Nell'incontro con la candidata sindaco del centrosinistra ha analizzato la sanità attuale e dato le ricette: "Risorse e riforme, ecco quali"
di Giuseppe Fontana
MESSINA – Si è parlato a lungo di sanità e territorio nell’incontro dal titolo “Cura delle persone” organizzato dal Pd con ospite l’ex ministro della Salute Roberto Speranza. Con lui la candidata sindaca Antonella Russo, il segretario regionale del Pd Anthony Barbagallo e il deputato all’Ars Calogero Leanza.
Dopo una serie di interventi da parte dei rappresentati degli ordini professionali legati al mondo sanitario, è stato dato spazio all’ex ministro. Ma prima Antonella Russo ha ringraziato Speranza per la presenza e per “la grande vicinanza del partito nazionale”. Poi la sanità nel programma e la situazione di Messina: “Schifani l’ha detto più volte che non disegnava una direzione privatistica della sanità. E l’ha fatta. La situazione siciliana è disastrosa e fa il paio con quella dei nostri 108 Comuni. La medicina territoriale può essere la salvezza, visto che ci sono comuni che distano dagli ospedali 2 ore e ci sono ambulanze senza medici. Il fascicolo digitale qui è una chimera, esempi di mala sanità potremmo farne tanti. Non funzionano le case di comunità perché senza personale. I pronto soccorso degli ospedali funzionano grazie alle cooperative private e ai medici da Cuba. Noi siamo diversi dagli altri e non solo perché non urliamo o non facciamo una politica aggressiva. Siamo diversi perché il nostro programma parla proprio di cura, che non è solo del territorio o dei giovani ma anche dell’aspetto sanitario. Se la città ci darà fiducia, la prima sindaca di Messina farà ciò si deve fare da massima autorità sanitaria. Un sindaco non firma solo tso, ma ha l’obbligo di compiere azioni di tutela per la salute dei cittadini. Pensiamo agli sportelli per facilitare l’accesso alla sanità, alla prevenzione attraverso corretti stili di vita per gli anziani, iniziative per la salute mentale per aiutare tante persone e famiglie oggi in difficoltà. Noi abbiamo inserito nel nostro programma un osservatorio per la salute e la prevenzione e siamo gli unici ad averlo fatto tra i candidati sindaci”.

Poi Speranza, che dopo i ringraziamenti di rito, ha affermato: “Antonella sta facendo uno sforzo grande e volere queste momento è dimostrazione di grande sensibilità. Perché parlare di sanità? Perché è il tema più importante per la vita reale e concreta delle persone. Quando ci si presenta agli elettori bisogna far capire come la si pensa sul tema. Oggi voglio offrire un contributo. L’Italia vive un momento complicatissimo sulla sanità e quanto ho ascoltato qui e Barcellona oggi mi dà la conferma. Nel mondo esistono due modelli: il primo si basa sull’universalità e la nostra Costituzione ne parla. Significa che se una persona sta male, indipendentemente da colore della pelle, soldi, condizioni di ogni tipo, deve essere curato perché è un essere umano. Lo dice l’art. 32 della Costituzione”.
L’ex ministro lo ha letto e poi ha proseguito: “Individuo è una parola fondamentale, che coincide con essere umano. Da questo passa l’universalità. Ma non è l’unico modello nel mondo. L’altro, opposto, passa dalla cura se si sta male, ma a condizione che o hai soldi per pagare o hai sottoscritto un’assicurazione che copra le spese. Sono due modelli diversi, il giorno e la notte. Qual è il punto oggi? Che in Italia in questo momento, nella vita delle persone, siamo a un millimetro dal cambio di modello e senza toccare la Costituzione e le leggi fondamentali”.
Speranza ha proseguito: “Oggi non cambia la Costituzione né le leggi, ma nella vita delle persone c’è già chi misura questo cambiamento di modello. C’è chi deve mettere le mani al portafoglio per curarsi e questo vuol dire che nella sua vita il modello è già cambiato. Non è il fare o meno una strada o un ponte, ma stiamo parlando della regola essenziale dello stare insieme. Nel nostro modello una persona che sta male è un problema di tutti noi. Nell’altro è un problema solo di quella persona. Il punto è la differenza tra un’economia di mercato e una società di mercato. La prima permette di avere scarpe più belle o le vacanze in certi posti se sei ricco. Ma essere ricco o povero non può cambiare il se ti curi e come ti curi. Noi vogliamo una società fatta di individui uguali. Dobbiamo dirlo con forza, solo così possiamo dire dove andiamo”.
