Rifiuti in Sicilia. A Messina la Tari più bassa dopo Enna. Cicala: "Nel 2025 nessun aumento"

Rifiuti in Sicilia. A Messina la Tari più bassa dopo Enna. Cicala: “Nel 2025 nessun aumento”

Redazione

Rifiuti in Sicilia. A Messina la Tari più bassa dopo Enna. Cicala: “Nel 2025 nessun aumento”

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martedì 25 Novembre 2025 - 18:50

Nell'isola troppi rifiuti vanno in discarica, con un grave danno ambientale ed economico. Mancano gli impianti e la gestione è troppo frammentata

Nel nuovo Dossier Rifiuti 2025 di Cittadinanzattiva emerge un’Italia che avanza, seppure lentamente, verso una gestione più efficiente dei rifiuti urbani. Ma il divario tra Nord e Sud resta profondo, e la Sicilia – nonostante alcuni progressi – continua a collocarsi tra le regioni più in difficoltà. Messina, tuttavia, offre un quadro meno critico rispetto ad altri capoluoghi isolani.

Tari: Messina è tra i capoluoghi siciliani meno costosi

La Sicilia rientra stabilmente tra le regioni con la spesa Tari più elevata: in media 402 € annui, dietro solo a Puglia e Campania. Nei singoli capoluoghi emergono differenze rilevanti. Messina, secondo il Rapporto di Cittadinanzattiva, registrerebbe tra il 2025 e il 2024 una crescita della Tari del 4,3% ma rimane, dopo Enna, il capoluogo siciliano con la tariffa più bassa (331 Euro). L’assessore Roberto Cicala nega, però, che nel 2025 ci sia stato un aumento delle tariffe TARI per le famiglie messinesi. Ad incrementarsi del 4,3% rispetto al 2024 – secondo l’amministratore – “sono stati i costi del piano economico finanziario, perché sono aumentati i servizi, i costi del materiale, del personale, del carburante e delle attività che abbiamo migliorato.”

“Le tariffe, invece – spiega Cicala – dal 2024 sono in linea con la media nazionale. Per una famiglia di 3 persone in una casa di 100 mq a Messina nel 2025 si paga 323€, contro i 340 di media nazionale come riportato da Cittadinanzattiva (nel 2024 erano 316€, quindi 7€ in meno).”

“Nel 2024 a Messina la Tari è diminuita del 33%”

“Ricordiamo sempre – prosegue Cicala – che le tariffe fino al 2023 portavano Messina ad essere una delle città più care d’Italia, ma dopo un lavoro di ricerca delle superfici non tassate e di una conseguente distribuzione più corretta dei costi a tutti i cittadini e aziende la Tari è diminuita della percentuale “monstre” “del 33% in un solo anno, praticamente una rata del 2023, dal 2024 non si è più pagata. Continueremo ad essere sempre attenti alla verifica delle utenze, perché il detto “pagare tutti per pagare meno”, nella Tari trova il contesto più azzeccato.”

A Catania la Tari più alta d’Italia

In Sicilia a pagare il conto più salato per la gestione dei rifiuti sono i cittadini catanesi che devono pagare in media una Tari di 602 Euro, la più alta a livello nazionale.

L’amministrazione comunale etnea ha giustificato la pessima performance spiegando che “il dato negativo, anzitutto, risente in maniera significativa del fenomeno dei conferimenti illeciti provenienti dai comuni limitrofi. A ciò si aggiunge l’intensa attività di bonifica delle discariche abusive, interventi indispensabili per restituire decoro e sicurezza al territorio che tuttavia comportano un inevitabile aumento dei quantitativi di rifiuto non separato, con conseguente aggravio dei costi di smaltimento che, per legge, devono essere integralmente coperti dalla tariffa. Ulteriori criticità derivano dalla saturazione degli impianti di conferimento regionali e dalla necessità, di trasferire i rifiuti fuori dai confini nazionali, soluzione onerosa che incide pesantemente sul bilancio complessivo del servizio.”

Raccolta differenziata: il buon risultato di Messina

Le informazioni del rapporto di Cittadinanzattiva sulla raccolta differenziata si fermano al 2023, quando la Sicilia aveva raggiunto una media del 55,2%. Si tratta di un valore ancora distante sia dal 66,6% nazionale, sia dalle performance del Nord (73,4%) e del Centro (62,3%).

