De Cola: “Vogliamo fare rinascere la Stu Tirone”. Preoccupata l’area No Ponte - Tempostretto

De Cola: “Vogliamo fare rinascere la Stu Tirone”. Preoccupata l’area No Ponte

Eleonora Corace

De Cola: “Vogliamo fare rinascere la Stu Tirone”. Preoccupata l’area No Ponte

sabato 18 Gennaio 2014 - 06:39

Dopo la nomina da parte del Comune dell’avvocato Marcello Parrinello alla presidenza della società per la riqualificazione urbana del Tirone, si riaccende il dibattito sulla Stu e il futuro dell’area. L’assessore all’urbanistica Sergio De Cola vede la Stu come un semplice strumento da cercare di usare al meglio. Molto più perplessa l’area no ponte, che rappresenta l’opposizione storica al progetto ideato per il Tirone

“È intenzione dell’amministrazione fare rinascere la Stu Tirone, calibrandola in modo diverso”. Parola dell’assessore all’urbanistica e risanamento Sergio De Cola: “Del resto, la Stu è uno strumento, è come una pinza. Non si può essere contro una pinza a priori, basta che non la uso per cavarmi un occhio. Dobbiamo sederci seriamente a tavolino per trovare il modo di usarla al meglio, per la riqualificazione dell’area”.

Dopo la nomina da parte del Comune dell’avvocato Marcello Parrinello alla presidenza della società per la riqualificazione urbana del Tirone, si riaccende il dibattito sulla Stu e il futuro dell’area. Alla risposta tranquilla dell’assessore De Cola, che considera la Stu come uno strumento “neutro”, buono o cattivo a seconda del modo in cui viene usato, si contrappongono i dubbi di chi ha sempre lottato contro l’ipotesi di progetto destinata al Tirone, sia nella sostanza che nella forma.

Una differente, ad esempio, la conserva l’architetto Luciano Marabello, che è stato anche il coordinatore dell’area tematica dedicata all’urbanistica di Cambiamo Messina dal Basso. “Per rifondare la Stu Tirone bisognerebbe ripartire con un concorso di idee basato sullo spazio non su una gara economica – sostiene l’architetto che fa anche una riflessione sui presunti finanziamenti regionali -. Nel frattempo i soldi stessi sono andati persi mano a mano, e forse non ne rimangono più. Forse aspettano l’articolo 29 della nuova finanziaria, dedicato alla riqualificazione dei centri storici, per agganciarsi a questa possibilità di finanziamento. Del resto, l’accordo programma per la pubblica utilità che consente di effettuare espropri a prezzi più agevoli, ad esempio, è decaduto a luglio dell’anno scorso”.

Marabello esprime le riserve di tutta un’area, che coincide in larga parte con quella del movimento No Ponte, tradizionalmente contraria al progetto. Non ha cambiato idea Luigi Sturniolo, consigliere di CMDB e tra i padri fondatori del No Ponte, che attacca: “La decisione dell'amministrazione di continuare a stare ancora dentro il solco di un percorso, che è stato fortemente criticato dal movimento che ha sostenuto l'elezione a sindaco, che ancora oggi è largamente criticato dentro il mondo dell'attivismo che sostiene la Giunta, che è stato osteggiato a più riprese dai consiglieri del gruppo, evidenzia una crepa nella condivisione delle scelte”. Già in una nota del 31 luglio 2013, Sturniolo avvisava che: “Le Società di Trasformazione Urbana, come in generale le partecipazione pubblico-privato e le partecipate spa a capitale pubblico, si sono tradotte in grandi centri produttori di debiti.”.

Quella dell’opposizione al progetto della Stu riguardo il Tirone, come dicevamo, è una storia decennale. Le modifiche al progetto apportate nel corso degli anni, hanno avuto ben pochi effetti sulle riserve dell’opposizione, che generalmente continuano a rimanere ferme su determinati punti. Riportiamo qualche esempio di grande attualità. Il 14 dicembre 2011, Luciano Marabello scriveva sul sito del No Ponte: “Tali interventi intervengono pesantemente su un versante collinare a forte acclività, asportano gran parte del terreno sotto una porzione di viale Italia, imponendo l’uso di massicce e costose opere di consolidamento per la sua stessa realizzazione. Lo stesso fabbricato si predispone ad accogliere nel futuro sulla sua terrazza un centro commerciale, elemento bizzarro sia per la localizzazione urbana e di accesso, sia per la sua natura trans-tipologica frutto più di sommatoria elementare di elementi costruiti che di ricerca effettiva”.

