Il messinese Francesco Capria era rinchiuso ad Augusta. La famiglia denuncia
Augusta – “Doveva essere curato, non poteva restare in carcere. La prima volta avevano detto no alla sua scarcerazione, adesso attendevamo la nuova udienza”. Ma Francesco Capria, 41 anni, di Messina, è morto prima che il giudice potesse occuparsi nuovamente del suo caso. “Abbiamo saputo quel che era accaduto e siamo corsi ad Augusta, dove era stato trasferito. Ma non ce lo fanno vedere, la sua salma è stata sequestrata”, raccontano i familiari, assiepati e stretti nel dolore, dietro la porta dell’obitorio.
Francesco poteva essere salvato?
I Capria, assistiti dall’avvocato Giuseppe Bonavita, stanno valutando quali sono le azioni legali percorribili per capire cosa è accaduto al loro caro. Hanno poche informazioni sulle sue ultime ore e, sebbene il decesso risalga a due giorni fa, non sono ancora riusciti a vedere il suo corpo. E, soprattutto, la famiglia vuole stabilire se la sua morte poteva essere evitata. Il difensore infatti aveva presentato diverse istanze al Tribunale di Sorveglianza per ottenere almeno gli arresti domiciliari e permettere al 41enne di curarsi adeguatamente. Le sue condizioni, scriveva il legale, erano incompatibili con il regime carcerario, era fortemente debilitato e necessitava di cure mediche che non erano reperibili dietro le sbarre.
In attesa dell’udienza
L’ultima istanza risale al 23 gennaio scorso. L’Ufficio di Sorveglianza aveva rigettato l’istanza di sospensione della pena e inviato gli atti al Tribunale di Sorveglianza e alla Direzione sanitaria competente per territorio, per verificare nel dettaglio il caso e decidere nel merito. Due mesi dopo, l’udienza non era ancora stata fissata. Nel frattempo Francesco è morto.
