Camurrìa. Pupi e pupari - Tempostretto

Camurrìa. Pupi e pupari

Domenico Colosi

Camurrìa. Pupi e pupari

martedì 24 Luglio 2018 - 12:22
Camurrìa. Pupi e pupari

Il tramonto dell’opera dei pupi nello spettacolo proposto da Gaspare Balsamo per il Cortile Teatro Festival

L’opera dei pupi uccisa dalla televisione. Il primo vagito di una futura globalizzazione annichilisce la secolare cultura del racconto con marionette: una retrocessione di fatto da intrattenimento popolare a tradizione folkloristica – e quindi cristallizzata, tralasciando rari casi virtuosi. Il puparo don Federico Lucchesi vive l’apogeo e il tramonto della sua creatura, il tempo necessario per trasmettere la propria passione ad eredi sparuti, già vinti nella patria della rassegnazione. Il nonno di Gaspare Balsamo, ex contadino di passaggio in città, è uno di questi: da qui una passione incrollabile per rinverdire i fasti di Orlando e Rinaldo, dei paladini di Carlo Magno e delle dispute con i saraceni, con l’infido Gano di Magonza in agguato tra sottili sotterfugi e aperti tradimenti.

La linea di discendenza approda dunque all’attore trapanese, cuntista d’eccellenza in grado di rievocare con pochi tocchi la poetica del fallimento che tanto appassiona il pubblico siciliano con l’eterna litania delle illusioni perdute e delle occasioni mancate. L’immediatezza di Balsamo, già ammirata con lo spettacolo U Ciclopu, Giufà e Firrazzanu presentato durante la prima edizione del Cortile Teatro Festival, corteggia solo in parte il dejà vu, nutrendo quel sentimento di nostalgia per tutte quelle visioni genuine del passato oggi adulterate dalla modernità. In un appuntamento più volte a rischio rinvio per le continue minacce di pioggia, il cuntista dà sfoggio della propria esperienza tra continue accelerazioni e ritmate ripetizioni, esordendo con un racconto familiare ambientato sullo Stretto in duplice funzione di prologo e captatio benevolentiae.

Poi le gesta di pupi e pupari, una storia semplice con pochissime pretese narrative: le modalità surclassano la sostanza, tra gli applausi del pubblico riunito nel cortile del Palazzo Calapaj-D’Alcontres. Ripescato dopo diversi anni dal repertorio in una versione monca del previsto accompagnamento musicale, Camurrìa è nuda verità libera da orpelli, canovaccio biografico dalle molteplici varianti: una madeleine a Palermo.

Domenico Colosi

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