La sentenza dell'operazione Eco Beach, nel 2020 i Noe arrestarono 11 persone. Nel mirino un impianto di Giardini Naxos
Messina – Sono 14 condanne quelle decise dal Tribunale alla fine del processo Eco beach, ma ci sono anche 4 assoluzioni. Il verdetto segue l’operazione dei Carabinieri del Noe su un grosso traffico di rifiuti tra Giardini Naxos e Taormina.
La sentenza
Ecco le condanne di primo grado per tutti gli imputati coinvolti: 9 anni per Venerino Savio, 8 anni e mezzo per Eugenio Faraone, 4 anni per Gaetano Monastra e Stefano Codevilla, 3 anni e mezzo per Giuseppe Monaco e Giovanni Longo; 3 anni per Romolo Barbini e Concetta Sarlo, 2 anni per Patrizia Savio (pena sospesa) e Davide Giunta, un anno e mezzo per Giuseppe Savio, Rosario Catanzaro; 2 anni e 3 mesi per Vincenzo Intilisano, 2 anni e mezzo per Rosario Russo. Assolti invece l’ex sindaco di Giardini Naxos Pancrazio Lo Turco, Simone Savio, Basilio Gugliotta, Alessio Tartaglia, l’allora dirigente della Città Metropolitana di Messina Armando Cappadonia, prescrizione per Giovanni Lo Turco.
L’operazione Eco Beach
Il blitz dei Noe nel comprensorio di Giardini Naxos risale al 2020. 11 gli arresti scattati tra gli operatori di alcune società di raccolta rifiuti che operavano in un impianto di trattamento risultato abusivo in un’area sottoposta a vari vincoli, tra cui quello idrogeologico. La Direzione distrettuale antimafia di Messina – l’indagine era coordinata dalla procuratrice aggiunta Rosa Raffa – ipotizzò la complicità di dirigenti pubblici e amministratori. Associazione per delinquere, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, gestione di rifiuti non autorizzata, realizzazione di discariche abusive, invasione di terreni, deviazione di acque, falsità ideologica, falsità materiale, abuso d’ufficio e corruzione i reati inizialmente contestati a vario titolo.
Torrenti diventate strade, ecco perché l’ispezione dei Noe
I primi controlli dei Noe risalgono al 2018. I carabinieri scoprirono che un lungo tratto del torrente San Giovanni era stato trasformato illecitamente in strada carrabile, in contrada Cantaro di Taormina, per far passare i mezzi pesanti che trasportavano i rifiuti. Era stata così ristretta la larghezza del torrente, creando rischio di inondazioni. Per l’impianto di trasformazione rifiuti, dove vennero trovati inquinanti e materiale pericoloso, scattò il sequestro.

