Lo sciame sismico sul basso Tirreno, ecco cosa c'è da sapere

Lo sciame sismico sul basso Tirreno, ecco cosa c’è da sapere

Daniele Ingemi

Lo sciame sismico sul basso Tirreno, ecco cosa c’è da sapere

Tag:

domenica 25 Ottobre 2026 - 07:41

Si è trattato di un’attività articolata su un sistema di faglie attive e in un settore a elevata pericolosità di terremoti. Tra Ustica e le Eolie

La sequenza sismica nel Mar Tirreno meridionale, nell’area marina a circa 30 km a nord-ovest di Alicudi (Isole Eolie), è iniziata nella notte del 20 ottobre e ha registrato un’intensificazione significativa venerdì, con decine di eventi localizzati dalla Rete sismica nazionale dell’Ingv, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Gli epicentri si concentrano in una fascia già nota per la sismicità, tra Ustica e le Eolie, in un settore a elevata pericolosità sismica.

Il terremoto più forte si è verificato alle 12:19 ora italiana del 23 ottobre, con magnitudo momento Mw 5.5 (inizialmente stimata ML 5.0) e ipocentro a circa 9 km di profondità. È stato preceduto e seguito da numerosi eventi, tra cui scosse di magnitudo intorno a 4.0-4.6 (ad esempio ML 4.3 alle 11:51 e un evento di circa 4.6 nel pomeriggio). La sequenza non segue un andamento classico di scossa principale seguita da repliche in rapida diminuzione. Ma presenta foreshock e un numero rilevante di eventi di magnitudo superiore a 4.0, configurandosi come un’attività articolata su un sistema di faglie attive.

Meccanismo focale e origine tettonica

Come spiegano i sismologi dell’Ingv, gli eventi di questa sequenza sono crostali (nella parte superiore e fragile della crosta, con profondità tipiche di 8-30 km circa) e non sono legati allo scorrimento profondo dello slab ionico in subduzione sotto il bacino tirrenico. Il meccanismo focale indica un regime compressivo orientato approssimativamente nord-sud. Si tratta di un movimento lungo faglie inverse (o con componente compressiva).

foto terremoti

Questa cinematica è l’espressione diretta della convergenza tra la placca africana e quella euroasiatica. Le misure geodetiche e i dati GPS mostrano tassi di convergenza fino a circa 1,5 mm/anno lungo il dominio compressivo che si estende al largo della costa tirrenica siciliana da Ustica fino verso Stromboli. L’area fa parte del cosiddetto “Sistema Sud Tirrenico” (o sistema Sisifo-Alicudi), un sistema di faglie attive che attraversa la fascia da Ustica alle Eolie. Qui convivono strutture con movimenti prevalentemente orizzontali e altre legate a compressione. Non c’è correlazione con l’attività del vulcano sottomarino Marsili, la distanza e la natura compressiva (opposta alla distensione tipica del vulcanismo locale) escludono un legame diretto.

I due eventi di magnitudo superiore a 5 Mw vanno interpretati come la rottura completa di due segmenti della stessa faglia (o di segmenti strettamente collegati all’interno del sistema). La rottura di questi segmenti ha rilasciato l’energia accumulata dalle tensioni tettoniche, spiegando l’intensità degli eventi principali all’interno della sequenza.

Perché le scosse si sentono ma non sono pericolose

Le scosse sono state avvertite su un’ampia area della Sicilia settentrionale (da Palermo a Messina e oltre, con segnalazioni anche verso Catania e Siracusa) e in parte della Calabria, grazie alla profondità relativamente superficiale che consente una buona propagazione delle onde sismiche. Tuttavia, non rappresentano un pericolo significativo per le zone abitate. Gli epicentri si trovano a debita distanza dalla costa, circa 60 km dalla costa settentrionale della Sicilia e a diverse decine di chilometri dalle isole Eolie più vicine (oltre 30 km da Alicudi). Questa distanza attenua fortemente gli effetti al suolo sulle aree costiere e abitate. Non sono stati segnalati danni rilevanti e l’eventuale allerta tsunami automatica (attivata per precauzione a causa della magnitudo e della localizzazione marina) è stata rapidamente revocata, in quanto eventi di questa energia e di questo tipo non generano maremoti pericolosi, mentre eventuali frane, lungo i ripidi pendii eoliani, possono.

La zona è storicamente attiva. Eventi di magnitudo intorno a 5 o superiori si sono verificati in passato (ad esempio Mw 5.7 nel 1980 vicino ad Alicudi, con effetti locali fino al VI-VII grado MCS; eventi del 1957 intorno a 5.2-5.3). Sequenze simili, sebbene di minore intensità, si sono registrate anche di recente (marzo 2026, poco più a sud). L’attività attuale rientra nella normale dinamica di un settore tettonicamente complesso e monitorato continuamente dall’INGV. La sequenza sta continuando, ma con eventi minore, generalmente di 2 Ritchter, e qualche scossa sopra il 3. Segno di un lento decadimento, dopo i due eventi principali di ieri. Ma come sappiamo sui terremoti e sulle sequenze sismiche non possiamo fare previsioni.

Articoli correlati

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Premi qui per commentare
o leggere i commenti
Tempostretto - Quotidiano online delle Città Metropolitane di Messina e Reggio Calabria

Salita Villa Contino 15 - 98124 - Messina

Marco Olivieri direttore responsabile

Privacy Policy

Termini e Condizioni

info@tempostretto.it

Telefono 090.9412305

Fax 090.2509937 P.IVA 02916600832

n° reg. tribunale 04/2007 del 05/06/2007

Questo sito è associato alla

badge_FED