Il collettivo di scrittori e operatori attacca l'avviso del Comune: «Pretendere prestazioni gratis è inaccettabile». La replica dell'assessore Caruso
Un attacco alla recente manifestazione di interesse pubblicata dall’Amministrazione comunale per la Biblioteca “Tommaso Cannizzaro”. L’avviso, mirato a raccogliere proposte di attività culturali, laboratori e presentazioni dal 1° novembre 2026 al 30 aprile 2027, prevede infatti che le attività si svolgano senza alcun compenso per i proponenti.
Lo stupore e l’irritazione del collettivo “Messina Scrive”
La presa di posizione del gruppo “Messina Scrive”, formato da scrittori, autori e operatori culturali della città, non lascia spazio a interpretazioni. «Apprendiamo con un certo stupore, e con una dose ancora maggiore di irritazione e perplessità, della manifestazione di interesse pubblicata dall’Amministrazione comunale», scrivono i rappresentanti di “Messina Scrive”, criticando la scelta di richiedere professionalità e competenze a titolo gratuito a fronte, peraltro, di una selezione basata sulla qualità dell’offerta.
Un trattamento inaccettabile riservato alla cultura
Il nodo centrale della protesta riguarda il principio stesso del riconoscimento economico della professione intellettuale e artistica. «Riteniamo tutto questo profondamente sbagliato e inaccettabile», denunciano dal collettivo, aggiungendo: «È inaccettabile che un’Amministrazione comunale scelga di riservare questo trattamento al lavoro culturale». Gli autori pongono poi l’accento sul divario di trattamento rispetto ad altre categorie: «Ci domandiamo se la stessa proposta verrebbe rivolta con altrettanta disinvoltura a idraulici, muratori, periti informatici, tecnici o a qualunque altro professionista chiamato a prestare un servizio per l’Amministrazione».
Il rifiuto delle false logiche di mercato
Nel documento, “Messina Scrive” punta il dito contro le false promesse: «Nel settore culturale contemporaneo gode di ottima salute l’idea che il lavoro possa essere compensato dalla possibilità stessa di svolgerlo, dalla visibilità, dal prestigio dell’apparire o dalla semplice gratificazione personale di occuparsi di ciò che si ama. Ancora più subdola e infida è l’illusione secondo cui il lavoro gratuito andrebbe accettato come trampolino di lancio verso qualcosa di più grande. Sono logiche che rifiutiamo categoricamente».
I danni per il territorio e la dignità della professione
Il collettivo evidenzia inoltre le ricadute negative di questo sistema sulla collettività e sul mercato del lavoro: «Si abitua il pubblico a considerare gratuite competenze che gratuite non sono. Si abitua chi amministra a programmare attività culturali senza destinare risorse a chi quelle attività deve materialmente realizzarle». Un meccanismo che, secondo gli autori, taglia fuori chi vive del proprio lavoro avvantaggiando solo chi può permettersi di operare a costo zero.
La scelta volontaria contrapposta all’imposizione
Pur ribadendo la disponibilità a donare tempo e iniziative alla propria comunità per spirito di condivisione, il collettivo traccia una linea netta: «La differenza è precisamente questa: deve essere una nostra scelta. Quando invece è un’Amministrazione pubblica a costruire una programmazione culturale, selezionare proposte e richiedere professionalità, riteniamo che debba prevedere anche le risorse necessarie per riconoscere quel lavoro».
L’intervento si conclude con una richiesta di riflessione aperta alla cittadinanza: «Per queste ragioni Messina Scrive ritiene necessario aprire pubblicamente una discussione su questo avviso e, più in generale, sul modo in cui il lavoro culturale viene riconosciuto e remunerato nella nostra città. Il nostro è un lavoro. Va chiamato con il proprio nome e trattato di conseguenza».
La replica dell’assessore Caruso
La replica dell’assessore Caruso al gruppo “Messina Scrive” non è tardata ad arrivare. “È strana questa città – ha spiegato in una lunga premessa l’assessore -. Scrivo libri a carattere storico e scientifico da oltre trent’anni, ognuno quali ha comportato anni di studi e ricerche, e che oggi sono diventati riferimento nelle bibliografie di molti autori. Da oltre trent’anni vengo chiamato come relatore in convegni scientifici e di storia patria. Ma, in entrambe le occasioni non ho mai fatto pesare l’importanza del mio lavoro, né ho mai preteso di essere remunerato per la diffusione delle mie “opere dell’ingegno”, tutelate dal diritto d’autore; anzi, sono sempre stato alla ricerca di chi potesse promuovere e mettere in vetrina il mio prodotto. Per la presentazione del mio ultimo lavoro – continua Caruso – “I Quartieri Militari degli Orti della Maddalena”, edito da Di Nicolò nel febbraio scorso, ho anche pagato, com’è giusto che sia, per l’utilizzo del Salone delle Bandiere. Da addetto ai lavori, conosco molto bene questo mondo e, nella qualità del ruolo che rivesto, ho ascoltato da parte di scrittori, artisti, poeti… le stesse richieste che la mia generazione faceva in passato alle Amministrazioni Comunali di turno: “Abbiamo bisogno di spazi di espressione! Non è giusto dover pagare una sala per presentare un libro”.
La scelta
“Bene – ha continuato l’assessore Caruso – abbiamo ascoltato e abbiamo trovato una soluzione: estendiamo “Il Maggio dei Libri” a tutto l’anno! Consentiamo cioè gratuitamente, a chi volesse presentare una propria produzione, di fruire di alcuni spazi del Palacultura, fornendo loro anche l’assistenza come microfoni e video proiettore. Certo, un minimo di credenziali bisogna pur averle al fine di realizzare un calendario di appuntamenti di livello; bisognerà pur sapere di che si tratta e conoscere anche il profilo di chi lo presenta”.
“L’Amministrazione non ha necessità di riempire buchi”
Caruso ha poi fatto esplicito riferimento alla nota del Collettivo “Messina Scrive”, in particolare al passaggio in cui il gruppo si domanda “se la stessa proposta (partecipare senza compenso, NdR) verrebbe rivolta con altrettanta disinvoltura a idraulici, muratori, periti informatici, tecnici o a qualunque altro professionista chiamato a prestare un servizio per l’Amministrazione”. “Se l’Amministrazione dovesse chiamare un idraulico – replica l’assessore – significa che c’è la necessità di riparare un tubo rotto o una perdita d’acqua! Nel caso in questione, l’Amministrazione non ha la necessità di riempire buchi, vantarsi di produzioni non proprie o di pubblicare un calendario di eventi per vana gloria dell’Assessore alla Cultura o del personale della Biblioteca Comunale. L’avere trasformato una opportunità che nasce da una richiesta, con la pretesa di essere retribuiti in cambio della propria prestazione, è paradossale”.
“La Biblioteca ha già i suoi programmi e tanti progetti in itinere, condivisi con l’Assessorato di riferimento;
ha anche gli spazi per farlo e, a questo punto, mi viene da dire che forse “ha sbagliato” a pensare di metterli a disposizione di chi richiede di potersi esprimere o presentare il proprio lavoro, proprio nel Palazzo designato a promuovere Cultura. A questo punto ci sono due soluzioni – conclude Caruso -: Lasciare l’avviso aperto solo a chi ha ben interpretato le intenzioni espresse; Ritirare l’avviso e lasciare le cose per come stanno. Vogliamo anche per questo aprire una petizione popolare?”.

