Da piazza Castronovo sta per partire la storica processione nel centenario dalla "rinascita" . Ma senza fuochi d'artificio per il lutto di Pistunina
di Marco Olivieri, riprese in diretta di Silvia De Domenico
MESSINA – Ore 18.31: pronti, via. La Vara è partita. Con la classica partenza da piazza Castronovo, al grido di “Viva Maria”, al via la la storica processione nel centenario dalla “rinascita” . Ma senza fuochi d’artificio per il lutto dovuto al tragico crollo di Pistunina. Ed c’è stato pure un momento di preghiera per le vittime. Non a caso il cappellano della Vara, Antonello Angemi, prima della partenza, ha rivolto un pensiero a chi non c’è più in seguito al cedimento della palazzina e ai recenti incidenti stradali a Messina.

Ore 18.33: primo strappo breve ed è stato necessario fermarsi, sul viale Giostra, forse per una caduta.
In video, intervistati da Silvia De Domenico, tante le testimonianze dei protagonisti: coloro che tirano la corda.
Ore 18.36: al grido di “Viva Maria” riparte la Vara.
Ore 18.43: probabilmente qualcuno, tra i tiratori, si è sentito male ed è stato soccorso. La Vara è ferma, al momento. Ore 18.45: riparte la Vara.
Ore 18.59: i capi corda sono andati a incitare i tiratori, tanti i giovani, ad accelerare. Ore 19: la Vara è ripartita.
Ore 19.17: al suono delle campane ci si avvicina alla Prefettura di Messina. Ore 19.26: tra le urla dei tiratori e il costante grido “Viva Maria” si è arrivati davanti alla Prefettura. Come è tradizione, la prefetta Cosima Di Stani depone dei fiori ai piedi della Vara. Con lei il sindaco Federico Basile e l’arcivescovo Giovanni Accolla.
La prefetta: “Questa edizione nel ricordo della tragedia di Pistunina”
La prefetta Di Stani ha ricordato, parlando con la stampa, la tragedia di Pistunina. E, per rispetto nei confronti delle vittime, non ha aperto il balcone della Prefettura. Una consuetudine che quest’anno non è stata osservata.

La preghiera del cappellano davanti al porto
“Sei persone, due disperse, e le vittime della strada: quanto dolore a Messina. Vergine Maria consola le famiglie che stanno vivendo momenti di dolore e in generale chi soffre”. Il cappellano Antonello Angemi, sopra il ceppo, si è affidato al microfono alla Madonna, con una preghiera davanti al porto di Messina.
“Madre Assunta, benedici la nostra città”, ha detto più volte, ricordando pure chi non ha lavoro e i giovani costretti a partire per realizzare il loro “progetto di vita”. “Una situazione lavorativa degna e sicura”. Una preghiera pure per i malati e gli anziani, le istituzioni civili e militari, invocando la Madonna per “liberare Messina dal torpore e dall’apatia”.
Al suo fianco uno dei tre segnalatori: Alberto Molonia. Gli altri due segnalatori sono Franco Forami ed Enzo Muratore, del gruppo storico Vara. Il via e i vari movimenti dipendono dalle loro segnalazioni con le bandiere. Cambia tutto se vengono messe in maniera verticale o orizzontale.
I Giganti simbolo d’accoglienza e incontro fra culture differenti
Ore 19.52: si procede zona Boccetta. Ore 20.08: la Vara davanti al Comune di Messina e i Giganti Mata e Grifone, simboli della città aperta all’incontro fra culture differenti. Niente fuochi d’artificio, così come non ci saranno stasera, in segno di rispetto con le vittime di Pistunina, come è stato già sottolineato.

Ha spiegato di recente l’assessore alla Cultura Enzo Caruso: “Da secoli tutte le dominazioni passate si sono incontrate nel nostro porto elevando la città al ruolo di crocevia di popoli e culture, che la storia le ha assegnato nel Mediterraneo. Narra la leggenda che, durante le invasioni arabe in Sicilia, intorno al 970 d.C., un saraceno dal fisico possente chiamato Hassan Ibn-Hammar, sbarcato a Messina, si innamorò di Marta (in dialetto Mata), figlia di Cosimo Il da Castelluccio ed originaria del villaggio Camaro. Hassan chiese in sposa Mata al padre che accettò a condizione della sua conversione al cristianesimo: il suo nome da Hassan diventò quindi Grifone. Attraverso i Giganti Mata e Grifone, la città di Messina esprime simbolicamente la sua centralità nel Mediterraneo e, con il suo porto naturale, continua da secoli a essere crocevia di popoli e culture, sempre accogliente, senza alcuna discriminazione verso etnie o religioni. Da sempre inclusiva e interculturale, oggi Messina accoglie molte comunità etniche, perfettamente integrate nel territorio, con le loro tradizioni e le loro radici”.

