Tra cantieri ferroviari, nodi logistici nello Stretto e la saturazione degli scali minori, la chiusura di Fontanarossa non può più essere gestita come un evento eccezionale
L’eruzione dell’Etna e la conseguente pioggia di cenere vulcanica sull’aeroporto di Catania Fontanarossa continuano a mettere a dura prova il sistema della mobilità dell’isola. Ma la chiusura temporanea dello scalo etneo rappresenta un evento ampiamente prevedibile e ciclico. Trattare le sospensioni dei voli come emergenze straordinarie costituisce un limite gestionale che si riflette sui viaggiatori, costretti a fare i conti con riprogrammazioni complesse e trasferimenti spesso improvvisati. Con l’attuale presenza dei cantieri per il raddoppio ferroviario sulla linea Palermo-Catania, che impongono l’interruzione della tratta e l’uso di autobus sostitutivi, la gestione dei flussi di passeggeri richiede una visione strutturale e non più emergenziale.
I limiti degli scali alternativi e il collo di bottiglia dello Stretto
Durante i periodi di inattività dell’aeroporto di Catania, il traffico aereo viene solitamente ripartito tra gli altri impianti della regione e della vicina Calabria. L’aeroporto di Comiso, pur essendo la struttura più vicina, si trova a dover gestire un volume di passeggeri e di aeromobili sproporzionato rispetto alle dimensioni dei propri spazi a terra e dei piazzali di sosta. D’altra parte, gli scali di Palermo e Trapani riescono ad assorbire volumi di traffico più consistenti, ma risentono della distanza e delle difficoltà della rete viaria e ferroviaria regionale.
L’opzione dell’aeroporto di Reggio Calabria, infine, si scontra con una duplice criticità: da una parte le limitazioni operative legate alle specifiche abilitazioni richieste ai piloti per via della conformazione orografica del territorio, dall’altra le complessità logistiche dovute all’attraversamento marittimo dello Stretto. Un problema, quest’ultimo, che vale anche per Lamezia Terme, che però viene spesso preferito per la maggiore capacità recettiva, pur comportando tempi di percorrenza stradale molto lunghi per chi è diretto nella Sicilia orientale.
Le soluzioni per un piano di continuità operativa integrato
Per superare queste criticità occorre passare da una logica di intervento estemporaneo a un protocollo di continuità operativa ad attivazione automatica. Un piano di questo tipo dovrebbe basarsi su accordi quadro preventivi stipulati con le aziende di trasporto stradale e ferroviario, capaci di mobilitare immediatamente flotte di autobus e treni dedicate non appena viene disposta la chiusura dello scalo principale.
La ripartizione dei voli dovrebbe seguire una logica coordinata in base alle caratteristiche delle singole strutture: Comiso potrebbe essere potenziato con strutture modulari temporanee a terra per gestire i flussi a corto raggio, mentre Palermo e Trapani possono essere impiegati per le rotte a lungo raggio. Soltanto attraverso una procedura logistica codificata e supportata da tecnologie avanzate di rimozione della cenere e di previsione meteorologica sarà possibile garantire il diritto alla mobilità dei cittadini senza paralizzare i collegamenti dell’isola ad ogni manifestazione del vulcano.
Le difficoltà degli spostamenti
La gestione, comunque, resta complicata. Trasferire migliaia di persone da uno scalo all’altro, specie quando succede all’improvviso per un’emergenza, è una macchina logistica enormemente complessa.
Non si tratta solo di dirottare un aereo: bisogna riprogrammare i turni degli equipaggi e del personale di terra, recuperare o riassegnare gli slot di decollo e atterraggio, coordinare il carico e lo smistamento dei bagagli e gestire la logistica dei trasferimenti via terra.
A tutto questo si aggiunge la gestione dei passeggeri stessi, che spesso affrontano ore di attesa, ritardi e cambi di itinerario improvvisi, rendendo l’intera situazione un vero e proprio test di stress per tutte le strutture coinvolte. Riuscire a reperire in poche ore decine di autobus turistici con relativi autisti, in gran parte già impiegati nei servizi estivi ordinari, si rivela un collo di bottiglia imponente, senza dimenticare i lavori in corso: su strada, verso Comiso il raddoppio della Ragusa – Catania; su ferrovia il raddoppio della Palermo – Catania.

