Palacultura, Sciortino e Solisti Aquilani ottimi interpreti tra Mozart e il Novecento

Palacultura, Sciortino e Solisti Aquilani ottimi interpreti tra Mozart e il Novecento

Giovanni Francio

Palacultura, Sciortino e Solisti Aquilani ottimi interpreti tra Mozart e il Novecento

domenica 08 Novembre 2026 - 16:52

A Messina sabato un programma musicale intessante grazie al compositore e all'affermata orchestra

MESSINA – Ieri il Palacultura ha visto il ritorno del compositore, pianista e direttore Orazio Sciortino, già altre volte gradito ospite delle sale da concerto messinesi, che si è esibito con I Solisti Aquilani, affermata Orchestra da camera italiana, per la stagione musicale dell’Accademia Filarmonica.

Molto interessante il programma, dal classico al contemporaneo, che è iniziato con una composizione dello stesso Sciortino, cui hanno fatto seguito due brani di Mozart di assoluto valore artistico, per concludere, nella seconda parte, col celebre “Verklärte Nacht” di Schönberg.

Il concerto è iniziato con l’esecuzione di una composizione di Sciortino, intitolato “Serenata Interrotta Notturna”, un brano che inizia con un andamento sincopato, molto ritmato, tranquillo, per poi movimentarsi senza andare verso una precisa direzione, come ha spiegato Sciortino stesso introducendo i brani proposti, e avvertendo di non applaudire alla fine della Serenata, in quanto, senza soluzione d continuità, l’Orchestra ha dato inizio all’”Adagio e Fuga” in do minore K. 546, di Wolfgang Amadeus Mozart. Con questo brano, un piccolo ma straordinario capolavoro del compositore austriaco, Mozart riprese una Fuga composta cinque anni prima (1783), la K 426 in do minore per due pianoforti, e la adattò per orchestra da camera, facendola precedere da un Adagio, sempre in do minore, di straordinaria profondità, di grande ispirazione, che prelude al romanticismo, mentre la Fuga, dall’incedere inesorabile, è stata definita da Aber “Il contributo più grandioso dato da Mozart al genere della fuga”.

Ancora Mozart a concludere la prima parte del programma, con l’esecuzione del Concerto per pianoforte e orchestra K 449 in Mi bemolle maggiore, che ha visto Sciortino nelle vesti di direttore d’orchestra e di pianista solista.

Mozart contribuì come nessun altro all’evoluzione della storia del concerto per pianoforte e orchestra, componendo ben 27 concerti per tale organico, dei quali uno per tre ed uno per due pianoforti, durante tutto il corso della sua vita, e innovando totalmente il genere con il raggiungimento di un perfetto equilibrio fra piano e orchestra, lasciando ai posteri una serie di capolavori, pietre miliari che hanno elevato questo genere musicale a vette inaccessibili. Il pianoforte nei concerti mozartiani non ha più il ruolo di solista protagonista (pretesto per sfoggiare il virtuosismo del pianista di turno, mentre l’orchestra si limitava ad un discreto accompagnamento), ma diventa parte integrante dell’orchestra stessa, con la quale ora dialoga, ora si alterna secondo lo schema di domanda e risposta, ora suona all’unisono con essa.

Il Concerto K 449 costituisce il primo di una serie di sei concerti composti a Vienna fra il 1784 e il 1786, ed è l’unico che ben si adatta anche ad una piccola orchestra da camera, ove i fiati previsti in organico hanno solo una funzione di riempitivo timbrico, e possono quindi anche essere omessi, come accaduto nel concerto del Palacultura, essendo i Solisti Aquilani un’orchestra di soli archi.

Il concerto contiene tutte le caratteristiche illustrate sopra, e si compone di un primo tempo “Allegro vivace” dal carattere brillante, ricco di temi incisivi; un secondo movimento “Andantino” estremamente lirico, ove si dispiega magicamente quella sovrana e lieve malinconia mozartiana; un terzo movimento “Allegro ma non troppo” assai interessante per l’elemento ritmico e contrappuntistico che lo contraddistingue.

Buona la prova degli orchestrali e del pianista, con una gusta scelta di tempi nel concerto, mentre il complesso è apparso forse un po’ fiacco, comunque meno incisivo, nell’esecuzione dell’”Adagio e Fuga”.

Molto meglio, a mio modesto avviso, l’interpretazione, nella seconda parte della serata, del capolavoro giovanile di 𝐀rnold Schonberg.

Verklärte Nacht, (Notte Trasfigurata) op. 4, si ispira all’omonima poesia del poeta tedesco Richard Dehmel, ed è forse il brano più noto del compositore austriaco, il capofila, seguito dai suoi allievi Alban Berg e Anton Webern, della “Scuola di Vienna”, ove nacque la musica atonale, dodecafonica, che tanto scandalo e polemiche era destinata a suscitare. La poesia di Dehmel racconta di una coppia che passeggia la notte, durante il loro dialogo la donna confessa il suo tradimento occasionale, a causa del quale però adesso aspetta un bambino da un altro. L’uomo comunque la perdona e le chiede di partorire il figlio per lui. Verklärte Nacht si mantiene ancora nell’ambito notale, ma è intrisa di un cromatismo, di matrice wagneriana, portato a limiti estremi. Costituisce un capolavoro di enorme suggestione poetica, composto per sestetto d’archi nel 1899, trascritto in seguito per orchestra dallo stesso autore.

Eccellente la performance dell’orchestra, sotto la saggia e raffinata direzione di Sciortino, ed è stato anche un grande merito proporre un brano che si ascolta ormai di rado, come del resto la musica di Schomberg, fatto comprensibile per la sua produzione dodecafonica, comunque sempre ostica all’ascolto, assai meno per questo meraviglioso capolavoro, non a caso assai apprezzato dal pubblico in sala.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Premi qui per commentare
o leggere i commenti
Tempostretto - Quotidiano online delle Città Metropolitane di Messina e Reggio Calabria

Salita Villa Contino 15 - 98124 - Messina

Marco Olivieri direttore responsabile

Privacy Policy

Termini e Condizioni

info@tempostretto.it

Telefono 090.9412305

Fax 090.2509937 P.IVA 02916600832

n° reg. tribunale 04/2007 del 05/06/2007

Questo sito è associato alla

badge_FED