“Le 15 liste di Basile simbolo di sfiducia nella politica”
Speranza ha poi attaccato sulle 15 liste di Basile: “Sono il simbolo della sfiducia della gente nella politica. Non ci credo più e allora è meglio votare un parente o un amico. Qui invece parliamo di sanità e c’è grande differenza tra chi la pensa come noi e chi no. Non può prevalere la logica del profitto anche su questo tema. Dobbiamo fare insieme una grande battaglia. Il PD negli ultimi anni ha fatto diventare questo il primo tema in agenda e lo riconosco alla segretaria Elly Schlein. E come si fa? Chiedendo più risorse, intanto. Quando ero ministro dicevo che c’erano tante macerie ma forse lì poteva nascere un fiore. Ricordo l’immagine del venerdì di Pasqua del 2020 con Papa Francesco da solo a Piazza San Pietro, in quei giorni difficilissimi. Lui disse che peggio di questa crisi c’è solo il rischio di sprecarla. Per me fu un pugno nello stomaco. Mi dissi: ma come potremmo mai sprecarla? Ci dimenticheremo? Più di 6 anni dopo lui aveva ragione e quel fiore non è nato. In quella fase eravamo a oltre il 7% di spesa sanitaria nel PIL. Ce lo chiedeva l’opinione pubblica, non perché io fossi più bravo. In quel momento la storia ha stravolto le nostre vite. Poi però cos’è avvenuto? Che dopo l’emergenza ci siamo dimenticati e abbiamo rimosso tutto. Non è giustificabile per uno Stato. Mese dopo mese la spesa è scesa e oggi siamo un pelo sopra il 6% ed è previsto che si andrà sotto. Quella è la soglia di collasso di un servizio sanitario nazionale. Ci sono tanti territori dove si è già passato il limite. Sono aree fragili, che non hanno il fisico per reggere. Se lo Stato viene meno è tutto più faticoso”.

L’ex ministro ha concluso: “Solo spiegando la differenza tra noi e loro possiamo convincere chi non vota a tornare a votare. Cosa abbiamo fatto noi per convincere questa gente fino in fondo di questa visione diversa? Dobbiamo combattere sulle risorse e sui modelli. La prima grande sfida è il personale. Non puoi costruire una sanità migliore se non partendo da chi ci lavora dentro. Invece ti sei messo una camicia di forza dicendo che non puoi spendere se non quanto facevi nel 2004. Io ho alzato il tetto ma non sono riuscito ad abbatterlo. È un danno. Questo tetto di spesa per il personale va abbattuto. La seconda sfida è il territorio. Questa sanità va rafforzata e la questione riguarda i Comuni, con l’assistenza domiciliare e tante altre iniziative che si possono fare. Il sanitario e il sociale sono due facce della stessa medaglia. Nella vita delle persone è così. Ma in Italia abbiamo diviso le cose. Le Case di comunità sono nate per andare oltre questa idea di separazione. Deve essere il luogo di presa in carico di entrambi i problemi. Per questo dicevo che bisognava farle vicino ai Comuni. E la terza sfida, infine, è l’investire di più nella sanità digitale. È una partita enorme, la parola chiave è prossimità. Un medico che arriva a casa ma anche un sistema che dialoga con la persona attraverso la tecnologia. Siamo in ritardo e non è giustificabile. I dati sanitari sono una ricchezza e fino a pochi anni fa si disperdevano. Col Pnrr abbiamo deciso che ci sarà un unico deposito di dati sanitari. Serve ad avere una fotografia quotidiana del quadro epidemiologico del Paese. Malattie, epidemie, bisogni. È essenziale capire dove si mettono questi soldi. L’infrastruttura è pronta ma le Regioni devono attivare questi canali. La priorità assoluta restano le risorse, ma servono queste tre riforme su personale, territorio e digitale”.

