Quelle "macchie oleose" sullo Ionio messinese osservate dal satellite... - Tempo Stretto

Quelle “macchie oleose” sullo Ionio messinese osservate dal satellite…

Daniele Ingemi

Quelle “macchie oleose” sullo Ionio messinese osservate dal satellite…

lunedì 12 Agosto 2019 - 08:37
Quelle “macchie oleose” sullo Ionio messinese osservate dal satellite…

Negli ultimi giorni anche le immagini satellitari hanno evidenziato la formazione di estese "macchie oleose", forse prodotte da sversamenti fognari in mare

Guardando le immagini satellitari trasmesse dal Copernicus, il programma europeo per l’osservazione satellitare della Terra, è possibile osservare la formazione di “macchie oleose”, anche di una certa estensione, che con una certa frequenza, nel periodo estivo, si formano lungo la riviera ionica messinese.

Nelle ultime immagini, quelle realizzate fra il mese di luglio e i primi giorni di agosto, le fotografie scattate dal satellite, durante il suo passaggio sopra la Sicilia e il mar Ionio, hanno evidenziato come il fenomeno assuma una certa “consistenza” a ridosso della linea di costa, tanto da propagarsi per alcuni chilometri, seguendo l’andamento delle forti correnti di marea che dallo Stretto di Messina scivolano in direzione di Capo Taormina, raggiungendo spesso velocità ragguardevoli (in base al “gradiente di marea” fra Capo Peloro e Capo Taormina).

Ecco l’immagine satellitare (immagine in falsi colori), risalente allo scorso 17 luglio, evidenziare la formazione di queste chiazze oleose davanti le coste del messinese ionico.
CreditCopernicus Sentinel data (2019)

Sembra che queste “macchie oleose” si creino in determinati punti della riviera ionica, specialmente a ridosso dei centri abitati più popolosi, e in base alle correnti di mare (all’alternanza fra “scendente” e “montante”, in media ogni sei ore), si spostano lungo l’intero litorale della costa ionica, espandendosi per diversi chilometri, davanti la linea di costa, fino a raggiungere l’abitato di Sant’Alessio Siculo e l’omonimo Capo (dove la corrente spinge le masse d’acqua in fuori per l’azione “schermante” del promontorio).

Generalmente, in presenza delle tipiche brezze termiche, come quella del “grecalotto” (che esce dallo Stretto) o dello “scirocco” e del vento di “ostro” (che si origina sotto costa), questo tipo di “impurità” sono costrette a scorrere davanti la spiaggia, creando lunghissime strisce, dove l’acqua si presenta alquanto torbida, pure in presenza di mare calmi e nessun moto ondoso significativo.

Nei giorni in cui prevalgono i venti di “maestrale” o la classica componente estiva da “N-NW” (creata dalla particolare conformazione orografica dell’area) queste macchie invece tendono a disperdersi in mare aperto con grande rapidità, tanto che il mare si presenta limpido e pulito sull’intera fascia litoranea. Quello delle “macchie d’olio” in mare è un fenomeno ben conosciuto (non fa confuso con le “macchie d’olio” che accompagnano il cambio di corrente).

L’immagine risalente al 6 agosto. Le frecce nere indicano l’estensione della striscia oleosa, dal litorale di Santa Teresa fino all’abitato di Sant’Alessio Siculo. Credit
Copernicus Sentinel data (2019)

Oggi in tutto il mondo, tramite l’ausilio delle immagini satellitari, è possibile studiarlo e monitorarlo con una certa accuratezza. Nella maggior parte dei casi la formazione di queste “macchie oleose”, ben visibili pure dallo spazio, è originato dallo sversamento in mare di sostanze inquinamenti, come liquidi fognari non depurati correttamente che comportano elevati indici di inquinamento marino (elevata presenza di batteri fecali quali Escherichia Coli ed Enterococchi intestinali.).

In altri casi (ma non sembra essere quello dello Ionio) il fenomeno è legato anche a processi naturali, come la fioritura di “microalghe”, che avviene spesso, durante i lunghi periodi caldi, in bacini chiusi e con uno scarso ricambio d’acqua, come il medio-alto Adriatico o il mar Nero. Per togliere ogni tipo di dubbi e dare delle risposte “chiare” ai cittadini sarebbe opportuno avviare una campagna di monitoraggio sulla qualità del mare lungo l’intera costa ionica messinese, da Capo Alì fino a Capo Taormina, per capire da dove provengono questi sversamenti, in base alla corrente dominante in quel determinato orario.

Solo così si può finalmente intervenire in modo risolutivo, individuando le zone della riviera dove si concentrano i picchi d’inquinamento, affinché gli amministratori locali e gli organi competenti prendano i dovuti provvedimenti del caso.

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3 commenti

  1. Complimenti a Tempostretto per la scoperta dell’acqua calda.
    La fogna non arriva da Capo Ali, la fogna viene anche da Messina, da Via Don Blasco?, da Contesse? Viale Europa?
    Esistono 44 punti di scarichi liberi tra Capo S. Raineri fino alla zona evidenziata dall’emittente.
    Le acque per morfologia dello specchio acqueo, possono essere presenti sicuramente, ma attribuibili al movimento delle maree, che possono raggiungere anche i 6,20 Nodi.
    Per equazione le acque sporche di Messina raggiungono anche la zona Ionica.
    Carissimi di Tempostretto, sarebbe bastato l’applicazione della semplice formula dello STV, spazio tempo velocità, indi per cui la paternità di queste presunte fogne, sarebbe da attribuire a tutti?
    🤔🤔🤔🤔🤔

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  2. luigi giannetto 12 Agosto 2019 12:53

    Ma c’è bisogno del satellite per scoprire cio che si vede ad occhio nudo? Sono decenni che i torrenti scaricano liquami di fogna a mare, poi le correnti e i venti di grecale tengono i liquami a ridosso delle spiagge rendendo non balneabili le acque del ns. mare. Ogni anno in estate il problema si ripete e mai si è vista volonta’ da parte degli amministratori locali di risolverlo. Il tutto nonostante il depuratore di Mili perfettamente funzionante.

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  3. Ecco perchè è fondamentale evitare di scaricare olii alimentari (e soprattutto NON alimentari) in fogna; perchè, in assenza di impianti di depurazione efficienti ed efficaci, finiscono a mare, creando uno strato sottilissimo in superficie che impedisce l’ossigenazione dell’acqua (legge di Henry) e induce asfissia dell’ambiente acquatico.
    Gli olii alimentari devono essere raccolti in bottiglie e portati all’isola ecologica. Quelli NON alimentari devono essere conferiti a maggior ragione all’isola ecologica o presso officine meccaniche. Raccogliere gli olii è importantissimo per la tutela del mare.

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