Lo studente di Giurisprudenza guiderà per un anno il Centro studi e a Caltagirone ha raccontato con orgoglio la sua storia. Dai sacrifici dei genitori all'impegno scolastico e politico
CALTAGIRONE – Si è conclusa la tre giorni a Caltagirone voluta da Cateno De Luca. Nel corso dell’assemblea dei soci del Centro studi Ti Amo Sicilia, è stato eletto il nuovo Consiglio direttivo dell’associazione. I soci hanno designato il giovane John Federick Bungay come presidente del Centro studi Ti Amo Sicilia Ets. Contestualmente, l’Assemblea ha provveduto alla nomina del Consiglio direttivo, che risulta così composto, con Bungay: Alessia Serra – vicepresidente, Filippo Gregorio – tesoriere e nel Direttivo Giammarco Lombardo, Aurora Falcone, Antonio Tulone e Albert Finocchiaro.

John Bungay ha 22 anni, è studente di Giurisprudenza all’universita’ di Messina ed è nato in Italia. Le sue origini sono filippine e ricoprirà per un anno il ruolo di presidente. Ha sottolineato nel suo intervento Bungay alla convention “Liberi e Forti”, evidenziando l’importanza dell’impegno politico nella città in cui vive: “Sono sorpreso di essere su questo palco ma, ancora di più, di parlarvi come presidente del Centro Studi “Ti Amo Sicilia”. Guardatemi: un giovane di 22 anni nato e cresciuto in Italia da genitori immigrati di umilissime origini che dice orgogliosamente “Ti Amo Sicilia”. Qualcuno potrebbe pensare che chi ha fatto questa scelta sia folle, altri potrebbero dire che viviamo in un “mondo al contrario”, io invece dico: “Che coraggio!”. Perché ci vuole coraggio a prendere una decisione del genere, ma soprattutto molta fiducia. Fiducia nei giovani, nelle storie, nel futuro”.
E ancora: “La Sicilia come crocevia di influenze latine, greche, arabe ed ebraiche, è stata terra di approdo anche per la mia famiglia, che è venuta negli anni ’90 dalle Filippine con le ‘valige di cartone’ per cercare di costruire un futuro dignitoso, facendo lavori molto umili. E, purtroppo, talvolta subendo umiliazioni ma con un solo obiettivo: non far mancare mai a me e a mia sorella un piatto caldo e un tetto sopra la testa. Nonostante i loro sforzi per proteggermi, il peso del pregiudizio è arrivato anche su di me. Da bambino senza capirlo fino in fondo, da adolescente in modo devastante. Il sentimento più presente in quegli anni, purtroppo, è stato la vergogna. Vergogna per la mia casa, per il mio aspetto, per la mia famiglia (alla quale io chiedo sinceramente: “Scusa”)”.
Ha continuato Bungay, già candidato giovanissimo alle amministrative: “Ma i miei genitori non accettavano che, per paura del pregiudizio, io dovessi limitarmi: mi iscrissero in uno dei licei classici più rinomati della città, dove veniva forgiata la classe dirigente del futuro, dove gran parte dei ragazzi erano figli di sindaci, avvocati, magistrati, medici ed erano tutti amici, io invece ero solo. Tuttavia, come ogni difficoltà, anche questa ha portato con sé delle consapevolezze. Ricordo ancora una delle mie prime interrogazioni di italiano, andata male. A fine lezione la professoressa si avvicinò e mi disse: «Dovrai impegnarti più degli altri e dovrai essere più forte degli altri, perché vivrai sofferenze che solo tu puoi capire.» Quelle parole non mi hanno abbattuto. Mi hanno svegliato. Ho capito che se avessi voluto essere visto, avrei dovuto fare, studiare, prepararmi e forse avrei spostato l’attenzione delle persone solo, puramente, su quello che facevo. Oggi per me è una vittoria, non perché sono diventato presidente, ma perché ho raggiunto quello per cui ho lottato per tutta la mia giovane vita: essere riconosciuto per le mie capacità e non per il mio aspetto”.
“Amare la Sicilia è una scelta”
Ha concluso il ventiduenne: “Amare la Sicilia non è una questione di sangue ma è una questione di scelta. E mi rivolgo soprattutto a chi oggi ricopre ruoli nelle istituzioni: mettiamo da parte l’odio, l’egoismo, le divisioni, e scegliamo di stare più in alto. Con un sentimento semplice e pure: il rispetto, il rispetto per la nostra terra. Perché se questo rispetto riesce a sentirlo un ragazzo come me, allora può — e deve — sentirlo chi ha l’onore e la responsabilità di guidarla. Mi rivolgo soprattutto ai giovani, ma non solo a loro, che ci accompagneranno in questo percorso. Ci aspetta la partita più importante della nostra vita. Abbiamo il dovere di prepararci, di studiare e di essere pronti per difendere la nostra terra, per difendere il diritto allo studio, il diritto al lavoro, il diritto a costruirsi una famiglia. Il diritto, fondamentale, ad avere un futuro. Un futuro da vivere qui. Liberi e Forti”.