Suggestiva l’immagine della Vara mentre comincia a fare bui, tra le luci del Municipio, la folla e i Giganti.


La fatica dei tiratori
Le corde lunghe circa 120 metri ciascuna. I piedi nudi e la corsa dei tiratori, uomini e donne, sul terreno bagnato: il rito si rinnova. E per molti tiratori, tra stanchezza e concentrazione, si tratta di una vera e propria “missione” nel segno di una tradizione spesso familiare.
Tra i tiratori, anche quest’anno il segretario della Cisl di Messina Nino Alibrandi.



“Una Vara molto lenta quest’anno, con parecchie cadute”, osserva un tiratore. Pochi minuti per rifiatare e poi si riparte.
Tra i tiratori ci sono pure giovanissimi e alcuni, tra veterani e new entry, dicono di essersi avvicinati alla processione per un “voto”.


Si tratta di una storia di fede con più di 500 anni alle spalle. Un evento religioso, nel nome della Madonna e dell’Assunzione, ma anche di richiamo per la sua spettacolarità, tra la fatica dei tiratori e la spettacolarità della machina votiva e della cosiddetta “girata”.
Verso la “girata” in via Primo Settembre
Ore 20.26: la macchina votiva si avvicina verso via Primo Settembre, lì dove avverrà la “girata”. Ovvero uno dei momenti più attesi della processione. Ma anche la manovra più complessa. Le corde vengono riposizionate per consentire al carro di ruotare di 180° dalla via Garibaldi alla via Primo Settembre.
Ore 20.41: la Vara è a pochi metri dal luogo della “girata”.

La “rinascita” 100 anni dopo
Questa è un’edizione speciale perché si festeggiano, seppure con una maggiore sobrietà, i cento anni dalla “rinascita” del 1926. Allora la Vara tornò tra i suoi cittadini e nelle sue strade per la prima volta dopo il lungo periodo di stop partito dal terremoto del 1908 e con in mezzo anche la Prima guerra mondiale.

Alle 21, con l’arrivo della Vara in piazza Duomo, è prevista la celebrazione eucaristica in Cattedrale.
La Vara 2025 nel ricordo di Sara Campanella, quella 2026 con una preghiera per le vittime del crollo a Pistunina
Se l’edizione 2025 era stata segnata dal ricordo di Sara Campanella, vittima di femminicidio, quella 2026 si svolge con un pensiero rivolto, come abbiamo accennato, alle persone morte e disperse nel cedimento di una palazzina il 30 luglio. Ma Messina, al di là del singolo evento, sarà all’altezza di un’elaborazione del lutto collettivo che richiede tempi lunghi? Servirà questa ferita come monito per concentrarsi sulle priorità del nostro territorio? Sulle carenze ed emergenze?

Oggi è un giorno speciale per i messinesi. Ma gli altri 364 giorni c’è una dimensione di comunità che deve mettere radici.
I numeri della Vara
Prendiamo alcuni dati dall’edizione 2024 (fonte Comune di Messina): 8 tonnellate il peso della Vara, la cui altezza è di 16.50 metri; corde per 250 metri (le gomene misurano 125 metri ciascuna nell’edizione 2025), 1.300 tiratori (nel 2025 circa circa 1.500), 60 timonieri, 30 vogatori.
Fino al 31 agosto la mostra sui 425 anni di storia della Vara
Sempre nell’ambito delle celebrazioni del centenario, dal 13 al 31 agosto, l’Agorà di Messina – ex Fiera, ospita una mostra dedicata alla storia della Vara, attraverso un percorso espositivo composto da 16 pannelli. L’esposizione ripercorre 425 anni di storia, dal 1535 al 1960, con immagini, documenti e testimonianze che raccontano l’evoluzione della Vara e il legame che, nel corso dei secoli, si è consolidato tra la manifestazione e la comunità messinese.

L’iniziativa rientra nel programma delle manifestazioni collaterali del centenario della Vara ed è realizzata con il contributo del Comune di Messina, con la partecipazione dell’Autorità di sistema portuale dello Stretto e del Lions Club Messina Colapesce.

