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Dl Rilancio, Ferraro: “Taormina non ha perso 18 mln, non vi erano i requisiti per accedere al fondo”

Carmelo Caspanello

Dl Rilancio, Ferraro: “Taormina non ha perso 18 mln, non vi erano i requisiti per accedere al fondo”

mercoledì 29 Luglio 2020 - 09:11
Dl Rilancio, Ferraro: “Taormina non ha perso 18 mln, non vi erano i requisiti per accedere al fondo”

L'assessore al Bilancio spiega i motivi che non hanno consentito di farne richiesta, replicando ad un ordine del giorno presentato dalla minoranza

TAORMINA – “Il Comune non ha aderito alla richiesta di liquidità per 18 milioni di euro previsti nel decreto legge Rilancio dello scorso 19 maggio (convertito in legge il 17 luglio) in quanto non ne aveva i requisiti. E vi spiego perché…”. L’assessore al Bilancio, Alfredo Ferraro, replica con un documento articolato e ricco di dati al j’accuse della minoranza, che nei giorni scorsi ha presentato sull’argomento un ordine del giorno.

“Il decreto legge – spiega Ferraro – ha istituito un fondo destinato a concedere anticipazioni agli Enti locali che si trovino in uno stato di carenza di liquidità, anche derivante dalla situazione straordinaria di emergenza sanitaria dovuta dalla diffusione dell’epidemia da Covid-19, al fine di far fronte al pagamento dei propri debiti di carattere commerciale certi, liquidi ed esigibili.

Per l’operatività del Fondo è stata stipulata una convenzione tra il ministero dell’Economia e delle Finanze e la Cassa Depositi e Prestiti – aggiunge – con la quale vengono definiti i criteri e le modalità di accesso degli enti locali alle risorse del fondo. Il decreto legge, all’articolo 116 disciplina l’attivazione dell’anticipazione di liquidità a favore degli enti locali al fine di accelerare il pagamento dello stock di debiti, maturati al 31 dicembre 2019 nei confronti dei propri fornitori di beni e servizi, assicurando liquidità alle imprese.

Si tratta di risorse – chiosa l’amministratore – che vengono fornite alle amministrazioni debitrici sotto forma di anticipazioni di liquidità, sul modello a suo tempo adottato con il dl numero 35 del 2013.

E’ previsto, infatti, che gli enti locali che non possono far fronte ai pagamenti dei debiti certi, liquidi ed esigibili maturati al 31 dicembre 2019, relativi a somministrazioni, forniture, appalti e a obbligazioni per prestazioni professionali, possono chiedere, con deliberazione della Giunta Municipale, alla Cassa depositi e prestiti l’anticipazione di liquidità da destinare ai predetti pagamenti, secondo le modalità stabilite nella convenzione con la stessa cassa.

“Anticipazione subordinata al riconoscimento dei debiti…”

L’anticipazione di liquidità per il pagamento di debiti fuori bilancio è subordinata al relativo riconoscimento e non comporta la disponibilità di risorse aggiuntive, in termini di stanziamenti di competenza nel bilancio, ma consente di superare temporanee carenze di liquidità e di effettuare i pagamenti relativi a spese per le quali è già prevista idonea copertura di bilancio”. L’assessore al Comune di Taormina sottolinea inoltre che “la richiesta deve contenere l’elenco dei debiti da pagare ed è redatta utilizzando il modello generato dalla Piattaforma elettronica per la gestione telematica del rilascio delle certificazioni, (Piattaforma certificazione crediti).

Ferraro entra poi nel merito della questione: “Occorre considerare che il Comune di Taormina con deliberazione consiliare del 22 febbraio 2018 ha riformulato il Piano di riequilibrio finanziario pluriennale, nel quale sono inclusi debiti fuori bilancio non riconosciuti per 18 milioni 429mila 873 euro e 75 centesimi, costituiti da spese per investimento e spese correnti anteriori al 2001 pari ad euro 11.787.306,10 e spese correnti successive al 2001 pari ad euro 6.642.567,65. Le predette spese – ribadisce l’assessore – non possono essere oggetto di anticipazione in quanto si tratta di debiti fuori bilancio privi di copertura finanziaria per i quali è in corso l’istruttoria ministeriale del piano di riequilibrio nel quale sono previste altre forme di rateizzazione e finanziamento.

Pertanto il Comune non ha aderito alla richiesta di liquidità sia perché il Piano di riequilibrio è fondato sulla copertura finanziaria prevista da altre fonti di finanziamento, sia in quanto i debiti del Piano non presentano i requisiti richiesti dal decreto legge numero 34, non essendo debiti certi, liquidi ed esigibili, non riconosciuti dal Consiglio comunale e non essendo presenti nella Piattaforma certificazione crediti”.

Ferraro ritiene opportuno, ancora, precisare che “il Comune sta ponendo la massima attenzione alla redazione dei bilanci e dei conti consuntivi arretrati che invece consentono di sbloccare i trasferimenti dello Stato ammontanti a diversi milioni di euro rimasti congelati al Ministero dell’Interno per mancanza delle relative certificazioni di approvazione dei conti. Si tratta di somme spettanti al Comune che devono essere erogate e che non debbono essere restituite. Il nostro impegno si basa sull’obiettivo, a regime, della predisposizione degli atti contabili nei tempi normativamente previsti.

E’ utile far presente – conclude l’assessore -che è stata superata la condizione di indebitamento con il Tesoriere comunale, Banca Bcc, per cui non vengono più pagati interessi passivi per anticipazione di tesoreria con risparmio di circa 150mila euro l’anno”.

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