e non la collina) e geometrico». E ancora: «Viene contestata la presenza del “ cosiddetto grande centro commerciale” (così erroneamente definito mentre ai sensi dell’art.4 del D.P. 11 luglio 2000, è un medio centro commerciale in quanto la superficie di vendita è pari a mq.5.000) in quanto non compatibile con la densa urbanizzazione del quartiere urbano. Va segnalato che essendo prevista una superficie lorda di 8.300 mq. il medio centro commerciale avrà un “impatto” pari al solo al 20% di quello del Parco Commerciale di Tremestieri in cui sono concentrate 20 attività per una superficie complessiva superiore agli 80.000 mq. Conseguentemente le preoccupazioni che il medio centro commerciale possa riproporre la congestione di Tremestieri nel centro della città non sono quantitativamente sostenute».

Riguardo la contestazione circa «il peso urbanistico sproporzionato oltre la presenza del vincolo paesaggistico» la Stu chiarisce che «il vincolo non è paesaggistico bensì “panoramico” ed è stato previsto non per tutelare l’interesse al panorama privato degli abitanti dei palazzi di viale Italia ma per permettere a “tutti” i cittadini che passeggiano nella circonvallazione di cogliere il panorama dello Stretto. Ciò sarà garantito dalla presenza al piano terra di ampi porticati che lo renderanno ancora possibile». Chi vorrà vedere il panorama, insomma, lo potrà ancora fare attraverso i porticati. Infine uno dei grandi “pomi della discordia”, il palazzone da 15 piani di viale Cadorna, destinato ad “uffici pubblici”. «Va chiarito – afferma la Stu – che la sua localizzazione è stata proposta al fine di razionalizzare l’attuale presenza nel tessuto cittadino di sedi della regione Siciliana (Motorizzazione, Soprintendenza,Biblioteca Regionale,Ufficio del Lavoro, etc..) che producono un notevole carico di traffico extraurbano in mancanza di adeguati parcheggi e che producono una notevole diseconomia funzionale per gli utenti. Al fine di evitare quanto oggi avviene (inserimento di uffici sparpagliati in una viabilità non commisurata alla loro capacità attrattiva) l’edificio di viale Cadorna sarà raggiungibile pedonalmente dalla via Tommaso Cannizzaro e sarà collegato direttamente al parcheggio pubblico (a sua volta collegato direttamente allo svincolo autostradale tramite la circonvallazione) mentre la sosta davanti all’ingresso sarà resa impossibile con la creazione di due sezioni di transito separate da transenne».

GUERRA AGLI “ABUSIVI”

Dopo la difesa, la Stu passa all’attacco. Così ha scritto, in una segnalazione inviata al Comune, l’ad Borella: «A seguito di ripetuti sopralluoghi effettuati nei giorni scorsi nell’area di competenza del Tirone e quindi nel territorio compreso nel progetto di cui all’oggetto, abbiamo preso atto di arbitrarie azioni di costruzione di pseudo-unità abitative finalizzate all’insediamento di ulteriori “abusivi”». Al Comune viene chiesto, in sostanza, un intervento «tempestivo». Eventi del genere, secondo quanto sostiene Borella, accadrebbero regolarmente ogni sabato e domenica, quando la vigilanza è più “carente”. Stranezze di questa città.

(NEGLI APPROFONDIMENTI LE RISPOSTE DELLA STU IN 7 PUNTI AL IV QUARTIERE. IN PHOTOGALLERY ALCUNE IMMAGINI E PROSPETTI DEL PROGETTO)

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