Poco meno di cento gli studiosi che si sono riuniti in sit-in nei locali del Rettorato. Quattro di loro sono stati ricevuti in sala Senato e hanno esposto le ragioni della protesta
Seduta movimentata quella del Senato accademico, che è tornato a riunirsi questo pomeriggio.
Ad ‘animare’ la riunione, ci hanno pensato i ricercatori dell’Ateneo peloritano, da mesi sul piede di guerra contro il DDL Gelmini e la manovra finanziaria che, a loro dire , “colpiscono pesantemente l’Università e coloro che vi operano”.
Durante il sit-in, che visto la partecipazione di circa cento studiosi, una delegazione è stata ricevuta in sala Senato e ha sollecitato il rettore, Francesco Tomasello, ed i componenti del Senato Accademico a sostenere concretamente le iniziative di protesta intraprese a difesa del sistema universitario pubblico e a fare propri alcuni punti qualificanti, riassunti in un documento ufficiale, divenuto il manifesto delle richieste dei ricercatori.
Innanzitutto, gli studiosi chiedono la “definizione di una reale autonomia e del carattere pubblico del sistema universitario, fondata su un governo democratico d’ateneo che sia eletto da tutte le componenti universitarie, ne garantisca l’adeguata rappresentanza e a cui spettino le decisioni strategiche e di indirizzo in materia di didattica e di ricerca”.
In secondo luogo, si oppongono fermamente ai “tagli alla ricerca e al funzionamento degli atenei introdotti con le manovre finanziarie, che mettono l’Italia fuori dai parametri internazionali e disattendono precisi impegni dell’Unione Europea”. E’ necessario – scrivono nel documento – garantire un congruo finanziamento della ricerca, il diritto allo studio, un piano di reclutamento straordinario a fronte dei numerosissimi pensionamenti e un numero adeguato di progressioni di carriera”.
Gli studiosi premono, poi, affinché si proceda “alla riorganizzazione dei ruoli di ricercatore e professore universitario in un ruolo unico articolato almeno su tre livelli; e, in ultimo, chiedono “l’esenzione dal blocco degli scatti almeno per il personale più giovane (entro la V classe stipendiale di ciascuna fascia) e il recupero, a conclusione del blocco per il 2011/2013, di scatti e aggiornamenti stipendiali”.
Dopo il confronto di oggi pomeriggio, il Senato sarebbe pronto a sposare la battaglia dei ricercatori e mettere in campo ogni iniziativa utile a scongiurare l’annunciato sciopero bianco della didattica, che rischia di mettere in serio pericolo il regolare svolgimento del prossimo anno accademico.
Secondo quanto riportato da un comunicato dell’Ufficio stampa -il Senato ritiene che le questioni poste abbiano una valenza per l’Università di Messina e per tutti gli Atenei italiani. In particolare, il Senato ritiene che sia fondamentale: preservare l’autonomia universitaria come espressione della libertà culturale, non disgiunta dall’assunzione delle relative responsabilità, e il carattere pubblico del Sistema Universitario; la gestione democratica dell’Ateneo, garantita dalla rappresentanza delle diverse componenti, deve assicurare le decisioni strategiche e di indirizzo in materia di didattica e di ricerca; promuovere un congruo finanziamento alla ricerca, il diritto allo studio, un piano straordinario di reclutamento e di progressione di carriera del personale docente a fronte dei moltissimi pensionamenti in corso;definire lo stato giuridico dei ricercatori; eentare dal blocco degli scatti il personale docente più giovane, a fronte di una valutazione positiva della produttività scientifica (Legge 1/2009) ed il recupero per i restanti docenti, a conclusione del blocco 2011/2013, di scatti e aggiornamenti stipendiali, sempre a fronte di una acclarata operosità di ricerca-.
-Il Senato Accademico – si legge infine – esprime la grave preoccupazione che, permanendo la protesta dei ricercatori, la programmazione didattica dell’Ateneo possa essere penalizzata per il venir meno del loro significativo contributo-.
