Sale operatorie Papardo: "Periti eccessivamente prudenti"

Sale operatorie Papardo: “Periti eccessivamente prudenti”

Alessandra Serio

Sale operatorie Papardo: “Periti eccessivamente prudenti”

sabato 13 Giugno 2026 - 12:24

L'avvocato Diego Lanza, che assiste i familiari di una delle vittime, commenta i risultati delle consulenze

Le conclusioni dei consulenti della Procura sull’indagine che ha portato al sequestro di due sale operatorie all’ospedale Papardo sono “eccessivamente prudenti”, secondo l’avvocato Diego Lanza, che interviene sul caso. Il legale che assiste una delle vittime spiega il suo punto di vista sulla vicenda. Di seguito il suo intervento.

Eccessiva prudenza

A distanza di quasi 2 anni dal decesso della sig.ra Biondo la relazione autoptica finalmente depositata dai consulenti altro non è che un surrogato della precedente relazione depositata 4 mesi fa per il caso del decesso Bombaci. La paziente viene ricoverata senza essere portatrice di alcun batterio. Il batterio – serratia marcescens- viene contratto all’interno dell’ospedale. Il non analizzato transito dal letto di degenza al blocco operatorio, cosiddetto percorso sporco-pulito. Prendiamo atto in maniera assolutamente inaccettabile dell’eccesso di prudenza manifestato dal collegio peritale quando afferma che le condotte censurabili della struttura potrebbero non essere ritenute direttamente responsabili del decesso del soggetto secondo i criteri penalistici.

I protocolli avrebbero evitato l’infezione

Il concetto è uno. Se la struttura avesse garantito l’isolamento dei percorsi e il rispetto dei protocolli di prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza la signora Biondo e con lei numerosissime altre persone prima e dopo il suo decesso, non avrebbero contratto la sepsi da Serratia marcescens e non sarebbero decedute. La signora Biondo fa ingresso nell’ospedale con uno screening di esito negativo circa l’assoluta indennità biologica della stessa rispetto al germe contratto solo là dentro successivamente. La successiva insorgenza della polmonite bilaterale e la documentata positività al batterio assumono il valore di una prova inconfutabile.   Il patogeno si introduce nell’organismo solo durante la degenza, trovando  nei percorsi promiscui della struttura il vettore ideale di inoculazione. L’intervento cardio chirurgico in sé ha avuto buon esito tecnico, il decesso si pone in relazione causale diretta con lo shock settico e le sue relative complicanze (insufficienza renale e instabilità emodinamica). L’infezione ha costituito non un rischio generico ma l’effetto diretto di una specifica e accertata breccia nei sistemi di sicurezza della struttura, responsabile della descritta contaminazione e del conseguente decesso della signora Biondo.

Non una omissione episodica ma deriva ben nota

La realtà dei fatti è ampiamente nota e non riguarda, come dice il collegio, una mera ipotesi derivante da una omissione estemporanea, ma deriva da acclarati e ben noti eventi causati da germi patogeni di origine nosocomiale che ha determinato numerosi decessi. Il limite dell’ al di la di ogni ragionevole dubbio è pienamente superato. La negatività della paziente all’ingresso, la specificità del germe contratto durante la degenza, la documentata promiscuità dei percorsi sporco-pulito, unitamente agli innumerevoli decessi verificatesi all’interno della struttura a causa della contaminazione di plurimi germi di natura nosocomiale elimina ogni spiegazione alternativa razionale relegandola a mera e astratta congettura ricostruttiva priva di riscontro scientifico ed avulsa dalla vicenda in oggetto.

Gravi carenze strutturali

Le gravi carenze strutturali e organizzative dell’azienda ospedaliera Papardo hanno avuto piena ed esclusiva efficacia causale nel determinare il decesso della signora Biondo tanto quanto i precedenti e successivi decessi causati da fattori analoghi. Le conclusioni cui pervengono i consulenti nominati dalla Procura appaiono incredibilmente prudenti e per certi versi palesemente garantisti dinanzi a una vicenda e ad una lunga storia di decessi che forse, tenuto conto del continuo ripetersi e reiterarsi degli stessi, meriterebbe una modifica in peius del capo di imputazione relativo al reato principalmente contestato.

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