I giovani studenti si sono esibiti al Palacultura per la stagione musicale della Filarmonica Laudamo a Messina
MESSINA – Domenica scorsa al Palacultura, per la stagione musicale della Filarmonica Laudamo, nell’ambito dell’ormai tradizionale collaborazione con il il Conservatorio di Musica Arcangelo «Corelli» di Messina, si è esibita l’Orchestra del Conservatorio, diretta ancora una volta da Francesco Ommassini (come in occasione del recente “Rigoletto”), in un programma interamente dedicato alla musica di Wolfgang Amadeus Mozart, primo concerto di un progetto triennale dedicato al grande compositore di Salisburgo.
Accanto a lui, come solista, il pianista Carlo Palese, artista affermato in campo internazionale.
La serata è stata preceduta dai saluti del Direttore artistico, Antonino Cicero, e dagli interventi di saluto del Presidente della Filarmonica Laudamo, la prof.ssa Alba Crea, che ha sottolineato la notevole crescita di questa orchestra composta da studenti del Conservatorio, integrata da alcuni docenti ed esterni, che è ormai da molti anni ospite fisso della Filarmonica Laudamo. Ha preso la parola anche il Presidente del Consiglio d’amministrazione del Conservatorio Corelli, Dott. Egidio Bernava, e il direttore, Maestro Antonino Averna.
Il concerto ha avuto inizio con un brano relativamente “leggero”, il Rondò in re maggiore K 382, per pianoforte e orchestra. Si tratta del primo dei due rondò per piano e orchestra scritti da Mozart (il secondo è quello in la maggiore K 386) è un tema con variazioni, tutte dal carattere brillante, adatte a compiacere il pubblico dell’epoca, ma un po’ superficiali.
I due brani eseguiti dopo il Rondò rappresentano invece dei capolavori assoluti di Mozart e dell’intero universo musicale, accomunati dalla tonalità minore, pertanto dal tono drammatico e talora sinistro (si è parlato addirittura del lato demoniaco di Mozart): il Concerto n. 24 in do minore K 491 per pianoforte e orchestra e la Sinfonia n. 40 in sol minore K 550.
Mozart contribuì come nessun altro all’evoluzione della storia del concerto per pianoforte e orchestra, componendo, durante tutto il corso della sua vita, ben 27 concerti per tale organico, dei quali uno per tre ed uno per due pianoforti, e innovando totalmente il genere con il raggiungimento di un perfetto equilibrio fra piano e orchestra, lasciando ai posteri una serie di capolavori, pietre miliari che hanno elevato questo genere musicale a vette inaccessibili. Il pianoforte nei concerti mozartiani non ha più il ruolo di solista protagonista (pretesto per sfoggiare il virtuosismo del pianista di turno, mentre l’orchestra si limitava ad un discreto accompagnamento), ma diventa parte integrante dell’orchestra stessa, con la quale ora dialoga, ora si alterna secondo lo schema di domanda e risposta, ora suona all’unisono con essa. Mozart scrisse n. 2 concerti in tonalità minore, il n. 20 e quello eseguito dall’Orchestra del Conservatorio, il n. 24, ed entrambi questi straordinari capolavori vengono considerati come i veri antesignani del moderno concerto romantico. Il Concerto in do minore in particolare rappresenta uno dei più importanti brani per pianoforte e orchestra dell’intera letteratura musicale di ogni tempo.
Si tratta del concerto ove il compositore austriaco impiega il più folto organico rispetto ai precedenti, con l’aggiunta delle trombe, dei timpani e dei clarinetti. Tutti i tre movimenti sono intrisi di un’atmosfera drammatica e rassegnata insieme, unita ad una indicibile tenerezza. Imponente il primo movimento, dal carattere sinfonico e “demoniaco”; dolce e tenero il movimento di mezzo, un lied dal carattere romantico; complesso e inquieto il movimento finale, un tema con variazioni, fra le più mai composte da Mozart.
Dopo il concerto in do minore il pianista Carlo Palese ha voluto salutare il pubblico con un graditissimo bis da solista, un valzer giovanile di Giacomo Puccini, la cui cantabile melodia divenne poi la celebre aria di Musetta ne “La Boheme”, molto applaudito.
La seconda parte del concerto è stata interamente dedicata alla Sinfonia n. 40 in sol minore K 550, la penultima composta da Mozart, che non la vide mai eseguita in vita.
Si tratta di un sommo capolavoro, imperniato da tragico pessimismo, che aleggia nei quattro movimenti, anche se il sublime ”Andante” può rappresentare un’oasi di tranquillità. L’incipit del primo movimento “Molto allegro” è uno dei temi più universalmente conosciuti, ed ha resistito agli scempi fatti nel tempo (in musiche leggere, pop, pubblicità, suonerie telefoniche e così via) mantenendo tutta la sua tragica grandezza. Anche i due movimenti finali, il “Minuetto” e soprattutto l’”Allegro assai”, ricchi di drammatici contrasti, contribuiscono ad alimentare quel fascino sinistro e desolato che arieggia nell’intera Sinfonia.
L’Orchestra del Conservatorio di Musica Arcangelo «Corelli» ha mostrato grande coraggio e intraprendenza nell’affrontare la sfida di eseguire due fra i principali capolavori mozartiani, e tutto sommato ha offerto una performance dignitosa, grazie anche alla attenta ed elegante direzione di Francesco Ommassini, anche se a mio parere è apparsa lontana dall’entusiasmante livello raggiunto in occasione della rappresentazione di “Rigoletto” al Teatro Vittorio Emanuele, ma stiamo parlando di studenti, comunque in evidente crescita e ai quali va sicuramente un meritato plauso.
