La filosofia di Meno Venti. Il 12 agosto in serale presso la Tenuta Capo Rasocolmo è andata in scena la performance Veglia.
Il 12 agosto in serale presso la Tenuta Capo Rasocolmo è andata in scena la performance Veglia.
Una coraggiosa produzione E Production/Meno Venti, Artisti Drama, di e con Consuelo Battiston e Gianni Farina. Ospite musicale Lorenzo Muazzini in arte Muni, consulenza sonora Mirto Baliani
Insolita, creativa mise en espace questa, volta a festeggiare, lo scorso anno il 20esimo compleanno di Meno Venti , e i momenti celebrativi durano a tutt’oggi. Nulla è scontato, A partire già dall’intitolazione, che fa rimando a concetti diversificati.
E infatti, oltre alle veglie, concepite un tempo come ritiri, raduni, e ai nostri tempi sussistenti in ambito religioso tout court, ove non sempre una sostanza accompagna la forma che impera, esiste poi la declinazione essenziale del sostantivo in guisa di vigile attesa, in cui siamo presenti a noi stessi, con i sensi in allerta, in una condizione privilegiata che ci consente di penetrare l’essenza delle cose; si è voluta, ancora, attenzionare anche la veglia funebre, momento assai importante, ove si rende onore al defunto, utile per vivere appieno e sentire il doloroso distacco, di certo non disgiunto da rievocazione dei trascorsi con chi più non è. Infine il veglione che preclude a fasi temporali di passaggio, che si è intenzionati a contrassegnare in termini di riti in compagnia, come il Capodanno, quale esemplificazione propiziatoria di nuovo inizio…in realtà poi non difforme da ogni altro già intercorso.
Se questo è a grandi linee il contenuto del progetto per formativo, le modalità ed i percorsi di sviluppo sono stati assai originali: non si può sottacere infatti la sottesa, ma non più di tanto, ironia dissacrante che ha avvolto scenari solitamente dipinti a tinte buie. E invece nella piece tutto è stato gioco, estatica meraviglia, ricerca del vero che non è mai disgiunta dalla considerazione che non esista una verità assoluta, ma tante facce di essa, vero che confina peraltro con il suo contrario, la finzione. Ciò che sembra non è, a cominciare dalla scultura raffigurante una fiamma che brucia, riferibile allo scultore Oscar Dominguez. È, invece è solo un simulacro del fuoco acceso, e ciò induce a pensare che anche tutto il resto sia illusorio, come il cerchio di spettatori intenti ad ascoltare storie, come si fosse in un ambito amicale…ma non è così
Lo script di riferimento è “Le cercle des menteurs”, ove è forte l’assonanza alla circolarità, a ciò che si apre e deve chiudersi, come le esistenze terrene, e, costituendo tale assioma dato immodificabile, ecco che con il macabro si deve scendere a patti per renderselo digeribile.
Così è trascorsa 1 ora e 10 min circa, durante la quale siamo stati sferzati piacevolmente da una causticità celata dietro la finta spensieratezza, in questa rappresentazione della vita terrena spiazzante e autentica nella sua impossibilità di fissarla per un tempo che non sia l’istantaneità. Ha fatto molto riflettere, aldilà delle improbabili scommesse (per indovinare il numero dei fagioli, pur se con approssimazione), delle sfide, (quali riuscire a prendere cibo finto con lunghissime bacchette), della raffigurazione del cadavere vegliato sdraiato su una sagoma, delle narrazioni grottesche, (che hanno anch’esse chiamato in causa gli astanti per svelare pubblicamente una propria figuraccia), oltre tutto ciò, voglio significare, è residuata l’atmosfera fintamente di celia, ove lo scherzo è stata la mise en scene del non sense, che necessita cogliere e superare per condurre lo spazio tempo concesso in guisa naturale, senza ricercare la Verità assoluta, che né le religioni, né la filosofia possono elargire. Lo spettacolo è stato degnamente completato da sonorità mai fuori posto, a scandire quanto in rappresentazione.
I Meno Venti , gia apprezzati in quel di Messina per l’assenza di banalità, hanno allora anche in questa prova molto di ricerca, non di puro estro, al di là delle apparenze, ma di cerebrale scandaglio, dato al numerosissimo pubblico presente e plaudente spunti di non ordinario studio teatrale, intelligente e contro i rituali plastificati che si sono voluti mettere alla berlina.
Ha ancora colto nel segno, allora, Il Cortile Teatro Festival, con il Direttore Artistico Roberto Zorn Bonaventura, coadiuvato da uno staff rodato e sempre all’altezza, nel proporre questa Rassegna in spazi differenziati , con La splendida Tenuta Capo Rasocolmo non solo cornice consona, ma punto di snodo di un corretto modo di valorizzare il territorio, a iniziare dalle bontà enogastronomiche frutto di sapiente produzione locale e al proporre anno dopo anno interessanti momenti artistico culturali di pregnanza indiscussa.
Infine, sottolineo la denominazione artistica prescelta, che fa preciso riferimento alle temperature bassissime in atto in Toscana nel contesto della genesi della compagnia …e ciò è verità.
Foto di Giuseppe Contarini

