Domenico Azzarello ricostruisce l'episodio del 2008 e del femminicidio Zinnanti dice: "Com'è possibile che sia accaduto di nuovo?"
“Aspettavo che mio figlio rientrasse e quando ho sentito rumore ho temuto il peggio, ho pensato ad un incidente e sono uscito in fretta in strada. Invece ho visto una donna a terra”. Così Domenico Azzarello, ricorda la sera in cui, nel 2008 a Spadafora, ha strappato l’allora compagna di Santo Bonfiglio alla fine che sarebbe anni dopo toccata a Daniela Zinnanti. Per quell’aggressione Bonfiglio venne arrestato processato e poi condannato in appello a 3 anni per lesioni e non più tentato omicidio, che era l’accusa iniziale.
“Implorava aiuto con gli occhi”
L’ex vigile urbano ricorda come fosse ieri quella notte di 18 anni fa: “Lei era a terra, diceva di avere il braccio rotto, era chiaro che avesse bisogno di aiuto. Lui vicino, in mutande, la esortava ad alzarsi e rientrare. Ma lei mi guardava fisso negli occhi, mi chiedeva aiuto in silenzio, e io ho insistito; ho invitato lui ad entrare e rivestirsi, io nel frattempo avrei chiamato il 118. Quando è rimasta sola lei mi ha chiesto di non abbandonarla, raccontandomi che era stata picchiata in casa, era riuscita a fuggire in strada dove però lui l’aveva riacchiappata e gettata a terra, rompendole il braccio. Mi implorava aiuto, ho chiesto a mia moglie di chiamare la polizia. Lui nel frattempo è tornato fuori, non mi sono accorto che sotto la camicia aveva un coltello, si è chinato su di lei dicendo di volerla aiutare a rialzarsi, invece l’ha colpita con la lama. Io sono riuscito a farlo cadere a terra, anche il coltello è caduto, e insieme a mia moglie abbiamo offerto riparo alla ragazza, dentro il nostro portone, l’atrio di è riempito di sangue. Solo a quel punto lui è fuggito, sentendoci urlare che stavamo avvisando le forze dell’ordine”.
“Giovani, intervenite sempre se qualcuno è in pericolo”
Azzarello è conscio di aver rischiato grosso anche lui, ma non esiterebbe a rifarlo: “Ricordo che è tornata a ringraziarmi, quando è uscita dall’ospedale. Purtroppo poi non ho più visto quella ragazza, aveva preso una casa in affitto insieme a Bonfiglio, poi è sparita anche lei”. Azzarello ha ricevuto un encomio per quell’intervento salvifico, ma non si sente un eroe: “Tutti devono farlo, lo dico soprattutto alle nuove generazioni, se c’è un pericolo dovete intervenire”.
Una targa e tanta amarezza
Il vigile urbano oggi ha 75 anni, è in pensione da 11, di quella notte gli resta una targa d’encomio che mostra fiero (foto d’apertura) ma anche una amarezza impossibile da digerire: “Quando ho sentito del femminicidio di Messina ho pensato: ma come è possibile che un tizio come quello se la sia cavato con soli 3 anni, come è possibile che sia accaduto ancora?”. Una domanda e una amarezza condivisa, come dimostrano le dichiarazioni ai funerali di Daniela Zinnanti, funerali ieri pomeriggio in Cattedrale a Messina, e la fiaccolata svolta in serata in suo onore e contro tutti i femminicidi.

Ci si chiede come si possa pensare a condannare solo per lesioni e non per tentato omicidio, un atto così descritto dal testimone. In Italia vi é troppo garantismo e sicuramente non è un buon deterrente per gli aspiranti delinquenti.