cronaca

Rifiuti, nuova grana per Messina: discarica di Tripi affidata in toto al Comune

Il provvedimento è del Tribunale di Barcellona che si sta occupando del caso della mancata bonifica alla discarica di Tripi.

La Corte (presidente Orifici) ha affidato la custodia giudiziale del secondo modulo della discarica – il sito di Formaggiara – al Comune di Messina, nella persona dell’assessore di settore, ovvero Dafne Musolino. In questa veste Palazzo Zanca subentra a Messinambiente e si trova ad ereditare in toto la gestione di un sito che resta una vera e propria bomba ecologica malgrado gli interventi di copertura effettuati in questi anni. Qui, infatti, anche le attività ordinarie di manutenzione consistono nel gestire le ingenti quantità di percolato, ancora presenti e che costituiranno una minaccia ancora per molto, probabilmente.

Il provvedimento del Tribunale arriva dopo l’eccezione in aula dell’avvocato Gianluca Gullotta, che assiste proprio il curatore fallimentare di Messinambiente, l’avvocato Mazzei. La ex società che si occupava della discarica è citata proprio in quanto “responsabile civile” della mancata bonifica del sito e il legale ha fatto notare che si tratta appunto di “ex società” in quanto dichiarata fallita e ormai dismessa in tutte le sue componenti, quindi impossibilitata ad operare nell’area.

Nel 2018 il Tribunale di Messina, dichiarando il fallimento di Messinambiente, aveva preso atto della cessione del ramo d’azienda operativo a Messinaservizi. Il giudice di Barcellona però ha nominato custode direttamente il Comune di Messina.

Nel luglio scorso Messinaservizi ha esternalizzato ad una ditta di Milazzo – la La Spada – il servizio di scerbatura delle discariche extracittadine, con un appalto da 150 mila euro. Adesso la “problematica Tripi” per Messina si complica.

Il provvedimento del presidente Orifici è arrivato alle battute finali del processo che vede alla sbarra sei persone: Gisella Galante, di Patti; l’allora ad di Messinambiente Antonino Conti, Domenica Lauria, di Matera; Marilena Maccora, di Patti; l’architetto Vincenzo Schiera, di Palermo, il dirigente del Comune di Messina, Francesco Aiello.

La Procura di Barcellona, che nel 2012 avvisò 20 persone, contesta fondamentalmente due cose: a imprenditori e gestori quella di aver realizzato il secondo modulo della discarica in maniera irregolare, in un sito non a norma, provocando così il disastro ambientale della discarica, praticamente collassata. Ai dirigenti e tecnici pubblici il non aver controllato che i lavori fossero stati realizzati a dovere. Tra lavori fatti male e troppi “occhi chiusi”, ha scoperto il Noe dei Carabinieri, il risultato è che la discarica finiva per inquinare per via del percolato.

Qualche giorno fa l’Accusa ha formulato le sue conclusioni, chiedendo condanne e invocando qualche prescrizione residua. La sentenza è attesa per il prossimo 30 settembre, dopo aver ascoltato i difensori, gli avvocati Antonello Scordo, Tommaso Autru Ryolo, Gianluca Currò, Massimiliano Pantano, Giuseppe Mormino e Gioacchino Ghiro e Fabrizio Formica.