Disastro Palermo e Ragusa in "Mal'Aria 2026". I dati dei capoluoghi di provincia, per lo smog, sono negativi nel sud. La città dello Stretto migliora rispetto al 2025
Nel rapporto di Legambiente sullo smog, in Italia, Messina segna dei miglioramenti. L’anno scorso aveva una media annuale di PM10 di 22 µg/mc, in base ai dati dell’Arpa, Agenzia regionale per la protezione ambientale. In “Mal’Aria 2026” si attesta ora sul 20. E, dal 2030, il limite stabilito come media annuale da non superare scenderà dagli attuali 40 µg /mc a 20 µg /mc (rimane 15 µg/mc il valore suggerito dall’Organizzazione mondiale della sanità). In negativo, guidano la classifica Palermo, Milano, Napoli e Ragusa. Un disastro per il sud.
Mentre, per Messina, immaginiamo cosa significherebbe affrontare con incisività il tema dell’invasione dei tir a Boccetta e in città. E che benefici ne deriverebbero in termini di qualità dell’ambiente. Il tutto considerando la telenovela dei lavori per il porto di Tremestieri. La città dello Stretto ha enormi potenzialità ambientali, soprattutto se ridurrà il traffico e potenzierà ancora i servizi pubblici.

Sottolinea Legambiente: “Con il report Mal’Aria di città 2026 abbiamo scattato una fotografia puntuale sullo stato della qualità dell’aria nei capoluoghi di provincia italiani constatando una situazione complessa e contraddittoria. Lo smog nelle città italiane diminuisce, ma non abbastanza da cambiare davvero rotta. Nel 2025 scendono a 13 i capoluoghi di provincia che hanno superato i limiti giornalieri di PM10 (50 microgrammi per metro cubo per un massimo di 35 giorni all’anno), contro i 25 del 2024, i 18 del 2023 e i 29 del 2022. Si tratta di uno dei dati più positivi degli ultimi anni, ma che non deve far abbassare la guardia”.
Le proposte di Legambiente per migliorare la qualità dell’aria
“Se si guarda al 2030, anno in cui entreranno in vigore dei nuovi e più stringenti limiti europei sulla qualità dell’aria (20 µg/m³ per il PM10, 20 µg/m³ per l’NO2, 10 µg/m³ per il PM2.5), l’Italia resta ancora lontana dai parametri richiesti: applicandoli ad oggi, sarebbe fuorilegge il 53% delle città per il PM10, il 73% per il PM2.5 e il 38% per l’NO2“, viene evidenziato da Legambiente.
Ed ecco le proposte: “In Italia la lotta all’inquinamento atmosferico può e deve diventare un obiettivo strutturale delle politiche ambientali. Dopo anni di criticità e di interventi, la qualità dell’aria non può più essere gestita come un’emergenza, magari dipendente dai capricci della meteorologia, ma come il risultato di politiche strutturali pienamente efficaci. Continuiamo a pagare l’assenza di una strategia forte su ambiti cruciali come il trasporto collettivo, l’elettrificazione dei veicoli, l’efficientamento energetico degli edifici, lo sviluppo dell’agroecologia e della conseguente riduzione dell’allevamento e dell’agricoltura intensivi. Gli obiettivi UE, senza i quali negli ultimi decenni non ci sarebbe stato alcun argine alle criticità ambientali, saranno raggiungibili sole se perseguiti con la decisione e la continuità necessarie, da parte del Governo nazionale, dalle Regioni e delle amministrazioni comunali”.

Vero .si conferma con il fatto che non c’è uno straccio di industria, attività artigianale nulla di nulla , il deserto..