Tra i capoluoghi siciliani, il quadro è estremamente variegato:

  • Ragusa guida la classifica con il 70,8% di raccolta differenziata.
  • Seguono Agrigento (69,7%), Enna (69,0%), Trapani (67,3%).
  • Messina si colloca a metà, con una raccolta differenziata del 55,4%. Nel 2024 la percentuale, secondo i dati forniti da Palazzo Zanca, è salita al 58,56%.
  • Fanalini di coda: Siracusa (50,3%), Catania (34,7%) e Palermo (16,9%).

Il dato messinese, che anche nel 2025 si annuncia in crescita, è accompagnato da una produzione di rifiuti pro capite più bassa rispetto a molte città siciliane: 436,4 kg/abitante, contro una media regionale di 449,2 kg.

Troppi rifiuti in discarica: la Sicilia tra le peggiori in Italia

Nel 2023 il 34,4% dei rifiuti siciliani è stato smaltito in discarica, più del doppio della media nazionale del 15,8%. Questo risultato è carico di conseguenze negative, sul fronte ambientale e dei maggiori oneri gestionali. Il dossier sottolinea che esso dipende da:

  • una minore fiducia dei cittadini nei gestori e una comunicazione ambientale meno capillare;
  • una rete impiantistica insufficiente;
  • la lentezza nell’attuazione dei progetti del PNRR. ln particolare, la Missione 2, Componente 1 prevede investimenti complessivi per circa 1,5 miliardi di euro destinati a nuovi impianti di trattamento, centri di riuso e piattaforme digitali per la raccolta differenziata. Tuttavia, al 2025 risultano conclusi meno della metà dei progetti finanziati, con una forte concentrazione di ritardi nel Mezzogiorno.

Il dossier sottolinea, inoltre, che la persistenza di gestioni frammentate, con ben 18 ambiti territoriali in Sicilia, spesso non pienamente operativi, incide significativamente sui costi e sull’efficienza del sistema.

Tra buona volontà e difficoltà pratiche: cosa dicono gli studi sulle abitudini dei cittadini

Una parte significativa del dossier di Cittadinanzattiva analizza il comportamento dei cittadini italiani in ordine alla raccolta differenziata e la distanza tra le loro intenzioni dichiarate e la pratica quotidiana

Errori diffusi e barriere culturali

Secondo l’indagine Erion–Ipsos (2024), il 70% degli italiani commette errori nella differenziata “in buona fede”. Gli sbagli più frequenti riguardano i rifiuti tessili, gli imballaggi compositi e i RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche).

Una ricerca civica di Cittadinanzattiva rileva inoltre che l’85% delle famiglie dichiara di impegnarsi nella differenziata, ma solo il 61% la svolge correttamente e in modo continuativo, mentre una quota significativa lamenta problemi logistici: mancanza di spazi, orari scomodi, dubbi sul conferimento.

Cosa motiva i cittadini?

Secondo gli studi sintetizzati nel dossier, i fattori più decisivi nel determinare comportamenti virtuosi sono:

  • conoscenza chiara delle regole;
  • fiducia nel sistema di raccolta;
  • semplicità logistica;
  • feedback tangibili come riduzioni TARI o comunicazioni dei risultati ottenuti dal proprio Comune.

La minaccia di sanzioni pesa molto meno della trasparenza. Quest’ultima indicazione crediamo valga un po’ meno per Messina, dove purtroppo i cittadini si educano difficilmente senza penalizzazioni economiche.

La lezione: la fiducia è il motore della partecipazione

La chiave per migliorare la qualità della raccolta, conclude il dossier, è creare un sistema trasparente e inclusivo: dove la comunicazione è chiara e i risultati sono visibili, la collaborazione dei cittadini cresce in modo naturale. Al contrario, l’opacità e la disorganizzazione generano sfiducia e disimpegno.

A seguire potrete leggere il dossier completo di Cittadinanzattiva.


2 commenti

  1. Tari già aumentata negli anni scorsi.
    Se non aumenta nel 2025, lo farà nel 2026.
    Differenziata, ma spazzatura nei balconi, cortili, androni: il delirio.
    Differenziata, ma solo numeri e bonus, poi se non funziona bene il servizio, eh il cittadino deve sopportare.
    Piccolo sbaglio del cittadino? Fustigazione pubblica, senza se e senza ma…
    Tutto molto bello, continueremo molto così ?

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  2. È diminuita solo a casa sua, forse, la Tari……

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