Importante tavolo tecnico, stamani, negli uffici dell’Urbanistica, convocato dall’assessore Corvaja. Comune, Genio civile, Forestale e Ordini di ingegneri, architetti e geologi concordi sulla necessità di realizzare una nuova analisi approfondita
Verrà effettuata un’analisi delle trasformazioni morfologiche ed urbane del territorio comunale di Messina in attuazione del Piano regolatore, con esclusione delle aree delimitate dal Piano Borzì, inclusi invece i villaggi. Il tutto al fine individuare le aree che dovranno essere oggetto di verifiche ed ulteriori approfondimenti per determinarne l’effettiva “suscettività edificatoria”, cioè la capacità a sopportare carichi edilizi. Uno studio di natura geologica, geomorfologica, idrogeologica, che dovrà verificare l’esistenza delle opere di urbanizzazione. Questo è quanto è stato deciso nel corso del tavolo tecnico riunitosi stamani negli uffici del dipartimento Urbanistica del Comune, attorno al quale l’assessore alle Politiche del territorio Giuseppe Corvaja (nella foto) ha chiamato a raccolta i propri tecnici e quelli di Genio civile, Ordine degli ingegneri, Ordine degli architetti, Ordine dei geologi e Forestale. Uno studio, dunque, per mettere ordine nelle maglie di quello che lo stesso Corvaja ha spesso definito “piano sregolatore”, e per il quale sia l’Ordine degli ingegneri che quello degli architetti hanno garantito «massima disponibilità a supportare gli uffici». Disponibilità anche da parte dell’Ordine dei geologi, anche a carattere di «volontariato» in una prima fase preliminare.
Obiettivo dell’incontro di oggi, illustrato da Corvaja, era «recepire da ognuna delle parti in causa dei suggerimenti, anche sulla scorta di studi già effettuati nel territorio da parte dei geologi e dell’ufficio del Genio civile. Per avere certezza sulle aree a rischio ed eventualmente escludere dall’edificazione eventuali aree», sulla scia di quanto deciso, alcune settimane fa, per il torrente Trapani. Un primo “suggerimento” è giunto dal presidente dell’Ordine degli architetti Giuseppe Falzea: introdurre il concetto di “variante delle emergenze” nel Piano regolatore per eliminare le zone di espansione sulle colline ed incentivare l’edificazione nelle aree del centro. Il tutto, ha aggiunto l’arch. Dario La Fauci, previa una verifica di attuazione del Prg attraverso uno studio geologico. A questo proposito Vincenzo Pinnizzotto, consigliere dell’Ordine regionale dei geologi, dopo aver ribadito l’importanza del Pai e dell’aggiornamento dello stesso, ha concordato con la necessità di uno studio, all’interno del quale individuare le aree che presanto criticità di carattere geomorfologico. Con un assunto, fondamentale: le opere di urbanizzazione primaria devono essere realizzate preliminarmente. Punto questo, aggiungiamo noi, troppo spesso disatteso nelle edificazioni in città, sulle colline e non.
Secondo l’ing. Manlio Marino dell’Ordine degli ingegneri «certamente lo studio geologico sullo stato di trasformazione del territorio è necessario per i tutti i passaggi successivi», in un contesto in cui l’amministrazione comunale ha posto in essere, uno dopo l’altro, tutta una serie di provvedimenti col nobile intento della salvaguardia del territorio. «E’ chiaro – ha affermato Giovanni Caminiti, dirigente ad interim dell’Urbanistica – che la difficoltà di movimento è dettata da un lato dalla necessità di garantire la salvaguardia della pubblica incolumità e dall’altro dalle legittime aspettative dei privati a seguito dell’approvazione del Prg. Qualsiasi iniziativa deve seguire l’iter previsto dalla legislazione urbanistica». Il che significa due opzioni: «Una revisione del Prg o l’adozione di piani attuativi per le zone a rischio».
Il punto è proprio questo: «L’Amministrazione – ha spiegato Corvaja – deve essere nelle condizioni di intervenire sulle aree di dissesto, inibendo l’edificazione e quindi evitare rischi dal momento in cui queste vengono individuate, senza aspettare l’approvazione del Pai con formale provvedimento amministrativo». Quindi il nodo cruciale diventa essenzialmente uno: individuare le aree a rischio. E perché ciò accada, ha spiegato Pinnizzotto, «serve uno studio di dettaglio, perché non si può fare riferimento allo studio geologico generale dell’intero piano». Ma nel frattempo c’è chi vuole continuare a costruire nelle cosiddette “aree a rischio”, lo testimonia Giuseppe Schirò, del Genio civile, il cui ufficio sta esaminando proprio intervento edilizi che ricadono in queste aree. «L’esame dei progetti dal parte del Genio civile – ha spiegato Anna Trio, anche lei dell’ufficio diretto da Gaetano Sciacca – tiene conto anche di altri fattori, in aggiunta all’aspetto geomorfologico, come la viabilità».
Ecco perché, come proposto dalla stessa Trio, sarebbe utile riportare su un’unica cartografia tutti i dati relativi all’attuazione delle previsioni del Piano regolatore, sia in relazione agli interventi edilizi che a quelli infrastrutturali. Uno stato di fatto da cui partire per effettuare lo studio successivo. Studio che però, ha ribadito La Fauci, «è necessario per le aree collinari, non certamente per il centro urbano», con priorità per «le aree edificabili non ancora edificate». Studiare, ma anche verificare. Secondo l’ing. Marino occorre, in particolare, «verificare la rispondenza alle prescrizioni del Genio civile e della Forestale, in modo da rispettare la fragilità del territorio ed evitare ulteriori dissesti». Ma deve essere ogni ente, ha aggiunto Caminiti, a dover «verificare il rispetto dei propri pareri». In soldoni, se il Genio civile prescrive determinati interventi preliminari, dovrà poi verificare che quegli interventi siano stati effettivamente eseguiti.
