Una donna del Catanese ignara di essere spiata, due siciliani tra gli indagati. Ecco i risvolti isolani della maxi inchiesta sulla privacy venduta
Ci sono anche due siciliani tra gli indagati a Napoli per la presunta vendita di dati rubati a vip e calciatori e “trafficati” attraverso agenzie investigative. Tanti i soggetti, noti e meno noti, la cui privacy sarebbe stata violata e “venduta”, è l’ipotesi della Procura partenopea, attraverso procedure al di fuori delle regole. E anche la Sicilia era finita nella rete degli spioni abusivi. Sia perché parte proprio dalla Sicilia una delle denunce che ha dato il via all’inchiesta e agli arresti che perché nel lungo elenco degli 85 indagati compaiono anche due soggetti di origine siciliana. Per entrambi la Procura ha escluso che siano necessarie misure cautelari, non richieste, e ora è al lavoro per verificare il loro effettivo ruolo negli episodi sospetti. Non è escluso che alla fine della discovery la loro posizione venga archiviata.
Vip spiati, un indagato siciliano
E’ il 61enne Giacinto Scorza di Palermo, residente a Sondrio, che compare nell’elenco delle ben 85 persone sulle quali la Procura partenopea ha effettuato le prime verifiche. Scorza, dipendente Inps, è sospettato di un accesso abusivo alla banca dati dell’Istituto, risalente al 2023, per poi mettere l’informazione a disposizione di un suo contatto nelle agenzie investigative private al centro dell’inchiesta napoletana. Il nome del dipendente Inps d’origine palermitana finisce nell’inchiesta dopo il sequestro e il controllo, nel 2025, dei dispositivi informativi di uno dei principali indagati, dove gli agenti trovano diversi file di dati Inps. Andando a controllare nella banca dati dell’Istituto, gli investigatori si sono accorti che alcuni di quelle informazioni erano estratte dai sistemi dell’Inps attraverso i codici di accesso del dipendente Scorza.
Inchiesta a Napoli, il ruolo della siciliana
Indagati anche Emilia Susanna Bellanti, di piazza Armerina ma residente a Milano, sospettata di ricettazione nel 2020 per aver detenuto un file di dati illecitamente ottenuti da altri, contenenti informazioni fiscali. La Bellanti entra invece nella discovery come titolare di una delle agenzie di investigazione col quale uno dei principali indagati aveva rapporti e al quale aveva inviato dei file di dati. Per i due siciliani la Procura di Napoli non aveva avanzato alcuna richiesta di misura cautelare.
Dal Catanese parte la denuncia
A dare il via all’inchiesta che vede vip e calciatori al centro di una vera e propria spy story nazionale, diverse denunce di chi si è accorto di essere stato spiato abusivamente. Tra queste anche le segnalazioni di gente comune e di soggetti siciliani. Tra le prime denunce dell’inchiesta, quindi, compare quella di una donna di Paternò che si è accorta che il figlio era “attenzionato” da un investigatore ingaggiato dall’ex marito.
