Tempeste di oggi e del passato, il potenziale del vento nell'area dello Stretto e dei Peloritani

Tempeste di oggi e del passato, il potenziale del vento nell’area dello Stretto e dei Peloritani

Daniele Ingemi

Tempeste di oggi e del passato, il potenziale del vento nell’area dello Stretto e dei Peloritani

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lunedì 16 Febbraio 2026 - 08:30

Meteo Messina. In prospettiva futura, con un’atmosfera e un mare più caldi, la frequenza potrebbe aumentare

La tempesta atlantica che ha flagellato il nostro territorio nella notte fra 12 e 13 febbraio 2026, con raffiche di vento che hanno superato i 100 km/h sul capoluogo, e punte di oltre 120-130 km/h in alcune aree specifiche, come le vallate dei Peloritani, alle spalle della città, hanno dimostrato il potenziale dell’area in queste situazioni così estreme. Il dato che fa più impressione è quello registrato dalla stazione meteorologica di Puntale Bandiera, gestita dalla Protezione civile regionale, lungo il crinale dei Peloritani. Qui, alle 2:20 del mattino di venerdì 13 febbraio 2026 il vento medio ha registrato un picco estremo di ben 155 km/h, su una misurazione di circa 10 minuti.

Significa che in quei 10 minuti le raffiche più forti avranno toccato minimo i 170/180 km/h sul crinale. Parliamo di valori degni di un uragano (anche se non si tratta di un ciclone tropicale, bensì una tempesta atlantica prodotta da un vasto ciclone extratropicale). Va anche detto che la stazione è molto giovane, tanto che da prima del 2020 non abbiamo dati per fare dei confronti con le tempeste del passato.

Notevoli pure i 158 km/h di Fiumedinisi Sias?

Alle 06:17 ore del 13 febbraio il sensore di velocità del vento a 2 m dal suolo della stazione Sias Fiumedinisi (Messina), ubicata in Contrada Reitana, ha registrato una raffica di 43,9 m/s, pari a 158 km/h. Si tratta del valore più elevato registrato dalla stazione dal 28 dicembre 2009, quando la stazione registrò una raffica di 50,1 m/s (180 km/h). Va osservato però che quello risulta il valore più elevato da quando la stazione, il 23 marzo 2011, è stata dotata di un sensore ad ultrasuoni al posto del precedente sensore meccanico a coppette di Robinson. Dall’adozione di una tecnologia più moderna e generalmente più affidabile, quella degli anemometri a ultrasuoni, che supera la maggior parte dei problemi legati alla presenza di parti meccaniche in movimento, sappiamo che alle alte velocità del vento può penalizzare le misure estreme.

Perché i venti si incanalano e si rafforzano?

Il fenomeno dell’incanalamento e del rafforzamento dei venti nello Stretto di Messina è principalmente dovuto a due fattori: l’effetto Venturi e l’orografia del territorio. L’effetto Venturi si verifica quando un fluido, in questo caso l’aria, scorre attraverso una sezione ristretta, aumentando la sua velocità. La forma a imbuto dello Stretto, che si restringe man mano che si procede verso nord, costringe i venti meridionali (come lo Scirocco e l’Ostro) a comprimersi e accelerare. I venti che risalgono da sud, provenienti dalla costa libica o tunisina attraverso il Canale di Sicilia e lo Ionio, si incanalano nello Stretto e raggiungono velocità massime nella parte settentrionale, tra Capo Peloro e Cannitello. Qui, le raffiche possono superare i 100-120 km/h, mentre nella parte centrale e meridionale dello Stretto le velocità si attestano generalmente tra i 70-80 km/h.

I rilievi dei Peloritani e dell’Aspromonte contribuiscono a canalizzare e amplificare i venti. I venti meridionali, come lo Scirocco, si incanalano lungo l’asse dello Stretto, mentre i venti occidentali (Maestrale, Ponente) o settentrionali (Tramontana) scavalcano i rilievi, generando raffiche di caduta (venti catabatici) lungo le vallate e le fiumare. Queste raffiche, spesso turbolente, possono raggiungere velocità significative, specialmente quando il gradiente barico è elevato e le isobare si allineano con l’orientamento delle vallate.

