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Tesori nascosti: la farmacia storica di Roccavaldina

Vittorio Tumeo

Tesori nascosti: la farmacia storica di Roccavaldina

sabato 19 Dicembre 2020 - 08:09
Tesori nascosti: la farmacia storica di Roccavaldina

Una collezione di oltre duecento maioliche seicentesche collocate in un coevo apparato ligneo rendono il luogo un vero unicum in cui la tradizione farmaceutica incontra l’arte della ceramica

Esistono dei veri e propri tesori custoditi nei nostri territori. Uno di questi è la farmacia storica di Roccavaldina. Sul versante tirrenico dei Peloritani, a 320 metri sul livello del mare, incastonato in uno splendido anfiteatro naturale si trova appunto Roccavaldina, piccolo centro dalla storia antica. E antica è la sua farmacia, nota in tutto il mondo per il suo ricco e straordinario corredo di vasi farmaceutici. Si tratta di una collezione comprendente ben 238 pezzi di varia forma e dimensioni disposti su caratteristiche scansie di legno, nell’insieme di grande effetto scenico. L’istituzione della farmacia risale al 1628, anno in cui il sacerdote roccese don Gregorio Bottaro donò il prezioso corredo di vasi alla confraternita del Santissimo Sacramento il cui simbolo, un quadro con ostensorio, è ancora oggi visibile all’interno della farmacia.

Il Bottaro aveva acquistato la collezione dal mercante Francesco Benenato che, a sua volta, l’aveva ereditata dai discendenti di Cesare Candia, un aromataio messinese per il quale originariamente l’intero corredo era stato prodotto. La realizzazione dei vasi, secondo quanto si legge ancora su alcuni di essi, è da attribuire ad Antonio Patanazzi, insigne maestro ceramista che operò nella bottega di famiglia, una delle più importanti di Urbino, intorno al 1580. Nel XVI secolo, le farmacie si avvalevano largamente della ceramica per forgiare speciali vasi destinati a contenere sciroppi, unguenti, oli, grassi e acque medicamentose. Molti di questi corredi però, nel tempo sono andati distrutti, smembrati o dispersi e quindi, non più riuniti, hanno perso una delle loro caratteristiche tipiche rappresentata dall’effetto d’insieme. Il corredo di Roccavaldina invece conserva intatta questa peculiarità tanto da farne ormai un esempio forse unico nel suo genere. Da qui, il grande interesse rivestito dalla farmacia per lo studio e la comprensione della storia della ceramica. In Italia, certamente è l’unico corredo di vasi farmaceutici che possa essere accostato alla più nota farmacia della Santa Casa di Loreto realizzata per il palazzo Ducale di Urbino dove è tuttora custodita.

I due corredi si integrano perfettamente poiché usciti ambedue da officine urbinate: il primo da quella dei Fontana, il secondo dal laboratorio dei Patanazzi. Nel loro insieme le due collezioni rappresentano, e con una abbondanza che non possediamo per altre officine un cospicuo materiale di studio delle celebri botteghe nel periodo di massimo splendore della loro attività artistica. Inizialmente molti di più degli attuali, i duecentotrentotto pezzi della collezione roccese sono caratterizzati da curiose forme dettate per lo più dal loro speciale uso farmaceutico: albarelli, fischi globulari a collo alto, brocchette con manico e beccuccio, anfore a corpo ovoidale a larga bocca con coperchio, anfore da mostra con applicazioni plastiche a grottesca. L’ornamentazione è molto interessante sia per la varietà, sia per gli accostamenti, sia per la policromia. L’istoriato domina in particolare sulle fiasche e su un gruppo di albarelli minori oltre che sulle quattro anfore a bocca larga. Tutti i 238 pezzi sono inoltre muniti di uno stemma, quello di Cesare Candia, formato da uno scudo troncato con fascia trasversale arancione su sfondo turchino con una colomba e tre stelle. Lo stemma testimonia l’appartenenza dei vasi ad un’unica farmacia, ma attesta anche la provenienza dalla stessa bottega ceramista, aspetto questo molto importante per l’unicità della collezione. Di estremo interesse per il loro pregio artistico sono soprattutto le decorazioni pittoriche dei vasi che raccontano episodi della storia e della mitologia greca e latina, ma anche della religione cristiana.

Interessanti anche gli attrezzi ancora funzionanti come alambicchi e mortai utilizzati dallo speziale per le preparazioni farmaceutiche. Altri vasi sono stati aggiunti nel tempo al corredo originale, in sostituzione probabilmente di elementi rotti. Questi sono senza stemma, a conferma della loro diversa provenienza. Pur estranei alla collezione la loro notevole fattura artistica non ha tuttavia compromesso la bellezza d’insieme del corredo originale, ma anzi ha arricchito la collezione di altri esempi di arte ceramista locale. Ogni anno sono migliaia i turisti che chiedono di visitare l’antica farmacia roccese e addirittura una nota casa farmaceutica l’ha scelta come testimonial per una campagna pubblicitaria.

Vittorio Tumeo

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