Il 2 aprile 2012, sempre Marabello pubblicava: “ Occorre capire in che modo, lo spostamento dei singoli pezzi o volumetrie sia poi una vittoria rispetto a un modo d’intervento sulla città che contiene errori non solo di sintassi o di linguaggio ma forse anche di concetto e di metodo…il progetto è frutto di una visione economica di numeri sganciata dai luoghi, quasi una sommatoria di “lotti” edificati che come una chirurgia d’innesti e amputazioni perde però la visione generale del corpo…la STU centra la discussione unicamente sul saldo economico degli interventi, sulla non emendabilità delle scelte senza una contropartita e sull’impossibilità di ripensamento in tempo di crisi. Il programma sul Tirone, appare sempre più come la traslazione elementare di una procedura economica in un “processo-progetto”, come il passaggio brusco di un’architettura di finanza in una confusa vocazione urbana. Il privato che in questa vicenda e in questi anni è stato mostrato come feticcio ideologico, garanzia di efficienza risolutiva e creditizia mostra una faccia meno brillante e più contraddittoria, un privato strano, garantito attraverso la Convenzione con il Comune di Messina del 2004 e protetto dalle stesse regole della concorrenza; un’imprenditoria che non imprende da queste parti, palazzinara … Il pubblico, che detiene il 30% delle quote della società STU, si mostra traballante in tema di risorse e di solvibilità…Su queste basi di crisi strutturale del modello s’innesta l’insostenibilità concreta di quel progetto, dissipativo, quasi per manifesto ideologico. Occorrono idee nuove e più coraggiose per andare avanti…occorre affermare non il blocco di tutto, ma piuttosto la cultura dei buoni progetti, sperimentando un metodo d’intervento sui beni comuni meno impositivo, più condiviso e più fattivo, partendo dal possibile e costruendo qualità. Il Tirone è solo un esempio”

Mentre i Grilli dello Stretto ripropongono quelle che furono le richieste del Movimento 5 Stelle nel corso dell’assemblea indetta da Officina delle idee a Palazzo Zanca il 9 marzo 2012: “Quella dell’albergo diffuso, come anche l’apertura di botteghe e/o locali nei quali premiare e sponsorizzare i nostri prodotti (o le cucine estere), è solo una delle ipotesi di utilizzo degli spazi disponibili, dopo una ovvia ed oculata messa in sicurezza, nel quartiere Tirone”. I 5 Stelle, oggi come allora, sono fermi nella posizione di non cedere al ricatto di possibili finanziamenti: “Non ci interessano i soldi dei privati. E sapete perché? Perché esistono, ad esempio, finanziamenti regionali e comunitari a sostegno”.

Questo il sentire di un’area, quella No Ponte, con la cui maglia il Sindaco Accorinti è entrato a Palazzo Zanca da vincitore. Ma ora la maglia è “Free Tibet”… (Eleonora Corace)

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8 commenti

  1. il Movimento parte dal Basso ma la Giunta che prende ordini dall’Alto

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  2. bhe forse è meglio tenere tutte le baracche e il marciume che cè per ora al tirone.
    possibile che non si possa mai migliorare nulla in questa citta .

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  3. al di la della questione, meglio che si definiscano l’area NO tutto, infatti siamo ancora fermi agli anni 50

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  4. Come sempre, tante belle parole. Ma proposte concrete?

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  5. DA TempoStretto di Venerdì, 5 OTTOBRE 2012

    “AREE SOTTOUTILIZZATE
    Messina partecipa al Piano città. Richiesti finanziamenti per il Tirone
    Richiesti 11 milioni (UNDICI MILIONI) per il Tirone, 43 milioni (QUARANTATRE MILIONI) per l’area San Filippo-Tremestieri e 7 milioni (SETTE MILIONI) per l’area Stazione Marittima-Santa Cecilia

    Approvato dal Comune il contratto di valorizzazione urbana per le aree degradate e sottoutilizzate di Messina, nell’ambito del piano nazionale per le città. Ad esitarlo è stato il commissario straordinario, dott. Luigi Croce, con i poteri della Giunta, che ha deliberato la proposta redatta dall’Ufficio Programmi Complessi, di cui è responsabile del procedimento, l’ing. Giacomo Villari.

    Nel provvedimento è evidenziata la piena disponibilità delle aree e degli immobili interessati: sub ambito A “Tirone”, intervento A.1 contratto di quartiere II e sub ambito C “San Filippo – Tremestieri”, intervento di restauro, recupero funzionale e valorizzazione dell’abbazia di San Filippo.

    Le agevolazioni finanziarie potranno essere concesse, in caso di ammissione a finanziamento del programma, secondo gli adempimenti amministrativi previsti dalla legge e regolamentazione, che stabilirà criteri e modalità di accesso. E’ stato disposto inoltre che la proposta sia inoltrata all’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, impegnando l’Amministrazione ad attivare le ulteriori procedure di approvazione della proposta, qualora ammessa a finanziamento, e di variante agli strumenti urbanistici, se necessaria.

