Il caso al processo per false dichiarazioni nella domanda di reddito di cittadinanza
Messina – E’ destinata a far discutere la sentenza della giudice per l’udienza preliminare Ornella Pastore che ha dichiarato il non luogo a procedere nei confronti di una 55enne messinese, denunciata per false dichiarazioni dall’Inps dopo il controllo sulla domanda di reddito di cittadinanza. Per la giudice la tesi del difensore, l’avvocato Giovanni Mannuccia, è condivisibile: “Il fatto non costituisce reato”.
Domanda di reddito di cittadinanza falsa?
Non c’era dolo cioè, spiega la giudice nella motivazione del verdetto, nella falsa dichiarazione della donna che, nel compilare la domanda di richiesta del contributo di Reddito di cittadinanza, aveva dichiarato di avere un figlio disabile. Ma il figlio, ha spiegato l’Inps, non aveva ancora la certificazione della disabilità, dichiarata soltanto anni dopo.
Il figlio era disabile davvero
Il requisito della disabilità del figlio era valso alla donna un contributo di circa 6 mila euro aggiuntivi, nel periodo considerato. Il difensore ha dimostrato che all’atto della domanda la madre aveva già iniziato la pratica per vedere riconosciuta la grave disabilità al figlio, certificata anche da una consulenza medica. Nessun reato, quindi, da parte sua, che si è comportata in buona fede.
