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Teatro: si dimettono anche Macris e Giacoppo, non c’è più Cda. Verso il commissariamento

Rosaria Brancato

Teatro: si dimettono anche Macris e Giacoppo, non c’è più Cda. Verso il commissariamento

mercoledì 07 Dicembre 2016 - 23:06
Teatro: si dimettono anche Macris e Giacoppo, non c’è più Cda. Verso il commissariamento

Le dimissioni del vicepresidente e del consigliere vanno ad aggiungersi a quelle dell'ex sovrintendente Saija e dei consiglieri D'Urso, Moschella e Altomonte. La palla passa all'assessore Barbagallo che invierà un commissario.

Il Cda del Teatro Vittorio Emanuele non esiste più, si va verso il commissariamento.

Alla fine anche il vicepresidente Daniele Macris e il consigliere Giovanni Giacoppo hanno gettato la spugna presentando le dimissioni a pochi minuti uno dall’altro, ad inizio della seduta convocata per discutere le iniziative di fine anno.

“Essendo state completate le importanti incombenze finanziarie necessarie per la gestione dell’ente comunico, con rammarico, le mie dimissioni dalla carica- scrive Giacoppo nella lettera- Motivi personali e professionali, non mi permettono di poter continuare a garantire l’impegno costante e continuo profuso fino ad oggi e di cui l’Ente ha certamente necessità. Sono venute meno, infatti, le condizioni per la prosecuzione di un incarico svolto sempre con spirito di servizio e unicamente con senso civico, amore per la mia città e per il teatro”.

L’avvocato Giacoppo già da settimane aveva espresso la volontà di fare un passo indietro ma solo dopo aver votato la mole dei debiti fuori bilancio che il Collegio dei revisori sta esaminando da tempo e che si avvia a conclusione. Il calderone dei debiti sta diventando una voragine allarmante, soprattutto alla luce di quei verbali dei revisori finiti all’attenzione della Procura e della Corte dei conti per valutare se sussistano estremi di danni erariali o reati di altra natura.

Il quadro che sta venendo fuori ha probabilmente spinto via via i consiglieri a dire addio al Cda. Quelle di Macris e Giacoppo sono le ultime dimissioni di una catena iniziata a maggio con la lettera dell’ex sovrintendente Saija, seguita da quelle del più ribelle dei consiglieri, Totò D’Urso, a giugno, e quelle del consigliere Giovanni Moschella ad agosto. A queste è da aggiungere la lettera di dimissioni presentata dal direttore artistico della musica Giovanni Renzo ritirate un mese dopo, a settembre. A fine novembre è stato infine Carmelo Altomonte (nominato dalla Regione, vicino a Beppe Picciolo), a dare l’addio.

Nel lasciare il Cda sia Daniele Macris (nominato dal commissario dell’ex provincia Filippo Romano e molto vicino al presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone) che Giovanni Giacoppo (nominato dal sindaco Accorinti) hanno sicuramente motivi legati ad una situazione sempre più aggrovigliata e critica, tale da non rendere più il clima sereno. Polemiche su polemiche, l’incalzare delle conseguenze di strategie poco accorte, scontri in Cda, situazione economica drammatica, hanno forse spinto i due consiglieri a dire basta. Del resto sin da agosto l’assessore regionale Barbagallo aveva annunciato la volontà di ridurre a 3 il Cda, invitando il Consiglio dell’Ente ad avviare quanto di competenza.

Solo la scorsa settimana il Cda ha adeguato lo statuto a 3 componenti.

La palla passa adesso all’assessore Barbagallo, che quasi sicuramente procederà con un commissariamento. Di fatto restano in carica il presidente Maurizio Puglisi e la consigliera Laura Pulejo. Con due componenti però il Cda non può funzionare legittimamente e il rischio è la paralisi dell’attività del teatro.

Le iniziative in programma per Natale sono state al centro di un’animata discussione. La Pulejo ha evidenziato che al momento non esiste alcuna programmazione per la musica in vista delle feste di fine anno e lo spettacolo in programma per il 9 “un bel dì vedremo” è stato rinviato, mentre il concerto di Capodanno, rischia di saltare perché rimasto nei cassetti per troppo tempo. La Pulejo ha sottolineato come nell’ambito della nuova stagione la musica sia stata totalmente sacrificata sull’altare della prosa, a scapito degli orchestrali. “Non ho nulla di personale contro nessuno, ma quel che temo è un danno erariale. Adesso paghiamo complessivamemte 70 mila euro l’anno per due direttori artistici, come evidenziato dai revisori. Ma per quel che riguarda la prosa non abbiamo produzione nostra come Teatro. Per quanto riguarda la musica non c'è nulla in programma e gli orchestrali non lavorano da 7 mesi. Tanto vale revocare questi incarichi. Per la prosa si può potenziare la funzione del sovrintendente, visto che ormai gli agenti hanno le esclusive delle compagnie. Ricordo che l’ex commissario Cultrone aveva pubblicato un bando a titolo gratuito per i due direttori artistici”.