    In particolare il Sub Ambito A “Il Tirone” incide in maniera diretta in un’area fortemente marginale rispetto al centro storico ed ha in sé i caratteri precipui del partenariato pubblico privato, cui debbono ispirarsi oggi i processi di trasformazione urbana sostenibile. Infatti il mix funzionale tra residenziale, social housing, servizi pubblici, spazi per la collettività e riqualificazione storico-artistica conferiscono completezza al gruppo di interventi previsto.

    Similmente per il Sub Ambito B “Stazione Marittima-S. Cecilia” sono previsti interventi di riqualificazione del parco ferroviario e del waterfront urbano, che nel dibattito cittadino rappresentano ormai elementi imprescindibili per il rilancio del territorio e soprattutto per declinare una nuova idea di città.

    Ed infine il Sub Ambito C “S. Filippo – Tremestieri” rappresenta il compimento di un progetto di città portuale, che intende riconquistare il proprio ruolo nel panorama mediterraneo ed essere sistema con le altre realtà portuali siciliane.

    Per gli aspetti finanziari dalle relazioni si evince il quadro economico relativo a:

    sub Ambito A “Il Tirone” investimento totale 120 milioni di euro, risorse finanziarie pubbliche 39 milioni e mezzo di euro, di cui 11 milioni e 200mila euro a valere sul Piano Città;

    sub Ambito B “Stazione Marittima – S. Cecilia” – investimento totale 132 milioni di euro, risorse finanziarie pubbliche 7 milioni e 230 mila, tutte a valere sul Piano Città;

    sub Ambito C “S. Filippo – Tremestieri”, investimento totale 84 milioni di euro – risorse finanziarie pubbliche 45 milioni, di cui 43,6 a valere sul Piano Città.

    Gli interventi proposti per il Sub Ambito A “Il Tirone” possono senz’altro essere classificati prioritari rispetto agli altri ambiti poiché la presenza attiva di una Società di Trasformazione Urbana può garantire la contrazione dei tempi di attuazione richiesti dal Piano Città. L’area d’intervento è di fatto una sacca di degrado in pieno centro storico, dove a poche centinaia di metri insistono il tribunale, l’università, uffici pubblici e residenze.

    Per il Sub Ambito C “S. Filippo – Tremestieri”, contemperando stato di avanzamento del progetto e rilevanza strategica, l’attuazione di un processo di rigenerazione occupa il secondo posto.

    Infine per il Sub Ambito B “Stazione Marittima – S. Cecilia”, il Comune ha già aggiudicato un concorso di progettazione unitario con il quale si è acquisito un progetto preliminare per un centro servizi e lo studio di fattibilità per una marina ed un masterplan per l’intera riqualificazione dell’ambito territoriale interessato. Il progetto preliminare deve ancora essere sottoposto all’approvazione in conferenza dei servizi e dovranno essere perfezionate con il Gruppo FS le modalità per il trasferimento delle aree in attuazione all’accordo sottoscritto nel 2009. L’intervento quindi è classificato in priorità tre.”

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  6. Sono perfettamente d’accordo con Lei.
    La vicenda della STU Tirone è, da sempre, stata improntata alla cementificazione selvaggia e spregiudicata del territorio(vi ricordate il famoso grattacielo?).
    Per bonificare e valorizzare il territorio e le vestigia di quello che resta del passato e le vestigia della Sinagoga basta un gruppo di Architetti e Storicisti dell’Arte, onesti e competenti.
    Con pochi soldi, si otterrebbe un risultato meraviglioso.
    Ma forse è l’esiguità degli investimenti che spinge verso soluzioni inutilmente distruttrici e frutto della volontà della casta di potenti che, da sempre, tira le fila dell’amministrazione di turno.
    George.

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  7. Adesso si accorgono tutti della cementificazione selvaggia, dopo oltre 60 anni di devastazione. Magari abitate in uno di quei palazzacci eretti negli anni 60, 70 ed 80.Lei dove era 10, 20, 30 anni addietro? Forse ad alimentare e sostenere l’amministrazione di turno, manovrata da quella casta di potenti di cui parla e che ci ha ridotto in questo stato??Parla di pochi soldi, infatti il Comune butta danari pubblici per –riqualificare- o per meglio dire –impacchianare –scalette, aiuolette e piazzette, a cura dei soliti noti. Quello che resta del passato, lo abbiamo abbondantemente visibile ma in stato di totale degrado ed abbandono. Altro che sinagoga, che tra l’altro farebbe la stessa fine della galleria VE e vari altri beni, basta farsi un giro per capirlo.

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  8. A mio avviso meglio un grattacelo che una discarica,ma non credo sian tutti d’accordo su ciò

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