Nessuna sorpresa, prende forma un piano che era già stato prefigurato tre mesi fa
“Affrancamento”. Ruota intorno a questo burocratismo la volontà della Regione siciliana di sganciare il Centro cardiologico pediatrico del Mediterraneo di Taormina dalla convenzione col “Bambino Gesù” di Roma. Una volontà che era stata espressa già lo scorso 29 gennaio, quando la Regione aveva annunciato l’aggregazione con il Policlinico di Catania.
“Dovrà essere modificato il documento di programmazione della Rete ospedaliera – scriveva la Regione -, che potrebbe consentire anche l’affrancamento della struttura di Cardiochirurgia pediatrica di Taormina dalla prosecuzione del rapporto convenzionale che attualmente esiste con il soggetto esterno”.
Il soggetto esterno, che non veniva nominato, è appunto il “Bambino Gesù” di Roma. E detta in questi termini sembrava persino posta come una notizia positiva, probabilmente alla luce degli aspetti economici. La convenzione, infatti, costa alla Regione 8 milioni di euro a triennio.
Agli occhi dei più attenti, però, era già un campanello di allarme, considerato che il “Bambino Gesù” è il più grande Centro di ricerca pediatrico in Europa e che l’”affrancamento”, cioè lo scioglimento della convenzione, significherebbe dire addio a un’eccellenza sanitaria. A prescindere dal mantenimento della struttura a Taormina, o al trasferimento a Catania o a Messina, che comunque lasciava molti dubbi, era forse questo il punto più importante, che era invece passato in secondo piano.
Il rischio di perdere i professionisti romani
La fine del rapporto con il polo romano non è un semplice atto burocratico ma comporta il rischio concreto di svuotare il centro delle sue competenze principali. I medici, i cardiochirurghi e gli specialisti che hanno reso Taormina un punto di riferimento internazionale sono dipendenti del “Bambino Gesù”. Con la scadenza della convenzione, fissata al 30 giugno, queste figure professionali faranno ritorno a Roma, lasciando la Sicilia senza l’équipe che per un decennio ha garantito livelli elevatissimi. La Regione si troverebbe così a gestire un reparto con stanze e macchinari, ma privo dei tecnici e dei chirurghi con l’esperienza per farli funzionare sui pazienti più fragili, come i neonati di pochi chili. A gestirli diventerebbe il Policlinico di Catania, dopo un periodo di affiancamento.
La disperazione delle famiglie e dei genitori
Le centinaia di famiglie che fanno riferimento al Ccpm vivono ore di angoscia e hanno espresso rabbia per quella che definiscono una scelta politica sulla pelle dei propri figli. Il Comitato dei genitori ha ribadito che la collaborazione con il “Bambino Gesù” non è un nome su una carta, ma rappresenta l’unica speranza concreta di evitare i viaggi della speranza verso il Nord Italia. Il timore è che la Sicilia perda definitivamente un’eccellenza che serve anche molti pazienti provenienti dalla Calabria, i quali potrebbero andare a nord, e non più a sud, per le cure.
Una transizione verso l’ignoto
Mentre il nuovo assessore alla Salute, Marcello Caruso, si insedia proprio in queste ore, il tempo stringe. Il “Bambino Gesù” ha già chiarito che non chiederà il rinnovo della convenzione, limitandosi a garantire una fase di transizione di circa tre mesi. Nonostante il reparto continui a produrre risultati eccellenti e missioni internazionali, il futuro dei piccoli pazienti siciliani resta appeso a una trattativa con il ministero per ottenere deroghe ai paletti del decreto Balduzzi. La politica regionale deve ora spiegare come intende sostituire le professionalità romane senza interrompere la continuità assistenziale per i bambini cardiopatici.
