Giustizia. Il presidente Gullino e il Consiglio direttivo a favore della proposta di legge costituzionale Nordio
Dall’avvocato Alberto Gullino, presidente della Camera Penale di Messina “P. Pisani – G. Amendolia” e dal suo Consiglio direttivo riceviamo e pubblichiamo una riflessione a sostegno del sì per il referendum del 22 e 23 marzo.
Egregio signor direttore,
leggiamo su Tempostretto di domenica 15 marzo 2026, un articolo di Pippo Trimarchi dal titolo “Referendum del 22 e 23 marzo. La riforma serve al governo, non ai cittadini”, con il seguente sommario: “Votare no al referendum sulla giustizia significa difendere il sistema democratico dallo strapotere del governo”.
Ma le parole vanno misurate al parametro della verità. Perciò chiediamo all’editore Trimarchi di indicare ai lettori da quale norma (o da quali norme) della riforma ha tratto la conclusione che “ la proposta di legge che modifica la Costituzione serve ad assegnare all’esecutivo il controllo sulla magistratura”. Non la troverà. E ciò per la semplicissima ragione che le norme della Costituzione che riconoscono – direttamente e indirettamente – piena autonomia e indipendenza ai giudici (gli artt. 101,102, 107, 108) vengono dal nuovo testo non solo totalmente confermate, ma – anzi – estese anche ai pubblici ministeri.
“Votare sì per riequilibrare il rapporto tra potere legislativo, esecutivo e giudiziario”
La lettura di questi articoli, e anche degli art. 24, 25, 27, e – soprattutto – 111 della Costituzione, consentirà a chiunque di chiarirsi le idee su chi conduce una battaglia di giustizia e di civiltà in questa campagna referendaria, e da che parte stare. Si scoprirà che, al di là delle personali convinzioni politiche, il contenuto di questa riforma non ha nulla a che vedere con la attuale politica del governo: le camere penali sostengono la separazione delle carriere da 40 anni, la sinistra l’ha sostenuta da sempre, a cominciare dalla commissione bicamerale D’Alema negli anni ’90, e tra i sostenitori del sorteggio vi erano i vari Gratteri, Travaglio, Di Matteo, Serracchiani, ecc… Tutti soggetti che mai, prima d’ora, l’avevano considerata una minaccia alla libertà e alla democrazia, sostenendolo oggi al solo fine strumentale di abbattere il governo attuale, affiancando l’Associazione Nazionale Magistrati (nonostante il cospicuo numero di magistrati che hanno dichiarato di votare sì), che mira a mantenere la comodissima situazione attuale, che le consente l’esercizio di un potere enorme senza alcuna correlata responsabilità.
E allora, se si vuole: che il cittadino (cioè ciascuno di noi), sia davvero tutelato nei suoi diritti fondamentali; che i magistrati siano effettivamente protetti, nell’esercizio delle loro altissime funzioni, dall’ingerenza esterna della politica, ma anche da quella interna delle correnti dell’Anm; che si limiti lo strapotere non solo dei politici ma anche quello dei pubblici ministeri; che si riequilibri il rapporto tra potere legislativo, esecutivo e giudiziario, così da evitare che la politica prevarichi il potere giudiziario, ma anche che avvenga il contrario; se si vuole tutto ciò, bisognerà votare sì.
Se, al contrario, si ritiene che la situazione della giustizia non richieda alcun correttivo, e che le cose debbano restare come stanno, perché così vanno bene, allora, che si voti no.
“Vogliamo liberare la magistratura dall’ingerenza della politica”
E’ essenziale – però – che i cittadini sappiano che oggi la magistratura non è affatto immune dall’ingerenza della politica: basti pensare che, al famoso incontro dell’hotel Champagne, a seguito del quale sarebbe poi scoppiato il caso Palamara, alla decisione su chi doveva ricoprire il ruolo di Procuratore della Repubblica di Roma partecipavano cinque consiglieri togati del Csm e due parlamentari dell’allora maggioranza di centrosinistra.
Ecco: se si vuole che i membri del Consiglio Superiore della Magistratura continuino ad interfacciarsi con la maggioranza politica di turno (che allora era di centrosinistra, ed oggi è di centrodestra), si voti no. Alla fine, anche la presidente Meloni ringrazierà, perché- in caso di sconfitta del sì – ha già detto che non si dimetterà, e potrà così ugualmente godere (al di là delle apparenze) del collaudato sistema di rapporti tra magistratura e politica, svelato dal caso Palamara.
I veri sconfitti saranno i cittadini, che avranno perso l’occasione storica di omologare la giustizia italiana a quelle di tutti gli altri Paesi avanzati, “separandosi” dagli soli due Paesi europei che mantengono l’unicità delle carriere tra giudici e pm: Turchia e Romania, certamente da non prendere come modelli di democrazia e civiltà giuridica.
Il presidente Alberto Gullino e il Consiglio direttivo della Camera Penale di Messina “P. Pisani – G. Amendolia”
Foto dalla pagina Fb della Camera penale di Messina

Concordo pienamente con gli argomenti citati un grande Si per cercare di migliorare la giustizia e finalmente eliminare caste e correnti politiche.
Ciò che mi lascia sgomento è la sconsideratezza con cui la sinistra rinnega quanto loro stessi volevano sin dagli anni 90.
Per fortuna vi sono molti rappresentanti della sinistra che non si rimangiano le loro idee – convinzioni nel merito e confermano il SI al referendum.
