Tutti i nomi e le condanne che rischiano i pusher di Mangialupi coinvolti nella retata a luglio 2025
Sono condanne severe quelle che la pm Antonella Fradà ha chiesto per i 23 imputati dell’operazione Gerarchia, l’inchiesta anti droga della polizia scattata a luglio del 2025 a Mangialupi. Al centro, il gruppo capeggiato da Tania Turiano, storico punto di riferimento dei traffici tra Messina e la Calabria.
Tutti i nomi dell’operazione Gerarchia
L’accusa ha chiesto la condanna di tutti gli indagati che, ad apertura del vaglio preliminare, hanno optato per il rito abbreviato, scegliendo di arrivare a sentenza di primo grado in questa fase, senza passare dal dibattimento. Una scelta che consente loro di puntare ad uno “sconto” sul massimo previsto per la pena. A decidere sarà però ora il giudice Nunzio De Salvo, dopo aver sentito anche i difensori alle prossime udienze. Il Pubblico Ministero ha invocato le seguenti condanne: 12 anni per Teresa Acesti, 3 anni e mezzo per Settimo Corridore, 12 anni e mezzo per Giuseppe Astuto, 12 anni per Domenico Coppolino, 18 anni per Nunzio Di Pietro, 20 anni per Santino Di Pietro, 15 anni per Giuseppe Fisichella, 7 anni per Antonino Guerrini e Giuseppe Lo Cascio, 20 anni per Natale Lo Duca, 17 anni e 3 mesi per Salvatore Maiorana, 9 anni per Giacomo Mamone, 15 anni per Salvatore Minniti e Davide Parisi, 16 anni e 3 mesi per Raffaele Giorgio e Rocco Raco, 16 anni e 3 mesi per Filippo Raso, 12 anni per Alessio Romeo, 6 anni per Michele Sorrenti, 12 anni per Carmela Turiano, 20 anni per Tania Turiano, 12 anni per Massimo Famà D’Assisi. La parola passa ora ai difensori, gli avvocati Giuseppe Bonavita, Tino Celi, Salvatore Silvestro, Gianmarco Silvestro, Tino Celi, Antonio Aliano.
La retata anti droga al quartiere – fortino
Il bliz della polizia è scattato a fine luglio 2025 con 14 arresti chiesti dalla Direzione distrettuale anti mafia di Messina. Al centro degli accertamenti c’è la figura di Santino Di Pietro, accusato di aver continuato a gestire i suoi traffici anche da dietro le sbarre. Il suo principale contatto con l’esterno sarebbe stato la zia Tania Turiano, attraverso un telefonino a sua disposizione in cella. Interrogata dopo l’arresto, Tania Turiano ha negato di aver avuto a che fare con lo spaccio di droga gestito dal nipote. Nelle conversazioni intercettate la storica capa del rione Mangialupi pianificava la festa di compleanno della compagna del nipote in carcere attraverso quel cellulare. Ma in alcune conversazioni, secondo gli inquirenti, non parlava affatto di regali di compleanno ma di droga.
Pentiti, gole profonde e rifornimenti di droga in moto d’acqua
Gli investigatori della Questura hanno ricostruito la gerarchia del clan di Mangialupi grazie anche ia pentiti. Fra questi Settimo Corritore, storico braccio destro dei vertici del gruppo che traffica droga tra Messina e la Calabria, che nel 2022 ha scelto la strada del pentimento svelando tanti retroscena negli affari delle famiglie messinesi della droga. Hanno raccontato tanti particolari delle importazioni di cocaina dal Reggino anche Domenico Parisi, Giovanni Cangemi e Mario Rella. Intercettando le conversazioni del gruppo e pedinandoli, la Polizia ha scoperto che i rifornimenti di hashish e cocaina avvenivano in Calabria dove, da Mangialupi, i trafficanti arrivavano in moto d’acqua.
I retroscena della gambizzazione di Nunnari
La gambizzazione di Marcello Nunnari era stata pianificata dal clan di Mangialupi per contrasti nati nel mondo della droga e perché l’uomo era considerato uno “sbirru”, un confidente delle forze dell’ordine. I pentiti hanno svelato infatti un importante retroscena sulla sparatoria avvenuta nel luglio 2023 alla rotonda di viale Europa, quando fu gambizzato Marcello Nunnari. Dietro il ferimento, hanno raccontato i collaboratori di giustizia, c’era proprio il clan di Mangialupi. Per il fatto sono stati condannati definitivamente gli esecutori.
