Tutti i nomi dall'inchiesta dei Nas sfociata nella chiusura dell'impianto di Mirto. La denuncia degli ambientalisti
E’ arrivata al capolinea l’inchiesta della Procura di Patti sulla filiera della macellazione del suino nero sui Nebrodi sfociata, nella primavera nel 2025, nella chiusura dell’impianto di macellazione di contrada Cammà a Mirto. Gli accertamenti, partiti dopo la denuncia di un’associazione animalista, hanno riguardato le certificazioni sanitarie e la tracciabilità dei prodotti catturati e macellati nei dintorni di Mirto tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024, insieme alle relative bolle di trasporto. Alla fine degli accertamenti sono 22 gli indagati, tra i quali spicca il nome di un primo cittadino: il sindaco di Mirto Maurizio Zingales.
Tutti i nomi
Sebastiano Nunzio Agostino Ninone, Manuela Batia, Damiana Costanzo, Davide Di Giorgio Giannitto, Giovanni D’Onofrio, Pasquale Ermio, Nello Calogero Foti, Giuseppe Frusteri, Calogero Galati Capraro, Antonio Galbato, Maria Liuzzo, Natala Li Volsi, Giuseppe Lo Re, Giacomo Milone, Giuseppe Morgana, Fina Oliveri, Salvatore Oliveri, Marco Polino, Daniele Antonino Russo, Felice Russo, Salvatore Valenti, Maurizio Zingales appunto, per il quale si ipotizza una falsa attestazione, risalente all’aprile 2025 e relativa ad una conformità sullo stato dell’impianto di depurazione del frigo macello e i relativi scarichi nella rete fognaria.
Suini neri maltrattati e macellati illecitamente
Maltrattamento di animali, macellazione in luogo non autorizzato, omessa denuncia, omissione di atti d’ufficio, falso, contraffazione dei segni di indicazione geografica e denominazione protetta sino al commercio di sostanze alimentari nocive i reati contestati a vario titolo dalla sostituta procuratrice Giovanna Lombardo, che ha attivato anche le intercettazioni telefoniche su alcuni indagati, incrociando i dati con i risultati delle analisi dei Nas dei Carabinieri su alcune aziende zootecniche controllate nel corso del tempo.
L’esposto degli animalisti
A far scattare i controlli, come accennato sopra, è stato l’esposto di una sigla ambientalista, presentata a fine 2023, dopo il rinvenimento di una gabbia da cattura nei boschi di Galati Mamertino, del tipo utilizzato per catturare suini selvatici. La gabbia era regolarmente autorizzata dall’ente di riferimento, ma secondo la Procura non era a norma.

