La sentenza della Cassazione sul caso messinese apre uno spiraglio al risarcimento per la vittima
Messina – La sentenza penale non può più essere ridiscussa, ma gli effetti civili sì. E il danno, la ragazzina di allora 9 anni, lo ha patito. Per questo la Corte di Cassazione ha chiesto alla Corte d’Appello di Messina di pronunciarsi per determinare il risarcimento che le spetta, malgrado l’assoluzione in appello dell’uomo accusato di aver abusato di lei.
Il processo
Lui ha oggi 56 anni e in appello, nel 2025, i giudici di secondo grado l’hanno assolto perché il fatto non sussiste, dopo aver disposto una perizia sulle condizioni della vittima, una bambina che all’epoca dei fatti aveva appena 9 anni. In primo grado l’imputato era stato invece condannato a 16 anni e 3 mesi. Una sentenza illogica e viziata, quella d’appello, secondo l’avvocato Fabio Mirenzio che insieme al collega Antonino Centorrino assiste la famiglia della bimba. E hanno chiesto alla Corte di Cassazione di annullare gli effetti civili di quel verdetto, che aveva sollevato l’uomo anche dal risarcimento. Adesso per la bimba si apre invece la strada alla quantificazione del danno, quindi.
Drammatica telefonata dopo le botte
La vicenda era venuta a galla nel 2021 con la denuncia della madre della bimba. La signora, che aveva avuto la bimba da un precedente compagno, ha raccontato della relazione in corso con l’oggi 56enne, difeso dagli avvocati Francesco Cardone e Francesco Albanese. Dopo mesi di relazione tranquilla, una sera lui le mette le mani al collo e comincia ad inveire contro di lei. Una reazione anomala, che la spaventa e la induce a scappare in auto con la bambina. E’ proprio in auto che scopre l’inaspettato. Lei è scossa, guida concitata, non risponde alle continue telefonate del compagno che ad un certo punto chiama anche la bambina. E’ lì che lei si apre. Rivela alla madre di avere un “segreto” con lui, e quando risponde all’uomo dice chiaramente: “Ho detto alla mamma che mi hai fatto vedere il p…, hai capito?”.
La figlia si apre e confessa l’abuso
Da lì un pianto a dirotto, e le drammatiche rivelazioni: più volte lui, rimasti soli con la piccola, approfittando anche di brevi assenze della madre, le mostrava i genitali e la costringeva a toccarlo, toccandola a sua volta. Un abuso che col passare del tempo si faceva sempre più pesante. Dall’altro lato, alla risposta della bimba al telefono l’uomo si è praticamente dileguato.
