Filt-Cgil, Uil Trasporti, Faisa Cisal e Orsa Trasporti di Messina contestano la ricostruzione dell'Azienda trasporti dopo lo sciopero del 5 maggio
MESSINA – “Percentuali creative e mistificazione della realtà”. Filt-Cgil, Uil Trasporti, Faisa Cisal e Orsa Trasporti di Messina rispondono alla replica di Atm dopo lo sciopero del 5 maggio. I vertici dell’Azienda trasporti hanno parlato di un’astensione dal lavoro che “ha coinvolto solo 73 lavoratori tra i 228 dipendenti”.
Il botta e risposta tra sindacati e Atm dopo lo sciopero del 5 maggio
Intanto, precisano, ” i lavoratori hanno scioperato nuovamente per ottenere il rispetto dovuto, non per rivendicare aumenti salariali. Ma andiamo ai numeri: l’azienda dichiara 228 dipendenti in turno durante la fascia della protesta. Orbene, tenuto conto che 60 dei 70 autisti in turno hanno scioperato, rientrando i bus in deposito sotto gli occhi della cittadinanza (qualcuno era apprendista e in memoria dei licenziamenti senza giusta causa ha preferito evitare…), il residuo personale delle officine ha scioperato in larga maggioranza. Tre operatori su cinque. In piazza, insieme ai sindacati erano presenti anche gli operatori della manutenzione”.
Continuano le quattro sigle sindacali: “21 dipendenti sono obbligati a restare in azienda per i presidi della sicurezza. Il personale amministrativo alle 18 solitamente non è più in azienda. Tutto ciò premesso la domanda nasce spontanea: chi sarebbero gli altri dipendenti che non hanno scioperato? Davvero si vuole far credere che una quota così rilevante di personale operi stabilmente in quella fascia oraria? In altri termini, dovremmo dedurre che metà dei dipendenti lavori tra le 18 e le 22? Una ricostruzione che, invece di chiarire, appare francamente paradossale. È un’operazione che non regge sul piano logico e finisce per mettere in discussione non l’adesione allo sciopero, ma la credibilità della lettura aziendale”.
E ancora: “Sulla seconda percentuale “tattica” che tiene conto della totalità dei dipendenti in uno sciopero di sole 4 ore nella fascia serale, preferiamo non rispondere… Riguardo ai cambi di turno autorizzati dal Cuoat (Capo unità organizzativa tecnica amministrativa), la direzione aziendale, che spesso avanza l’attenuante di essersi insediata da poco, dovrebbe conoscere, quanto meno, i contenuti dell’accordo di secondo livello che per gli autisti prevede il diritto a sei cambi turno, senza la necessità di alcuna autorizzazione se richiesti entro i tempi previsti nell’accordo. Pertanto chi ha fruito del cambio turno non deve ringraziare nessun Cuoat. Inoltre, si rileva una discrepanza nella comunicazione aziendale: da un lato viene affermato uno scarso interesse dei lavoratori per lo sciopero, dall’altro si conferma che la partecipazione è stata tale da spingere molti dipendenti a riorganizzare le proprie attività e richiedere cambi di turno al fine di aderire allo sciopero. Delle due una…”.
Per i sindacati, inoltre, in merito alle presunte “ritorsioni a fine sciopero”, da loro denunciate e a sua voltasmentite da Atm Spa, “la risposta aziendale è tanto semplicistica quanto preoccupante. Ridurre la questione a un problema di spicciola retribuzione significa ignorare completamente il punto sollevato, ovvero l’utilizzo dell’organizzazione del lavoro come strumento per comprimere l’esercizio del diritto di sciopero. Una questione seria, che merita ben altro livello di approfondimento nelle sedi deputate. Si evidenzia che il Cuoat ha disposto la ripresa del servizio per gli autisti che avrebbero concluso la prestazione lavorativa 3/5 minuti dopo l’orario di fine protesta. Nel concetto economico/aziendale del nuovo management emergono preoccupanti lacune nel punto in cui dichiara “la società cosa avrebbe dovuto fare? Pagarli senza lavorare o pagarli per stare fermi?”. La domanda seppure retorica merita una risposta a rigor di logica”.
“Siamo ancora disponibili al confronto con i vertici Atm”
Sostengono i sindacati: “In termini di carburante e costo del lavoro straordinario, quanto ha speso l’azienda per il conclamato capriccio di fare effettuare una corsa a vuoto agli autisti scioperanti che avrebbero concluso la giornata lavorativa cinque minuti dopo l’orario di fine sciopero? Che vantaggio ne ha tratto l’utenza? Stiamo parlando di soldi pubblici! Lo stesso principio è sovrapponibile al caso dell’autista costretta, dopo lo sciopero, a effettuare l’intera corsa e smontare circa due ore dopo il suo orario di normale servizio. Non sarebbe stato più economico impiegare l’autista di riserva, in servizio ordinario fino a mezzanotte, invece di pagare lo straordinario alla scioperante smontane?”.
“Il secondo velo pietoso lo stendiamo sulla narrazione della pattuglia dei carabinieri che, invece di avvisare la direzione aziendale, avrebbe preferito avvicinare un semplice operatore di esercizio per lanciare l’allarme di un gruppo di utenti in attesa al Cavallotti dalle 21,30, che dovevano raggiungere le zone collinari. Auspichiamo vivamente che non siano stati gli stessi carabinieri a consigliare l’utilizzo dell’autista smontante e scioperante invece della più economica riserva in servizio ordinario. Anche in questo caso spiace dover evidenziare la palpabile contraddizione dell’azienda che, prima tenta di sminuire l’adesione alla protesta con percentuali creative, e successivamente conferma che lo sciopero ha prodotto effetti concreti sul servizio, al punto da rendere necessario l’intervento delle forze dell’ordine per gestire le criticità sul territorio. Dopo i doverosi chiarimenti a conferma della perenne atmosfera di scontro che induce i dipendenti a scioperare, pagando la protesta di tasca propria, confermiamo la nostra disponibilità al confronto se questo si baserà sull’individuazione di soluzioni condivise, credibili e definitive”.
