Lo spettacolo è stato rappresentato al Nuovo Teatro Scaletta, con testi di Sabrina Petix e la presenza coinvolgente di tre musicisti
Per la stagione 25/26 “Abitare il Tempo” con la direzione artistica di Maurizio Puglisi, è andato in scena “Mimì – da Sud a Sud sulle note di Modugno” di e con Mario Incudine, e con i musicisti in scena Antonio Vasta, Pino Ricosta e Manfredi Tumminello, testi di Sabrina Petix, regia di Moni Ovadia e Giuseppe Cutino, una produzione Centro Teatrale Bresciano – Asc Production.
La recensione
Di e con Mario Incudine, altresì autore delle musiche, “Mimì”, è stato rappresentato presso il Nuovo Teatro Scaletta per l’attuale riuscita stagione “Abitare il tempo” il 17 maggio alle ore 18:30.
I musicisti in scena, nella specie Antonio Vasta alla fisarmonica e alla tastiera – al quale si devono anche i ben modulati arrangiamenti – Pino Ricosta al silent bass (o electric bass), al tamburo e alle percussioni e Manfredi Tumminello al mandolino e alla chitarra, hanno brillantemente e con lodevole coesione reso una performance fortemente d’impatto. I testi, davvero assai ben congegnati, riferibili alla brava Sabrina Petix, con supervisione alla strutturazione degli stessi a cura dello stesso Incudine, hanno trasportato gli astanti, numerosissimi, nel mondo del compianto artista Domenico, al secolo Mimmo, Modugno.
La direzione, come sempre impeccabile del fuoriclasse Moni Ovadia, in tandem per occasione con il valente Giuseppe Cutino, ha saputo, con discrezione e senza forzatura alcuna, dare il tocco di amalgama che ha armonicamente messo insieme le varie componenti della bella rappresentazione, ben dosando gli apporti di ciascuna.
Una Produzione davvero ragguardevole del Centro Teatrale Bresciano – ASC Production, che si è avvalsa degli indovinati costumi di Daniela Conigliaro, quelli disimpegnati degli strumentisti e il relativo cambio di.mise, sempre indovinato, di Incudine e degli ottimi allestimenti tecnici di Dietro le Quinte di Aldo Miserandino, anche con oggetti funzionali ( quali il cavallino in legno e l’ombrello colorato), posti nel giusto rilievo dall’illuminazione curata dallo stesso Cutino.
Mario Incudine, siciliano (ennese) d’eccellenza, ha tenuto ben salde le fila dello spettacolo ed è evidente come, raccontando – e omaggiando – Modugno, abbia voluto anche imprimere in ciò ed esprimere un po’ di sé, quale ulteriore portato di un Sud di innegabile valore, ove i talenti in ogni campo, e di certo non solo quelli artistici, si sprecano…elemento risultato di tutta evidenza per la connessione fra l’incipit e la chiusa, ove la o finale di Mimmo e quella di Mario sono state comparate, rievocando nel primo caso la chiamata, d’impatto, paterna, nel secondo quella soave della madre.
Modugno è stato un cantautore e compositore pugliese, nato a Polignano a Mare, ma con legami inossidabili con la terra di Sicilia, prematuramente deceduto per infarto fulminante nel 1994 a Lampedusa, un decennio dopo le problematiche infertegli da un ictus, che, se gli aveva lasciato segni indelebili, non lo aveva però vinto.
La sua spettacolare abitazione presso l’isola siciliana lampedusana con le arcate a vetri sull’Isola dei Conigli, scelta dalle tartarughe per deporvi le uova per la sua sabbia finissima, era stata testimonial della sua dipartita terrena, sul prato antistante la casa, anche a causa di un malinteso che, poco prima, aveva generato l’ennesimo scontro con i volontari del locale Wwf. Il suo corpo era stato in primis portato a riposare nella chiesetta sconsacrata della Guitgia, oasi dipinta di rosa, amata da Modugno che la aveva riadattata,formulando le ultime volontà di essere sepolto con foto, boccette d’acqua di quel mare e sabbia, con il cappello e il bastone dell’uomo in frac; poi la camera ardente nella sua villa sull’Appia Antica e i funerali nella Chiesa di S.Sebastiano. Non si può per altro sottacere la sua poliedricità, avendo lo stesso altresì ricoperto, dopo essersi diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia, non soltanto ruoli di interprete cinematografico, ma soprattutto in ambiti televisivo e teatrale e segnatamente della Rivista.
Si era cimentato anche nella regia per la “settima arte”, ed era stato senatore della Repubblica, previa militanza nelle file del Partito radicale.
È ancora vivo, comunque, in primis per le sue indimenticabili melodie canore, quali, e di certo a titolo esemplificativo “tout court”, Volare, alias Nel blu dipinto di blu, L’uomo in frac, La lontananza.
La performance ne vuole evidenziare, invece, e giustamente, il periodo pregresso rispetto a tali successi, quando Modugno, su consiglio di Frank Sinatra, e attesa la vicinanza dei due dialetti, siciliano e pugliese, si presentò come fosse di provenienza sicula.
Incudine mette il focus, dunque, e per la prima volta, su quei precedenti frangenti, e lo fa con questo spettacolo di Teatro – Canzone (monologante e con esecuzione dal vivo di pezzi di Mimì, scritti in salentino), pregno di dovizia di particolari e di indubbia maestria anche canora e musicale.
Di seguito i brani eseguiti, preceduti, volta per volta da appropriata contestualizzazione narrativa:
“Amara terra mia”; “Lu frasulinu”; “Malarazza”; “La cicoria”; “La sveglietta”; “Sciccareddu mbriacu”; “Pizzica po’”; “Lu grillu e la luna”; “Attimu d’amuri”; “La donna riccia”; “Lu pisci spada”.
Sovvertendo allora le leggi geometriche e rendendo possibile l’incontro di due rette parallele, Mario ha ripercorso con estro e trovate personali risuonate quali spontanee e con carattere di immediatezza, quegli accadimenti, restituendoci, da autentico istrione il Mimmo sconosciuto ai più, in una operazione di indiscusso trasfert; la stessa è risultata appropriata per la somiglianza dei due Artisti quanto a competenze e apertura a molteplici discipline.
Al riguardo, dopo l’inevitabile esecuzione della pluricelebrata Nel blu …, scritta dallo stesso Modugno con Migliacci, divenuta celeberrima già dalla sua esecuzione sanremese, con vittoria del 1958, in coppia con un giovanissimo Johnny Dorelli, Incudine, passando ai ringraziamenti, oltre che al Direttore Artistico Maurizio Puglisi, allo staff e agli strumentisti, ha voluto fare menzione della sua riconoscenza a Laura Giacobbe, per averlo fatto debuttare da interprete teatrale nella pièce “L’Assunzione”, della quale la stessa ha curato drammaturgia e regia, non mancando anche di congratularsi per la riuscita della odierna stagione, peraltro contrassegnata dall’apertura proprio dello stesso artista, One Man Show in Novecento di Baricco.
In conclusione, un pubblico attento e ispirato, ha saputo accompagnare con autentica partecipazione e sincero ripetuto plauso, anche a scena aperta, con ovazione finale, lo spettacolare momento proposto dalla direzione artistica del Nuovo Teatro Scaletta all’interno di una prima stagione di felice varietà, che si avvia alla sua degna chiusura il 24 maggio, sempre in pomeridiana, con la promettente stand – up comedy dell’artista Roberto Lipari, già sold out da tempo.
