Il sindaco annuncia l’addio puntando il dito contro le logiche d'aula e i rallentamenti del Consiglio comunale
MESSINA – “Credo di avere sopportato veramente troppo. Ho avuto un carico che oggi non mi consente di fare il salto di qualità. La città non merita di essere tenuta sotto scacco dalla politica. Per questo motivo vi comunico che ho appena rassegnato le mie dimissioni da sindaco del Comune di Messina”. Arriva con queste parole l’atteso annuncio da parte di Federico Basile, seguito da un altro annuncio, quello della ricandidatura, in un Salone delle Bandiere a tratti trasformato in una curva da stadio da parte dei sostenitori. E’ solo Basile, al suo fianco non c’è Cateno De Luca, ed è una scelta chiara, dopo che in tanti hanno avanzato l’idea che il sindaco stia agli ordini del leader di partito. E del resto non è una novità, perché anche De Luca si era dimesso nel 2022.
“Sono bravo, non è facile sopportare”
Il primo cittadino ha rivendicato il proprio operato e la capacità di gestire la macchina amministrativa. “Sono bravo, me lo dico da solo – afferma -, a filtrare tutto quello che accade dentro il Palazzo. Sopportare quello che accade quotidianamente non è semplice. Basta poco perché un consigliere comunale, magari chiamato dal partito politico, faccia cadere il numero legale e un atto venga rinviato al giorno dopo”.
Poi ricorda “di aver dovuto partecipare a una seduta di Consiglio per una variazione di bilancio urgente appena sceso dall’aereo da Roma perché era caduto il numero legale per un consigliere e ho dovuto aspettare un’ora e mezza la seconda convocazione per beceri ragionamenti politici”.
Il nodo della rapidità e gli atti fermi
Secondo Basile, il problema centrale riguarda l’efficienza decisionale. “È un tema di rapidità – ha incalzato -, abbiamo atti che sono fermi in Consiglio da mesi, allungati da una serie di commissioni che possono essere più veloci e potrebbero farsi diversamente. Il monocolore serve per avere rapidità, responsabilità di decisioni, per evitare di essere oggetto di ragionamenti tattici che portano a interessi partitici e non della città”.
In realtà il Consiglio comunale non ha bocciato praticamente nessuna delle delibere presentate dalla giunta Basile. “Ma il tema non è la bocciatura – dice Basile -, il tema è il dialogo e la necessità di una velocità diversa”. Poi fa l’esempio della Messina Social City, “che lavora bene e ancora oggi si parla della gestione dell’impianto sportivo dentro Villa Dante, mentre il contratto di servizi scaduto è ancora in discussione dopo tre o quattro commissioni. La velocità è fondamentale”. E ancora “da tempo una parte della città attende la delibera sulle comunità energetiche”.
Le dinamiche d’aula e il cambio di maggioranza
Eletto con 20 consiglieri di maggioranza su 32, Basile si è ritrovato in Consiglio in minoranza, con soli 13 consiglieri dalla sua parte. Si tratta di esponenti che, secondo Basile, “non comprendono lo spirito della rivoluzione ma sono legati più a logiche personali. Sette consiglieri hanno deciso che prima difendevano la pedonalizzazione e il giorno dopo non va più bene. Una variazione di bilancio per garantire servizi deve andare oltre il colore politico. Vi sembra normale che tutto il centrodestra e centrosinistra si astengano costantemente facendo passare i provvedimenti con i 13 voti della maggioranza per qualunque atto? Se devi fare opposizione non ti astieni, voti contrario”. Astenendosi, invece, l’opposizione è solo formale, non c’è, e va in contrasto con quanto lamentato da Basile.
Il monocolore
Da qui la scelta delle dimissioni per chiedere un nuovo mandato elettorale che sia più solido. “Non ho avuto sentori di sfiducia ma non li avevo neanche dell’abbandono dei sette consiglieri. Perché un provvedimento resta in Aula tre, quattro o cinque sedute per poi passare? Qual è la ragione politica? Il monocolore funziona e deve continuare a funzionare. Provvedimenti importanti se sono rallentati possono provocare disagi allo sviluppo cittadino. La città non può stare un altro anno in questo modo. L’elezione di un sindaco deve avere il supporto di una maggioranza consiliare”. E via con gli ultimi applausi dalla curva…, cioè dal Salone delle Bandiere.

Messina è ostaggio dei suoi politicanti
Condivido e lo rivoto
Infatti tu eri lo “schiavo” politico di De Luca e in città non ti si vedeva mai se non per qualche occasione
Messina non sia ostaggio della politica ma ostaggio di De Luca 😡.
Scusate forse sono io che,non essendo politico,non capisco… ostaggio della politica?perchè lui e il suo capo non sono politici?e cosi messina e provincia (in piena emergenza post ciclone) rimane col commissario. Dopo aver fatto quello che volevano, tra piste ciclabili,parcheggi, storia messinese distrutta, problemi con l’acqua e buche stradali immense e un traffico cittadino assurdo.. ah però ha fatto le feste di paese …
Ci vuole coraggio e dignità a dire “Messina non sia ostacolo della politica”.
Lui che è ostaggio di De Luca
Mi auguro che Messina lo punisca
In un momento così delicato non era necessario ed opportuno mettere Messina nelle mani di un commissario
Ennesima pagliacciata organizzata dal burattinaio del Nisi.Un consiglio monocolore non è più democrazia,ma dittatura deluchiana.Bisognerebbe dare il voto alle prossime elezioni agli avversari di Basile in modo che sia sconfitto e De Luca capisca che ha finito di spadroneggiare a Messina.Nonostante la mia avversione nei confronti di De Luca è il suo codazzo,ritengo Basile una persona intelligente ed educata.Peccato che segua un capo sbagliato…