La "pace inevitabile" e l'eredità culturale del politico in un'iniziativa universitaria
MESSINA – Il 29 e 30 ottobre scorsi l’Università di Messina ha ospitato un interessante convegno di studi sul “Sindaco Santo”. Un convegno che ne ha ripercorso l’eredità tra diritto, politica e Mediterraneo. Dalle radici siciliane all’azione politica a Firenze, all’impegno nella Costituente e in Parlamento, fino alla diplomazia internazionale: un messaggio di straordinaria attualità.
C’è un filo rosso che unisce la cittadina di Pozzallo, nel ragusano,alla Messina devastata dal terremoto del 1908, e da lì a Firenze fino alle capitali del mondo. È il filo della “pace inevitabile”, l’intuizione politica e spirituale più alta di Giorgio La Pira. Per celebrare e studiare questa eredità, a cento anni dalla partenza da Messina, dove il giovane La Pira si era formato per poi seguire il proprio maestro di studi, il romanista Emilio Betti, a Firenze nel 1926 e lì conseguire la laurea in Giurisprudenza, l’Università di Messina ha organizzato un importante convegno di studi, svoltosi nei giorni scorsi nell’Aula magna del Rettorato.

L’evento, promosso da un comitato scientifico composto dadocenti (i proff. Lorenzo Casini, Enzo Cicero, Alessandro Cusmà Piccione, Luigi D’Andrea, Alberto Randazzo, Marco Scarpa e Angela Villani) dei Dipartimenti umanistici dell’Ateneo peloritano, da Giurisprudenza a Scienze Politiche e giuridiche, Civiltà antiche e moderne e Scienze cognitive, si è proposto l’obiettivo di restituire la complessità di una figura spesso ridotta a icona agiografica, restituendole il suo pieno spessore di giurista, politico e abile tessitore di diplomazia internazionale.
Dopo il saluto del prorettore dell’Università di Messina, prof. Giuseppe Giordano, la prima sessione si è aperta con un focussulla formazione del giovane La Pira nel contesto della Messina post-terremoto, città in cui, a partire dal 1914, ospite dello zio Luigi Occhipinti frequentò l’istituto tecnico Jaci, diplomandosi nel 1921 per iscriversi – dopo il conseguimento della maturità classica l’anno seguente – alla Facoltà di Giurisprudenza. Non si può comprendere il “Sindaco Santo” senza partire dalla Sicilia. Come ha evidenziato Antonio Baglio nel suo intervento di apertura, richiamando gli studi di Giuseppe Miligi, Francesco Mercadante, Luigia Furnari, Marcello Saija, Sergio Palumbo e altri, emerge la figura di un ragazzo vulcanico e irrequieto, che mitizzava D’Annunzio e inneggiava all’impresa fiumana, con una iniziale simpatia – presto abbandonata – per Mussolini. Il giovane La Pira era animato – come ha sottolineato ancora Baglio – da una passione letteraria sorretta da importanti e onnivore letture extrascolastiche e assecondata da validi docenti di italiano, sfociata, insieme al cosiddetto “Gruppo del Tecnico” (lo Jaci), in una vivace attività giornalistica con la “Società Letteraria Peloro” e il periodico “Nuovo Giornale Letterario”. Una formazione avvenuta all’interno di un contesto non certo agevole, come quello delle baracche, ma che si alimentava di quella voglia di riscatto morale e materiale viva in una generazione di giovani, alcuni dei quali destinati a un importante futuro professionale e culturale, come nel caso della triade di amici formata dallo stesso La Pira, da Salvatore Quasimodo, cui sarebbe stato assegnato il premio Nobel per la letteratura nel 1959, e Salvatore Pugliatti, divenuto poi un insigne giurista, rettore dell’Università di Messina per un ventennio e accademico dei Lincei. Fondamentali nell’esperienza messinese si sarebbero rivelati gli incontri con i fratelli Rampolla del Tindaro (Federico e Mariano) e l’amicizia con il filosofo Guido Ghersi, autore del romanzo “La città e la selva”, con cui condivise l’approdo a un cattolicesimo più convinto e impegnato.
Nel secondo intervento, dal titolo “La tecnica deve affinare, non isterilire”. Giorgio La Pira e l’insegnamento del diritto,Francesca Terranova (UniPA) ha posto l’accento su doti e virtù di La Pira docente di diritto romano, la sua grande umanità e il rigore metodologico, la sua capacità di dialogare con i giovani e di trasmettere valori e vividi insegnamenti.
Preziose sono state pure alcune testimonianze dirette, affidate agli interventi della nipote Adele Angelino, di Nino Giordano, di Grazia Dormiente, presidente dell’associazione “Giorgio La Pira – spes contra spem” di Pozzallo, che ha ricordato i legami del politico con la sua terra natale, e dei padri domenicani di Messina, a rievocarne il legame con la spiritualità domenicana germogliata proprio in riva allo Stretto.
Nella giornata del 30 ottobre, la prima parte, moderata da Luigi D’Andrea, costituzionalista del nostro Ateneo, si è concentrata su La Pira politico, uomo di diritto, Costituente e parlamentare DC, con l’intervento di Alberto Randazzo (UniME) che si è soffermato sul ruolo dei cattolici in politica e sul profilo specifico di un La Pira in cui spiritualità e azione pubblica risultavano inscindibili.
Leonardo Bianchi (UniFI) ha focalizzato l’attenzione sul contributo fondamentale offerto dall’esponente democristianoall’Assemblea costituente, mostrando come La Pira abbia lottato per una “Costituzione per l’Uomo come Casa comune”, un testo fondato sulla centralità della persona. L’esperienza amministrativa fiorentina è stata invece tratteggiata da Enzo Cacioli, già sindaco di Castelfranco Piandisco, che in un appassionato intervento ha ricordato l’impegno lapiriano – che fu sindaco di Firenze dal 1951 al ’57 e dal ’61 al ’65 – sul versante della promozione delle“officine” per il lavoro e della costruzione delle case per i senza tetto, come misure imprescindibili di welfare, giustizia sociale e carità evangelica.
Successivamente, nella seconda parte della giornata, moderata da Marco Scarpa (UniME), il tema del Mediterraneo e la diplomazia della pace sono state al centro delle relazioni delle prof.sse Angela Villani (UniME) e Bruna Bagnato (UniFI), che hanno richiamato l’importanza rivestita dai celebri “Colloqui mediterranei” promossi tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta, sia come strumento di diplomazia “informale” capace di mettere in contatto e a confronto i rappresentati di paesi sin lì ostili e in guerra, sia perché resero Firenze una capitale morale del dialogo tra Nord e Sud del mondo.
Particolarmente interessante si è rivelato il contributo di Lorenzo Casini (UniME), che ha letto Il Mediterraneo di La Pira attraverso lo sguardo di Taha Husayn, il grande intellettuale egiziano, a dimostrazione di come il dialogo interreligioso e interculturale fosse per La Pira una necessità politica oltre che spirituale. Marcello Garzaniti (UniFI) ha affrontato il delicato tema di La Pira, la Russia, la pace, ricordando i suoi audaci viaggi a Mosca, mentre Enzo Cicero (UniME) ha chiuso i lavori riflettendo su Persona, libertà e pace in La Pira.
Fulvio Arena – tirocinante in giornalismo – Universita’ degli Studi di Messina

