Truffa all'Ue, sequestro da mezzo milione nel Messinese

Truffa all’Ue, sequestro da mezzo milione nel Messinese

Redazione

Truffa all’Ue, sequestro da mezzo milione nel Messinese

martedì 13 Gennaio 2026 - 10:21

Quattro imprenditori agricoli accusati di aver intascato illecitamente contributi Agea

Il Reparto Carabinieri Tutela Agroalimentare di Messina ha eseguito un decreto emesso dall’Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Catania, su richiesta della Procura Europea – Ufficio dei Procuratori Europei delegati per Sicilia e Calabria con sede in Palermo – che ha disposto il sequestro preventivo: di denaro e disponibilità finanziarie, anche per equivalente, di altri beni o utilità di proprietà dei quattro indagati e di 203 titoli di pagamento (cosiddetti diritti all’aiuto), per un totale di 454.493 mila euro, che costituisce illecito profitto di reato commesso da 4 imprenditori agricoli operanti nella provincia di Messina, difesi dall’avvocato Nino Cacia.

L’indagine sul comparto agricolo

Le investigazioni, svolte dal reparto specializzato dell’Arma, hanno consentito di svelare una sofisticata truffa aggravata finalizzata al conseguimento illecito di rilevanti contributi pubblici destinati al comparto agricolo ed erogati dall’Agea (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura).

Il meccanismo dell’elusione dei controlli

Gli accertamenti hanno evidenziato come gli allevatori indagati, benché nelle domande di pagamento in ambito Pac avessero attestato di aver svolto attività di “pascolamento” su superfici agricole al di fuori dal compendio aziendale (cioè aver movimentato il bestiame, per farlo pascolare su quelle aree), non avevano attivavano il prescritto “codice pascolo” necessario all’espletamento delle attività sui terreni. Così facendo avevano volutamente eluso il controllo veterinario circa la reale movimentazione dell’allevamento. Questo costituisce una delle condizioni richieste dalla normativa per l’erogazione del contributo.

Le violazioni della normativa europea e nazionale

La violazione, infatti, si è concretizzata facendo ricorso ad autodichiarazioni-attestazioni (che gli indagati hanno utilizzato per dimostrare il cosiddetto “pascolamento” in luogo della prevista attivazione dei “codici pascolo”) così precludendo scientemente ogni controllo da parte dei veterinari dell’Asl sulla presenza degli animali nei terreni. Infatti qualora invece avessero attivato il “codice pascolo”, sarebbe scattato l’obbligo di controllo sanitario da parte dei veterinari che, messi a conoscenza della movimentazione degli animali sulle aree, sarebbero dovuti intervenire e lì verificare la presenza dell’allevamento.

Tutto ciò finiva per essere una espressa violazione della normativa in materia (sia Europea che Nazionale) che subordina il pagamento dei contributi al requisito del “pascolamento” e precisa che questo si dimostra solo attraverso la movimentazione degli animali allevati inseriti in Bdn (banca dati Vetinfo) ed il ricorso al “Codice Pascolo”.

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