Il contenzioso iniziato dopo il primo stop degli anni 2012-13
Le penali previste in caso di interruzione del progetto del Ponte sullo Stretto sono uno “scudo” legale per le imprese coinvolte e una “trappola” per il bilancio dello Stato. Se oggi il governo decidesse di fermarsi di nuovo, si riaprirebbe un contenzioso dai costi elevati.
Se lo Stato recede dal contratto, infatti, non deve rimborsare solo quello che è stato effettivamente progettato, che è già una cifra considerevole, ma deve coprire diverse voci: tutti i costi per studi, progettazione definitiva e aggiornamenti tecnici fatti dal 2005 a oggi; le penali che il contraente generale (Webuild) dovrebbe a sua volta pagare ai subfornitori e partner internazionali e soprattutto il lucro cessante. La legge prevede che, in certi casi di recesso ingiustificato, lo Stato debba pagare una percentuale (spesso intorno al 10%) del valore totale dell’opera come risarcimento per il mancato guadagno che l’impresa avrebbe ottenuto realizzando il lavoro.
Le cifre in ballo
Considerando che il costo dell’opera è stimato intorno ai 13,5 miliardi di euro, il solo “lucro cessante” potrebbe teoricamente aggirarsi intorno a 1,35 miliardi di euro. Se a questi aggiungiamo le spese di progettazione e i rimborsi per i vent’anni di attività della società Stretto di Messina, il conto totale potrebbe facilmente superare i 2 miliardi di euro.
Il contenzioso infinito
Non si tratta di una cifra che lo Stato paga e “chiude” la pratica. Il precedente stop del 2013 (governo Monti) ha generato una battaglia legale durata un decennio, che si interromperebbe senza penali solo in caso di iter concluso: le imprese chiedono risarcimenti massimi mentre lo Stato cerca di minimizzare sostenendo che il contratto fosse nullo o decaduto. Il risultato è che i soldi restano “congelati” o vengono pagati dopo anni di interessi e spese legali altissime.
Qual era l’alternativa nel 2013
Nel 2013 non c’era nulla che impedisse di sospendere o congelare l’opera in attesa di tempi migliori (come ad esempio l’arrivo dei fondi europei del Pnrr anni dopo), invece di metterla in liquidazione.
Il Governo Monti, invece, non scelse la strada del rinvio, ma quella della caducazione del contratto. Se il progetto fosse stato semplicemente “messo in pausa”, i contratti con il contraente generale sarebbero rimasti validi. Dichiarando il contratto nullo per legge, invece, lo Stato ha rotto l’accordo unilateralmente, aprendo la strada alle maxi richieste di risarcimento. Così l’atto di voler risparmiare nel 2012/13 ha creato un potenziale costo elevato, le penali richieste da Webuild.
Chi doveva trovare i fondi?
Il piano finanziario dell’epoca prevedeva che il pubblico reperisse una parte di capitali necessari attraverso il mercato finanziario, cioè chiedendo prestiti a grandi banche internazionali e alla Bei (Banca Europea per gli Investimenti). La temporanea inadempienza, quindi, non era di Eurolink, ma del soggetto pubblico. Per questo il fatto che lo Stato non trovasse i capitali sul mercato non poteva essere usato come scusa per cancellare il contratto “per colpa del costruttore”.
Questo è il motivo per cui Eurolink ha potuto fare causa e chiedere penali miliardarie. In pratica lo Stato era il “compratore” che non trovava il mutuo mentre Eurolink era il “venditore” che aveva già sostenuto spese e mobilitato risorse. Siccome la mancanza di capitali era un problema del pubblico, lo Stato si è esposto a un possibile maxi risarcimento.
Notarianni: “Impossibile la ripresa d’efficacia dei vecchi contratti”
Sul tema interviene l’avvocata Aurora Notarianni, che ridimensiona i rischi in relazione al passato: “Impossibile la ripresa d’efficacia dei vecchi contratti”.

Soltanto che un tribunale in primo grado ha dato torto a Webuild.
Un baraccone mangiasoldi, BASTA!!!
Chi ha fatto questi accordi?
Quelli che erano sicuri che non rispettando le regole i cantieri del ponte sarebbero iniziati…adesso i soldi li esca fuori Salvini
Facciano pagare Meloni, Salvini e Tajani, di tasca propria.
La penale di cosa ? Che la paghino salvini germanà e cucci che hanno fatto solo promesse elettorali a 4 poveri cristi che credevano che avrebbero ottenuto un posto di lavoro ed invece si sono fatti abbindolare. Chi ha coscienza alle prossime elezioni non voti lega
Gira che rigira nn si farà mai…Troppa burocrazia.
Storia giá vista e ben collaudata.
Per me il progetto del ponte è stato avviato solo per pagare le penali (due volte).
Non c’è giustificazione legale, l’affidamento fatto da Salvini è nullo perché non ha fatto la gara, semmai è lui personalmente che deve pagare le penali!
Fate pagare le penali a tutta la dx visto che l’hanno voluto loro.