Straordinaria performance di Evgeny Kissin al Teatro Vittorio Emanuele

Straordinaria performance di Evgeny Kissin al Teatro Vittorio Emanuele

Giovanni Francio

Straordinaria performance di Evgeny Kissin al Teatro Vittorio Emanuele

venerdì 27 Marzo 2026 - 19:48

Il pianista russo ha entusiasmato il pubblico di Messina

MESSINA – Giovedì sera, per la stagione di musica e danza del Teatro Vittorio Emanuele, è andato in scena l’attesissimo recital del pianista russo Evgeny Kissin, senz’altro attualmente uno dei più grandi pianisti viventi.

Dinanzi ad un pubblico assai numeroso, (non tutto esaurito però, probabilmente anche a causa delle condizioni atmosferiche davvero inclementi), il celebre pianista non ha deluso le aspettative, regalando una performance a dir poco entusiasmante.

Kissin ha proposto un programma incentrato interamente sul pianismo ottocentesco, ed ha iniziato il suo concerto con la Sonata in re magg. op. 10 n. 3 di Ludwig Van Beethoven nei movimenti: “Presto”; “Largo e mesto”; “Minuetto: Allegro” e “Rondò. Allegro”.

La Sonata è l’ultima di una serie di tre sonate, anch’essa in quattro movimenti. Se il primo tempo, vivace e brillante, ci ricorda il pianismo di Scarlatti, mentre gli ultimi due appaiono un po’ convenzionali, il movimento lento “Largo e mesto”, rappresenta un momento di eccezionale evoluzione artistica del musicista di Bonn. Un lamento profondo e interiore, un canto di dolore, ove buona parte dei critici musicali scorge una anticipazione di quel brano straordinario della grande maturità artistica, l’Adagio della Sonata op. 106 “Hammerklavier”.

Già in questo primo brano Kissin ha dimostrato le sue straordinarie capacità, sia dal punto di vista tecnico, come la perfetta esecuzione degli “staccato” nel primo movimento, sia dal punto di vista interpretativo, eseguendo con grande espressione e intensa profondità il “Largo e mesto”.

La prima parte del concerto è proseguita con l’esecuzione di cinque Mazurche di Fryderyk Chopin: e precisamente le mazurche Op. 41, n. 2 e 4, Op. 56 n. 3, Op. 63 n. 1 Op. 68 n. 4.

La mazurca è una danza popolare, caratterizzata da un ritmo ternario, che ebbe origine in Polonia già nel ‘500 e si diffuse poi in tutta Europa. Il fatto che Chopin ne compose ben cinquantasette ci fa capire quanto il musicista polacco fosse legato alla sua terra. Le mazurche di Chopin sono caratterizzate alcune dall’elemento ritmico e da una impronta briosa e vivace, altre da una mesta e struggente malinconia, pur mantenendo il ritmo ternario. La selezione di Mazurche scelte dal pianista hanno spaziato da quelle a carattere brillante, come la mazurca Op. 41 n. 4 in la bemolle maggiore e Op. 63 n. 1 in si maggiore, a quelle più dolenti e malinconiche, in tonalità minore, come l’Op. 41, n. 2 in mi minore e Op. 56 n. 3 in do minore. La composizione di Mazurche accompagnò il musicista polacco per tutta la sua vita, fino all’ultima composizione, la Mazurca op. 68 n. 4, in fa minore, una triste melodia pervenutaci in forma quasi illeggibile, dal momento che il maestro, sfinito dalla malattia, non riusciva più neanche a scrivere. Proprio con questo dolente e rassegnato brano Kissin ha concluso la prima parte del concerto.

La seconda parte della serata si è aperta con l’esecuzione di “Kreisleriana”, di Robert Schumann.

Schumann compose “Kreisleriana”, senz’altro uno dei suoi più importanti brani pianistici, ispirandosi all’omonimo racconto di E.T.A. Hoffmann, che ha per protagonista il maestro di cappella Kreisler, musicista geniale ma troppo sensibile, impazzito per amore, che ha bisogno dell’alcol o di altre sostanze eccitanti per comporre. Il musicista romantico per eccellenza si identifica idealmente nel personaggio letterario in questa sorta di suite, composta da otto fantasie, nella quale ritroviamo gli aspetti ora appassionati impetuosi, talora tragici, ora dolci, sognanti e malinconici, che improntano tutta l’opera di Schumann.

Il pianista russo ha saputo rendere meravigliosamente i contrasti presenti in questo capolavoro, offrendo una interpretazione intensa, praticamente perfetta, in una totale immedesimazione con il mondo poetico schumaniano, strappando meritati entusiastici applausi.

L’ultimo brano eseguito, è stato la Rapsodia n. 12 di Franz Liszt.

Le Rapsodie ungheresi Lisztiane sono delle fantasie costruite su temi popolari, per lo più di origine zigana. La n. 12 (ne compose diciannove) in do diesis minore, ricalca lo schema delle altre: una lunga introduzione lenta (“Lassu” nella tradizionale “Csardas” ungherese) seguita da un movimento veloce – “Friska”, che presenta difficoltà tecniche davvero trascendentali, un autentico pezzo di bravura. Il brano di Liszt ha permesso a Kissin di sfoggiare le sue incredibili abilità tecniche e la sua assoluta padronanza della tastiera, strappando ovazioni da parte di un pubblico davvero rapito dalle qualità tecniche e artistiche di questo gigante del pianoforte.

Il pianista russo è stato generoso concedendo tre bis: il celebre Studio di Chopin in mi bemolle minore, il n. 6 dell’Op. 10, dall’andamento mesto e malinconico; “Viva Navarra” di Joaquin Larregla, dall’irresistibile piglio spagnoleggiante, e il delicato “Maggio” dalle “Stagioni”, di Pëtr Il’ič Čajkovskij.

Un gran merito, quello del Teatro Vittorio Emanuele, di aver portato a Messina questo prodigio, protagonista di un concerto indimenticabile.

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