Le dimissioni estive di Renzo scaturirono dalla presenza ridotta al minimo della musica nel cartellone che si stava preparadno. Le dimissioni di Renzo rientrarono un mese dopo ma per la lirica si andò di male in peggio.

Oggi sul tavolo dell’assessore Barbagallo arriverà la patata bollente e quasi certamente scatterà il commissariamento.

Prosegue sulle vicende del Teatro il silenzio di Accorinti, che pure ha nominato ben 4 dei 7 consiglieri (2 dei quali dimessi) e che fino a pochi mesi fa parlava del Vittorio Emanuele come del fiore dell’occhiello (un anno fa annunciò anche la stabilizzazione degli orchestrali….). Nell’ultimo verbale dei revisori si evidenzia come dei 100 mila euro di contributo promessi nero su bianco con nota ufficiale del sindaco, non si sia vista traccia. Da Totò D’urso a Pulejo, da Giacoppo a Nina Lo Presti, nel corso dei mesi le problematiche del Teatro sono finite all’attenzione del primo cittadino. Persino l’ex assessore Perna sollecitò chiarezza su alcune vicende. Accorinti ha però lasciato che la pentola a pressione esplodesse.

Rosaria Brancato

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4 commenti

  1. NON VORREI ESSERE POLEMICO, ANZI NON SONO MAI STATO POLEMICO. MA IERI LA SCALA DI MILANO HA APERTO LA STAGIONE ALTRI IN QUESTI GIORNI. MESSINA HA L’ONORE ED IL MERITO DI ESSERE ANCHE IN QUESTO SEMPRE TRA LE ULTIME ANZI ULTIMA. SI LEGGE “NERO SU BIANCO” LA SOMMA PROMESSA, FORSE ERA INCHIOSTRO SIMPATICO O ALTRA SOSTANZA COME IL SALAMMONIO DELLO ZIBALDONE? ULTIMA CONSIDERAZIONE, MA CHE ASPETTANO A DIMETTERSI? HANNO UN MANDATO DIVINO PER RISUSCITARE UN CADAVERE CHE E’ PEGGIO DI LAZZARO? PUO’ PERMETTERSI LA CITTA’ DI NON AVERE TEATRO DIGNITOSO CHE RICORDA IL SUO GLORIOSO E DIGNITOSO PASSATO? PROSA E MUSICA E’ L’UNIVERSO DEL TEATRO, MA SE LA MUSICA VIENE SACRIFICATA NON RESTA ALTRO CHE FAR SUONARE IL “TAMBURINO DEL REGGIMENTO” O LA BANDA D’AFFORI

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  2. NON VORREI ESSERE POLEMICO, ANZI NON SONO MAI STATO POLEMICO. MA IERI LA SCALA DI MILANO HA APERTO LA STAGIONE ALTRI IN QUESTI GIORNI. MESSINA HA L’ONORE ED IL MERITO DI ESSERE ANCHE IN QUESTO SEMPRE TRA LE ULTIME ANZI ULTIMA. SI LEGGE “NERO SU BIANCO” LA SOMMA PROMESSA, FORSE ERA INCHIOSTRO SIMPATICO O ALTRA SOSTANZA COME IL SALAMMONIO DELLO ZIBALDONE? ULTIMA CONSIDERAZIONE, MA CHE ASPETTANO A DIMETTERSI? HANNO UN MANDATO DIVINO PER RISUSCITARE UN CADAVERE CHE E’ PEGGIO DI LAZZARO? PUO’ PERMETTERSI LA CITTA’ DI NON AVERE TEATRO DIGNITOSO CHE RICORDA IL SUO GLORIOSO E DIGNITOSO PASSATO? PROSA E MUSICA E’ L’UNIVERSO DEL TEATRO, MA SE LA MUSICA VIENE SACRIFICATA NON RESTA ALTRO CHE FAR SUONARE IL “TAMBURINO DEL REGGIMENTO” O LA BANDA D’AFFORI

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  3. MessineseAttenta 8 Dicembre 2016 11:26

    La Pulejo rimane attaccata alla poltrona.
    Cuore a sinistra e portafoglio a destra.

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  4. MessineseAttenta 8 Dicembre 2016 11:26

    La Pulejo rimane attaccata alla poltrona.
    Cuore a sinistra e portafoglio a destra.

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