“La classe diGerente 3”, le ombre del potere

E siamo alla terza “puntata” di questo spettacolo scritto, diretto e interpretato da Elio Crifò, che, rispetto alle due precedenti, si presenta con contenuti “rivoluzionari” (in un sistema che non sistema più nessuno c’è voglia di rivoluzione, ma soft). E così, se ”La classe dirigente 1” si era addentrata nella trattativa Stato–Mafia, nel terreno del gioco d’azzardo e delle rivelazioni di Assange, e la “2”, su Mafia Capitale, la Costa Concordia e il calcio, questa classe digerente tratta prevalentemente del Giubileo della misericordia e dei suoi affari, dei crimini degli ecclesiastici e dei regnanti.

Non è certo intendimento dell’autore ancora una volta creare momenti di rilassata allegria, quanto piuttosto confondere il pubblico, mutando continuamente registro: i toni apparentemente da boutade, che pur si potrebbero riferire ad un’atmosfera da cabaret, sono subito smentiti da trovate contenutistiche al vetriolo sugli accordi di potere, le omissioni, i segreti, e sempre comprovate da fondate informazioni. Come negli altri capitoli, le istituzioni politiche, religiose, la burocrazia, le imprese, sono nel mirino attraverso le loro classi dirigenti ed in questo caso si puntano i riflettori sugli affari della chiesa, carente di umana solidarietà, e, sovente, assetata di potere e che attraverso i suoi Capi spirituali, nei secoli è sprofondata sempre più in basso. Si ride amaramente poi ascoltando la tragica realtà della penosa vicenda dei funerali hollywoodiani del clan Casamonica, con il parallelismo della scandalosa mancata celebrazione di quelli di Welby; si parla dei soldi sporchi di supermercati e centri commerciali, che sicuramente possono definirsi le nuove cattedrali di riciclaggio del denaro sporco. Alcune altre tematiche prese in considerazione non sono mai state trattate dai mass media, come quella del poligono di Quirra, in Sardegna, gestito dall’aeronautica militare, le cosiddette scie chimiche, attraverso l’inseminazione delle nubi, che sono state negate dall’aeronautica militare, ma hanno già prodotto invece vittime, e pur se la loro configurazione potrebbe apparire solo quale espressione di forme di complotto, essendo quasi incredibile… forse potrebbe non essere così: in ogni caso la scomparsa in mare di Franco Caddeo, che tali situazioni aveva a più riprese denunciato, rimane inspiegabile.

Anche Emy Bergamo, di assai bella presenza e bravura, contribuisce a una buona resa di questo prodotto teatrale, con le sue battute altamente (o meglio ferocemente) ironiche, attraverso spot satirici pubblicitari, che ad intervalli regolari interrompono lo spettacolo. L’attrice recita anche un monologo sull’uso prostitutivo della bellezza nell’odierna società e evidenzia come ciò sia sempre stato funzionale al potere. Anche questo terzo capitolo del format sui reati dei potenti si conclude – così come era iniziato, come le due precedenti edizioni: e vi sono sette minuti di “scuse” di rappresentanti del nostro Stato ai cittadini, per non essere stati all’altezza o per essersi resi colpevoli di mille reati (e sono peraltro snocciolati i nomi delle famiglie rimaste prive di loro componenti a causa di tali crimini di Stato). In conclusione, questa pregevole opera teatrale avrebbe sicuramente meritato maggiore attenzione da parte del pubblico messinese, invece, e forse non a caso, il numero degli spettatori nella serata di domenica è stato veramente esiguo, probabilmente anche per la concausa della contemporanea rappresentazione dell’opera lirica “La Bohème” al Teatro Vittorio Emanuele.

Tosi Siragusa