Un ulteriore fattore che contribuisce all’intensità dei venti è il gradiente barico orizzontale, ossia l’inspessimento delle isobare. Quando le isobare sono molto ravvicinate, come accade durante profondi cicloni mediterranei, si generano venti intensi che, combinati con l’effetto Venturi e l’orografia, possono trasformarsi in vere tempeste o fortunali, come accaduto in questi giorni. Questo fenomeno è particolarmente evidente con lo Scirocco, il vento più impetuoso dello Stretto, che può raggiungere intensità paragonabili a quelle di un uragano di categoria 2 sulla scala Saffir-Simpson.

Le raffiche estreme registrate in passato

Il record di raffica più intensa mai registrata in Sicilia appartiene alla stazione meteorologica di Novara di Sicilia, gestita dal Servizio Informativo Agrometeorologico Siciliano (Sias). Il 13 novembre 2019, durante una violenta tempesta di Ostro causata da un profondo ciclone mediterraneo con pressione di 988 hPa, la stazione ha registrato una raffica eccezionale di 188 km/h.

Record certificato e validato. Nello Stretto di Messina, una delle raffiche più significative è stata registrata nel marzo 1991 dagli anemometri del Pilone, i cui dati venivano validati dallo storico meteorologo messinese Samuele Mussillo, con un picco di 163 km/h, un valore che corrisponde a un uragano di categoria 3 sulla scala Saffir-Simpson. Altre raffiche notevoli includono i 152 km/h del 31 dicembre 1979, durante una fortissima maestralata, e i 148 km/h del 28 dicembre 1999, in concomitanza con una tempesta atlantica che colpì l’Europa occidentale. Segno di come tempeste più intense di quella del 13 gennaio possono capitare, come già accaduto in passato.

Quali velocità estreme si potrebbero raggiungere nello Stretto?

Le tempeste di vento più violente nello Stretto di Messina si verificano in presenza di profondi cicloni extratropicali o mediterranei, con venti meridionali (Scirocco o Ostro) che si incanalano lungo l’asse dello Stretto o venti occidentali/settententrionali che generano raffiche di caduta dai colli messinesi. Durante questi eventi estremi, le raffiche possono raggiungere velocità eccezionali, specialmente nella parte settentrionale dello Stretto, causando notevoli danni e disagi.

Secondo simulazioni fatte in passato le raffiche potenziali al centro dello Stretto durante tempeste con tempi di ritorno secolari (eventi che si verificano mediamente ogni 100 anni) potrebbero superare i 170/180 km/h. Questo valore è ipotizzabile considerando casi estremi come la tempesta del dicembre 1999 in Europa occidentale, quando raffiche di 190-200 km/h furono registrate in Francia e raffiche fino a 259 km/h sul Wendelstein, in Germania.

Nello Stretto, la combinazione dell’effetto Venturi, dell’orografia e di un gradiente barico eccezionalmente intenso potrebbe spingere le raffiche oltre i 188 km/h registrati a Novara di Sicilia, specialmente in punti esposti come il paraggio acqueo davanti Ganzirri e Capo Peloro. Questo è stato dimostrato pure da recenti studi di simulazioni realizzate con modelli ad area limitata (indicizzati con la topografia dello Stretto) che indicavano la possibilità di registrare simili velocità, nei casi più estremi.

I tempi di ritorno secolari per eventi di questa portata dipendono dalla frequenza delle configurazioni sinottiche estreme. Le tempeste di Scirocco o Ostro con raffiche superiori a 130 km/h si verificano in media ogni 5-10 anni nello Stretto, ma eventi con raffiche superiori a 180 km/h sono estremamente rari e associati a cicloni di eccezionale intensità, con tempi di ritorno stimati tra i 50 e i 100 anni, se non oltre. Solo che oggi, con un’atmosfera e un mare più caldi, la frequenza di queste tempeste potrebbe cambiare, rendendole più probabili rispetto al passato.

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