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Il sabato del SabirFest: parola ai volontari

Pierluigi Siclari

Il sabato del SabirFest: parola ai volontari

domenica 07 Ottobre 2018 - 05:28
Il sabato del SabirFest: parola ai volontari

Lorenzo, per ogni edizione, arriva addirittura da Torino

Come vi avevamo raccontato nell’articolo di presentazione, è in corso di svolgimento – dal 4 al 7 ottobre – la V edizione del SabirFest, festival della cultura e della cittadinanza mediterranea.

Il tema dell’edizione, “Riparare l’umano”, viene affrontato, come da tradizione del festival, sotto numerosi punti di vista, dal letterario all’architettonico, dal giuridico al politico, senza tralasciare il teatro, la musica e le arti visive.

Le precedenti edizioni hanno visto il coinvolgimento di migliaia di visitatori e il riempirsi delle strutture alberghiere cittadine, e anche l’edizione in corso sta mantenendo le aspettative.

La presenza di ospiti prestigiosi ha contribuito a consolidare la fama del festival, ma il vero motore della manifestazione è rappresentato dall’impegno e dalla passione dei volontari.

“Per arrivare pronti a ottobre iniziamo a preparare ogni edizione in primavera” spiega Antonella De Fichy, responsabile dello spazio SabirLibri. “Durante le prime riunioni scegliamo il tema annuale, poi scatta la preparazione vera e propria. È molto bello, ad ogni manifestazione, rincontrare spettatori che ci seguono da anni. Noi mettiamo grande entusiasmo nella diffusione della cultura mediterranea, e l’intento è quello di trasmettere questo entusiasmo a tutta la città”.

Giovanissimi i volontari che incontriamo nell’infopoint posizionato nel cortile dell’Università. Vincenzo ha diciotto anni, ed è alla sua seconda partecipazione al SabirFest come volontario: “Ho deciso di ripetere l’esperienza perché era stata molto positiva. È un modo per avvicinarsi ad argomenti e temi che non entrano spesso nella nostra vita di tutti i giorni. Inoltre si incontrano molte persone provenienti da altri Paesi, e quindi abbiamo l’opportunità di un vero e proprio scambio culturale”. Martina è ancora più giovane, coi suoi diciassette anni, ed è stata coinvolta nella manifestazione grazie a un incontro a scuola: “Una delle organizzatrici è venuta a parlare del festival, le sue parole mi hanno colpita molto e ho deciso subito di dare una mano”.

Anche la ventiseienne Santina è alla sua prima esperienza come collaboratrice del festival, ma non era del tutto estranea alla manifestazione: “Per diversi anni ho seguito il SabirFest come visitatrice, apprezzandone lo spirito. Per questa edizione, quando ho visto on-line l’annuncio rivolto a possibili nuovi volontari non ho esitato a rispondere. Sono stata contattata poco dopo e sono entusiasta di essere qua”.

Elena, ventotto anni, coordinatrice dei volontari sabirici, collabora con il festival da tre anni, e da molto più tempo è attiva negli ambienti messinesi che si impegnano nell’offrire proposte culturali alla città. “Ci poniamo tre grandi obiettivi: avvicinare i cittadini alla cultura mediterranea; essere un punto di incontro per intellettuali e attivisti provenienti da aree diverse, spesso lontane tra loro, che altrimenti avrebbero difficoltà a incontrarsi; coinvolgere attivamente i giovani volontari, attraverso compiti che permettano loro di arricchire il proprio bagaglio di esperienza. Credo che l’ultimo punto sia quello che ci sta dando maggiori soddisfazioni. Molti ragazzi, anche se giovanissimi, dimostrano spirito di iniziativa, e siamo sempre pronti ad ascoltare le loro idee. Il cambio di location (ricordiamo che per la prima volta il festival viene ospitato dall’università) ha pregi e difetti. Ringraziamo l’università perché ci ha messo a disposizione dei luoghi davvero belli, ma la precedente sede all’interno della galleria Vittorio Emanuele permetteva una maggiore affluenza di visitatori che passavano di lì per caso, e poi, incuriositi dalle nostre attività, si fermavano per informarsi, per capire di cosa si trattava, e quelli sono i visitatori a cui sarebbe fondamentale arrivare.

Decisamente fuori dall’ordinario, infine, la storia di Lorenzo, che ha ventitré anni e arriva, non per la prima volta, da Torino: “Conoscevo da tempo Anita Magni, che si spende da sempre per il SabirFest. Sapendo che per lavoro mi occupo del lato tecnico degli eventi, mi ha coinvolto. Ho iniziato per gioco, e poi è nata una grande passione per la magia di questo festival. Proprio a causa del mio settore di attività, mi è impossibile prendere le ferie in estate, così la mia partecipazione al SabirFest unisce la possibilità di dare una mano a un progetto in cui credo molto a quella di trascorrere qualche giorno in una terra bella, accogliente e più calda della mia Torino”.

Appuntamento domani (domenica 7 ottobre) per la giornata conclusiva della V edizione del SabirFest. Tra gli eventi in programma un laboratorio dedicato a ragazzi e ragazze per sensibilizzare e prevenire la violenza di genere organizzato dal Cedav, un incontro sui cinquanta anni di attività del Baby Park, una passeggiata – con digressioni letterarie – all’interno dell’Orto Botanico e la proiezione del docufilm Lampedusa for Berlin” di Mauro Mondello. Alle venti e trenta cerimonia conclusiva del festival, a seguire lo spettacolo My name is… 877 della compagnia Officina Teatro diretta da Michele Celeste.

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