Referendum del 22 e 23 marzo. La riforma serve al governo, non ai cittadini

Referendum del 22 e 23 marzo. La riforma serve al governo, non ai cittadini

Pippo Trimarchi

Referendum del 22 e 23 marzo. La riforma serve al governo, non ai cittadini

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domenica 15 Marzo 2026 - 07:52

Votare no al referendum sulla giustizia significa difendere il sistema democratico dallo strapotere del governo

di Pippo Trimarchi

Ormai è chiaro a tutti: il referendum che si celebrerà il 22 e il 23 marzo prossimi non riguarda la separazione delle carriere, che sostanzialmente esiste già. Nelle reali intenzioni del governo di centrodestra la proposta di legge che modifica ben sette articoli della nostra meravigliosa Costituzione, serve ad assegnare all’esecutivo il controllo sulla magistratura. Le recenti uscite di Giorgia Meloni lo dimostrano chiaramente. Un simile sovvertimento istituzionale è tipico delle dittature. Anche il fascismo se ne servì per evitare che il sistema giudiziario potesse intralciare le sue scelte. Senza cedere alla tentazione di facili parallelismi, risulta piuttosto evidente che la strategia politica della Meloni, leader di estrema destra, non riesce a sottrarsi a certe pulsioni ideologiche.

Il fastidio della Meloni verso un esercizio libero e indipendente della funzione giudiziaria

Nei suoi “messaggi alla nazione” attraverso i social e le emittenti di regime, la premier ha, infatti, denunciato ossessivamente il comportamento di una certa parte della magistratura che, a parer suo, tende ad ostacolare le decisioni del governo, in particolare su alcuni temi sensibili come i migranti e la sicurezza. Per dimostrare questa tesi la presidente del Consiglio ha piegato la realtà alle sue esigenze propagandistiche ed è stata prontamente smentita da diversi giuristi con argomentazioni oggettive. Ma al di là di questo aspetto, poco edificante, le dichiarazioni della presidente Meloni hanno evidenziato chiaramente il fastidio che la premier prova verso un esercizio libero e indipendente della funzione giudiziaria. Appare, dunque, con ogni evidenza la sua voglia di assoggettare la magistratura all’esecutivo rompendo, così, l’equilibrio dei poteri, concepito, già qualche secolo fa, come architrave costituzionale a tutela dei cittadini.

Il sistema giudiziario può rimediare agli errori

Focalizzare il reale scopo del governo e denunciarne la componente totalitaria, non significa santificare i magistrati e assegnarli a una dimensione di infallibilità. Purtroppo gli errori giudiziari esistono e talvolta sono il frutto di istruttorie allestite con superficialità o, ancora peggio, con una visione preconcetta, o addirittura interessata dei fatti. Queste situazioni creano grande disagio nelle persone coinvolte e, spesso, ne rovinano irrimediabilmente l’esistenza. Tuttavia, bisogna anche dire che l’architettura del nostro sistema giudiziario ha dimostrato di avere la capacità di correggere gli sbagli e di riabilitare, così, la dignità sociale degli innocenti. Da questo punto di vista, l’autonomia e l’indipendenza della magistratura sono essenziali.

Purtroppo il rimedio a sentenze non corrette si ottiene troppo lentamente e in taluni casi non basta a lenire le sofferenze profonde di chi ha dovuto affrontare processi ingiusti. Su questa inaccettabile situazione incidono pesantemente le criticità strutturali, organizzative e di organico ripetutamente denunciate dai magistrati. Tali problematiche incidono pesantemente sull’efficacia e sulla tempistica del servizio giustizia. Rispetto a questi elementi la proposta di modifica costituzionale sulla quale siamo chiamati ad esprimere la nostra opinione di cittadini non interviene assolutamente.

Una modifica costituzionale pericolosa che non migliora affatto la giustizia

D’altra parte è stato lo stesso estensore della riforma costituzionale sottoposta a referendum, il ministro Carlo Nordio, a chiarire che la proposta del governo non è finalizzata a garantire maggiore efficienza al sistema giudiziario. L’ex magistrato si è espresso ripetutamente in questi termini, smentendo la presidente del Consiglio che, mistificando i suoi veri intendimenti, ne ha sottolineato i presunti benefici per i cittadini.

Stando così le cose, il 23 e il 24 marzo prossimi votare no significa difendersi dallo strapotere del governo, reclamando tuttavia l’assunzione di decisioni effettivamente mirate a rendere più efficace il servizio giustizia. La Costituzione vigente, scritta da donne e uomini di spessore senz’altro più elevato dei politici attuali, offre gli strumenti ideali per difendersi dalla cosiddetta dittatura della maggioranza, pericolo al quale fa spesso autorevole riferimento il professore Gaetano Silvestri.

Riferendosi a questo concetto, Il famoso costituzionalista messinese denuncia il rischio di un assetto istituzionale nel quale chi vince le elezioni può governare senza limiti e contrappesi. La nostra legge fondamentale ha sinora tutelato il nostro Paese da questa deriva e ha favorito l’avvento di un sistema sociale e politico fondato, invece, sulla libertà e sulla responsabilità. Per questo va preservata da modifiche pericolose.

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2 commenti

  1. A dire il vero, fu sotto il governo fascista che si volle un CSM unico per tutti i magistrati, per cui la narrazione non torna.
    Poi, un terzo della la bellissima Costituzione e’ stata calpestata durante la pandemenza da governi a maggioranza sinistra.
    Lo scriva, Direttore !

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  2. Tommaso Mazza 15 Marzo 2026 08:48

    I commenti di Pippo Trimarchi sembrano molto strani perché è una interpretazione personale ma non coincide con la realtà – lo strapotere del governo è assurdo – i governi cambieranno, oggi centro destra, prima centro sinistra, dopo sarà ancora diverso …

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