Sono dell’idea che il loro no abbia un solo motivo, ovvero perchè si sono visti portar via da sotto il naso quella che era una loro idea – battaglia, ma che non sono riusciti a portare a termine perchè non sono mai riusciti a completare il complesso iter parlamentare; e se non ci sono riusciti è tutta colpa loro in quanto i loro governi non sono mai durati tanto da aver il tempo di varare questa legge.
Sono lacrime di coccodrillo.
Rispetto molto la battaglia referendaria, e condivido alcune delle motivazioni di fondo che stanno ispirando gli amici ed i colleghi penalisti, peraltro molto autorevolmente rappresentati. Però l’argomento formale che non esiste alcuna norma, nella proposta legge di revisione costituzionale, che prevede di assegnare all’esecutivo il controllo sulla magistratura, non mi pare sia un aorgomento molto convincente. Quale norma della nostra attuale Costituzione, infatti, prevede che la carriera dei magistrati sia decisa dall’ANM. Eppure, la cronaca ci dice che è in qualche modo successo. E’ quindi proprio il fenomeno degenerativo censurato (giustamente) dai sostenitori del Si che finisce per togliere terreno a questo loro argomento.
E andiamo, quindi, al caso Palamara che non comprendo come possa aiutare gli amici del Si. Il caso Palamara, più o meno schematizzato all’osso, ci dice che alcuni esponenti politici, forti dell’organizzazione del potere politico alle loro spalle, negoziavano con alcuni magistrati, forti della loro organizzazione in associazione alle spalle, la carriera e le nomine di alcuni vertici di procure etc.. Bene, se vincesse il Si al Referendum a quel tavolo il potere politico organizzato avrebbe come controparte magistrati sorteggiati e senza più un’organizzazione rappresentativa alle spalle. E’ facilmente intuibile lo spostamento di forze tra le due parti. Per questo motivo, credo, tra i fautori del no si paventa il rischio che la magistratura finisca, se non sotto il controllo, sotto la pressione organizzata del potere politico.
La riforma incentrata sulla separazione delle funzioni tra p.m. e giudici, per essere considerata tale, doveva semplicemente riguardare solo ed esclusivamente la separazione delle carriere, senza la necessità di intaccare la Costituzione e, soprattutto, senza il bisogno di introdurre una non meglio precisata, nonché fantomatica “Alta Corte Disciplinare”, dove, se un qualsiasi magistrato venisse sanzionato, non avrebbe neppure il diritto a presentare appello in Cassazione, (come avviene adesso), ma un inutile ricorso presso la precitata Corte che ha irrogato la sentenza. Pertanto, se la riforma avrebbe dovuto disciplinare la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e inquirenti, da dove sarebbe nata la necessità di introdurre un nuovo organismo giudicante in tema di sanzioni per i magistrati (appunto, l’Alta Corte Disciplinare)?!!
La verità è che è stata confezionata una vera e propria “legge inganno”, spacciandola per riforma della Magistratura.
Per concludere, sulla stessa scia in cui si erano mossi in precedenza, (ma inutilmente), prima Gelli, poi Berlusconi, entrambi iscritti alla Loggia Massonica “P2”, adesso ci sta pensando l’attuale Governo, a sistemare certe “anomalie”.
@Andrea Caminiti,
il suo ragionamento sembra più un processo alle intenzioni che un’analisi sul merito della riforma. Il caso Palamara ci ha insegnato quanto le correnti interne possano influenzare le nomine e le carriere dei magistrati, creando dinamiche problematiche anche nell’attuale sistema. La riforma, con il sorteggio di parte dei membri e la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, mira a ridurre queste distorsioni, rafforzando autonomia, trasparenza e terzietà della giustizia.
Poi chiaro ,se dobbiamo sempre partire dal sospetto e pensare male, nulla si muoverà mai.
A mio modesto avviso ,scegliere il SI significa dare strumenti concreti per correggere le criticità interne e rafforzare una magistratura davvero indipendente, mentre il NO lascia intatto lo status quo e le vecchie logiche di potere.
Saluti
@G.Arena
il suo commento mostra una conoscenza molto limitata della riforma. L’Alta Corte Disciplinare non elimina il diritto di appello e la riforma si concentra sul merito: separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, riduzione del peso delle correnti interne e rafforzamento dell’autonomia della magistratura.
Si poteva fare ciò con leggi ordinarie senza intaccare la costituzione???
No , non si può fare(ora lo sa anche lei).
Riferimenti a P2 o a governi passati appaiono come scorciatoie retoriche, ignorando chi ha realmente contribuito alla riforma, come Giulio Vassalli (P2anche lui ??) e altri costituzionalisti, che da anni evidenziano la necessità di strumenti concreti per garantire indipendenza, equilibrio e trasparenza.
Ilei è il chiaro esempio di come il dibattito sul No continua a privilegiare suggestioni ideologiche piuttosto che il merito reale.
Non me ne voglia, ma ridurre tutto a paure e insinuazioni dimostra solo quanto sia comodo per alcuni parlare senza entrare nel merito di ciò di cui si discute.
Notte.
Per chiacchiere siete i migliori, per migliorare la giustizia non è necessaria sconquassare la Costituzione ANTIFASCISTA , PER SEMPRE NO
Modo più rapido per dimostrare di non aver mai letto né la riforma né la Costituzione stessa???
Leggere @Peppe
Quando gli argomenti veri sono finiti prima ancora di iniziare.
Argumenta desunt, clamor adest