"Invisibili" del regista messinese Schifilliti è stato realizzato con gli studenti del "Copernico" di Barcellona. Stasera la cerimonia al teatro antico
TAORMINA – Nuovo riconoscimento per “Invisibili”, dedicato ai femminicidi di Sara Campanella e Graziella Recupero. Dopo il premio a Palermo nel corso delle Giornate del Cinema per la scuola, ora la Giuria Arca Enel del Taormina Film Festival lo ha decretato come vincitore del premio Arca fuori concorso come miglior cortometraggio. “Invisibili” è un corto del regista messinese Fabio Schifilliti (nella foto con l’attrice Giulia Foti, che interpreta Sara Campanella), realizzato con le classi dell’Itt-Lssa “Copernico” di Barcellona Pozzo di Gotto.
La giuria è composta da giovani e senior e la premiazione avverrà stasera, per il gran finale del festival, al teatro antico di Taormina.
Il filo invisibile che lega il femminicidio di Graziella Recupero nel 1955 e quello su Sara Campanella nel 2025
“Invisibili” si è avvalso della partnership dell’Istituto guidato dalla dirigente Angelina Benvegna con la Gran Mirci Film amministrata da Giuseppe Ministeri”. Ed è il frutto del laboratorio cinematografico che ha visto gli studenti impegnati nella scelta del soggetto del corto, nella stesura dei testi, nelle fasi di produzione e montaggio, oltre che come attori ed attrici sul set.
In primo piano, evidenzia il regista, “la battaglia contro le discriminazioni di genere e la violenza sulle donne. Temi drammaticamente attuali e immutati nei decenni come emerge da quei “Fili invisibili” che uniscono l’uccisione di Graziella Recupero nel 1956 e quella di Sara Campanella nel 2025”. Nel cast del cortometraggio anche l’attore Claudio Castrogiovanni, che ha interpretato il ruolo del professore Massimiliano Berretta. L’ultima persona incontrata da Sara Campanella, al Policlinico di Messina, il 31 marzo 2025, prima di essere uccisa da Stefano Argentino.
La motivazione del premio
La motivazione del premio Arca si concentra sulla “delicatezza e forza narrativa” del corto. E a favore di “una cultura fondata sul rispetto, sull’ascolto e sulla responsabilità”. Il tutto dimostrando come il cinema possa essere “strumento prezioso di crescita collettiva. Perché purtroppo il tempo cambia i nomi ma non riesce a cancellare la stessa paura negli occhi di chi la vive”.

