Referendum. La Camera penale di Messina: "Votare sì per tutelare i cittadini"

Referendum. La Camera penale di Messina: “Votare sì per tutelare i cittadini”

Autore Esterno

Referendum. La Camera penale di Messina: “Votare sì per tutelare i cittadini”

mercoledì 18 Marzo 2026 - 11:00

Giustizia. Il presidente Gullino e il Consiglio direttivo a favore della proposta di legge costituzionale Nordio

Dall’avvocato Alberto Gullino, presidente della Camera Penale di Messina “P. Pisani – G. Amendolia” e dal suo Consiglio direttivo riceviamo e pubblichiamo una riflessione a sostegno del sì per il referendum del 22 e 23 marzo.

Egregio signor direttore,

leggiamo su Tempostretto di domenica 15 marzo 2026, un articolo di Pippo Trimarchi dal titolo “Referendum del 22 e 23 marzo. La riforma serve al governo, non ai cittadini”, con il seguente sommario: “Votare no al referendum sulla giustizia significa difendere il sistema democratico dallo strapotere del governo”.

Ma le parole vanno misurate al parametro della verità. Perciò chiediamo all’editore Trimarchi di indicare ai lettori da quale norma (o da quali norme) della riforma ha tratto la conclusione che “ la proposta di legge che modifica la Costituzione serve ad assegnare all’esecutivo il controllo sulla magistratura”. Non la troverà. E ciò per la semplicissima ragione che le norme della Costituzione che riconoscono – direttamente e indirettamente – piena autonomia e indipendenza ai giudici (gli artt. 101,102, 107, 108) vengono dal nuovo testo non solo totalmente confermate, ma – anzi – estese anche ai pubblici ministeri.

“Votare sì per riequilibrare il rapporto tra potere legislativo, esecutivo e giudiziario”

La lettura di questi articoli, e anche degli art. 24, 25, 27, e – soprattutto – 111 della Costituzione, consentirà a chiunque di chiarirsi le idee su chi conduce una battaglia di giustizia e di civiltà in questa campagna referendaria, e da che parte stare. Si scoprirà che, al di là delle personali convinzioni politiche, il contenuto di questa riforma non ha nulla a che vedere con la attuale politica del governo: le camere penali  sostengono la separazione delle carriere da 40 anni, la sinistra l’ha sostenuta da sempre, a cominciare dalla commissione bicamerale D’Alema negli anni ’90, e tra i sostenitori del sorteggio vi erano i vari Gratteri, Travaglio, Di Matteo, Serracchiani, ecc… Tutti soggetti che mai, prima d’ora, l’avevano considerata una minaccia alla libertà e alla democrazia, sostenendolo oggi al solo fine strumentale di abbattere il governo attuale, affiancando l’Associazione Nazionale Magistrati (nonostante il cospicuo numero di magistrati che hanno dichiarato di  votare sì), che mira a mantenere la comodissima situazione attuale, che le consente l’esercizio di un potere enorme senza alcuna correlata responsabilità.

E allora, se si vuole: che il cittadino (cioè ciascuno di noi), sia davvero tutelato nei suoi diritti fondamentali; che i magistrati siano effettivamente protetti, nell’esercizio delle loro altissime funzioni, dall’ingerenza esterna della politica, ma anche da quella interna delle correnti dell’Anm; che si limiti lo strapotere non solo dei politici ma anche quello dei pubblici ministeri; che si riequilibri il rapporto tra potere legislativo, esecutivo e giudiziario, così da evitare che la politica prevarichi il potere giudiziario, ma anche che avvenga il contrario; se si vuole tutto ciò, bisognerà votare sì.

Se, al contrario, si ritiene che la situazione della giustizia non richieda alcun correttivo, e che le cose debbano restare come stanno, perché così vanno bene, allora, che si voti no.

“Vogliamo liberare la magistratura dall’ingerenza della politica”

E’ essenziale – però – che i cittadini sappiano che oggi la magistratura non è affatto immune dall’ingerenza della politica: basti pensare che, al famoso incontro dell’hotel Champagne, a seguito del quale sarebbe poi scoppiato il caso Palamara, alla decisione su chi doveva ricoprire il ruolo di Procuratore della Repubblica di Roma partecipavano cinque consiglieri togati del Csm e due parlamentari dell’allora maggioranza di centrosinistra.

Ecco: se si vuole che i membri del Consiglio Superiore della Magistratura continuino ad interfacciarsi con la maggioranza politica di turno (che allora era di centrosinistra, ed oggi è di centrodestra), si voti no. Alla fine, anche la presidente Meloni ringrazierà, perché- in caso di sconfitta del sì – ha già detto che non si dimetterà, e potrà così ugualmente godere (al di là delle apparenze) del collaudato sistema di rapporti tra magistratura e politica, svelato dal caso Palamara.

I veri sconfitti saranno i cittadini, che avranno perso l’occasione storica di omologare la giustizia italiana a quelle di tutti gli altri Paesi avanzati, “separandosi” dagli soli due Paesi europei che mantengono l’unicità delle carriere tra giudici e pm: Turchia e Romania, certamente da non prendere come modelli di democrazia e civiltà giuridica.

Il presidente Alberto Gullino e il Consiglio direttivo della Camera Penale di Messina “P. Pisani – G. Amendolia”

Foto dalla pagina Fb della Camera penale di Messina

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2 commenti

  1. Concordo pienamente con gli argomenti citati un grande Si per cercare di migliorare la giustizia e finalmente eliminare caste e correnti politiche.

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  2. Ciò che mi lascia sgomento è la sconsideratezza con cui la sinistra rinnega quanto loro stessi volevano sin dagli anni 90.
    Per fortuna vi sono molti rappresentanti della sinistra che non si rimangiano le loro idee – convinzioni nel merito e confermano il SI al referendum.
    Sono dell’idea che il loro no abbia un solo motivo, ovvero perchè si sono visti portar via da sotto il naso quella che era una loro idea – battaglia, ma che non sono riusciti a portare a termine perchè non sono mai riusciti a completare il complesso iter parlamentare; e se non ci sono riusciti è tutta colpa loro in quanto i loro governi non sono mai durati tanto da aver il tempo di varare questa legge.
    Sono lacrime di coccodrillo.

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