Il Nobel della Pace ai bimbi di Gaza, le adesioni a Messina

Il Nobel della Pace ai bimbi di Gaza, le adesioni a Messina

Redazione

Il Nobel della Pace ai bimbi di Gaza, le adesioni a Messina

domenica 08 Novembre 2026 - 11:50

La petizione dopo il genocidio e le immani sofferenze subite dal popolo palestinese. L'incontro in città e la mobilitazione continua

MESSINA – 21mila uccisi, 44 mila feriti e 11 mila amputati solo tra i minorenni dopo l’offensiva genocida dell’esercito israeliano. Da qui l’idea di assegnare il Nobel della Pace 2027 ai bambini palestinesi di Gaza. Anche a Messina ci si sta mobilitando. Ecco il resonconto della conferenza stampa di pochi giorni fa.

Si può aderire alla petizione, inviando una mail ad Avvenire: petizione.gaza@avvenire.it.

L’incontro a Messina per i bimbi di Gaza

Venerdì 6 novembre ieri si è tenuto, presso la sede dell’Assostampa di Messina, l’incontro dedicato alla proposta. Dopo un breve saluto di Barbara Turati, vicesegretaria provinciale del Sindacato dei giornalisti siciliani, ha aperto i lavori il saggista Antonio Arena, già funzionario del Parlamento Europeo e aderente al Forum Mediterraneo per l’autodeterminazione dei popoli, associazione organizzatrice dell’evento insieme al professore Eugenio Mazzarella, dell’università di Napoli, promotore nazionale dell’iniziativa. Arena, dopo aver ricordato il numero dei minorenni palestinesi uccisi nella striscia di Gaza dall’inizio del recente conflitto, ha sottolineato le conseguenze psicologiche che i bambini sopravvissuti, traumatizzati a vita dai bombardamenti terroristici a tappeto, si porteranno addosso per il resto della loro vita.

Incontro a Messina per i bambini di Gaza.jpg 2

Una memoria dell’orrore

Sottolineando che questa colpevole privazione dell’infanzia colpisce anche i bambini israeliani, abituati a vivere in una società contrassegnata da ossessioni e omissioni, la quale ormai, in larga maggioranza, considera l’altro da sé, a livello etnico, religioso o linguistico, come ostile e nemico. Alla fine del suo intervento Arena ha fatto ascoltare agli intervenuti un toccante audio di un ingegnere palestinese, Mohamed Yaghi, che ha perso 38 membri della sua famiglia di cui 14 ancora sotto le rovine. Una sorta di archivio sonoro, a memoria dell’orrore, fatto di sibili dei caccia, ronzio di droni e boati delle bombe con, in contemporanea, la voce di uno dei suoi figli che canta una canzone di speranza dal titolo Ricordati.

Ha poi preso la parola il professore Alberto Randazzo, docente di Diritto pubblico e costituzionale presso l’università di Messina e, al contempo, presidente diocesano di Azione Cattolica, il quale si è soffermato sulle normative giuridiche a tutela dei minori e a protezione dell’infanzia, sulla convenzione delle Nazioni Unite a favore dell’adolescenza e sul ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e quale mezzo di risoluzione delle controversie, sancito dall’art. 11 della nostra Costituzione. La ricerca del dialogo, sulla base del diritto internazionale, dovrebbe essere per il prof. Randazzo, un punto fermo nelle ricorrenti crisi planetarie.

Frate Paolino Saia, della comunità francescana di Lourdes della nostra città, dopo aver ringraziato il quotidiano Avvenire per aver aderito subito alla proposta del prof. Eugenio Mazzarella, affiancandola e supportandola in ogni modo, ha invece fatto riferimento all’azione costante in difesa della pace degli ultimi pontefici come papa Francesco e Leone XIV, con particolare riguardo alla figura di Giovanni Paolo II e alle loro encicliche, basate sulla ricerca della verità nella giustizia. Il frate francescano si è, inoltre, soffermato sulla secolare attività del suo ordine a difesa dei luoghi sacri in Terrasanta, evidenziando le odierne difficoltà, le restrizioni ed i soprusi a cui sono sottoposte le comunità cristiane a causa della loro religione. Ha infine ricordato i più grandi genocidi della storia moderna e contemporanea, partendo dai nativi indigeni americani (120 milioni di morti) e dalla deportazione degli schiavi dall’Africa (15 milioni di morti), fino al genocidio armeno e alla Shoah nel corso della seconda guerra mondiale. Atti esecrandi definiti “abominevoli episodi” sempre basati sui meccanismi di espulsione e sterminio delle popolazioni originarie, come adesso in Cisgiordania e a Gaza.

Il genocidio a Gaza e le sproporzionate e immani sofferenze subite dal popolo palestinese

A conclusione è intervenuto il dottor Pietro Orteca, studioso di relazioni internazionali e giornalista della “Gazzetta del Sud”, il quale ha fatto notare l’immenso volume di fuoco utilizzato dall’esercito israeliano, pari all’effetto dello sganciamento di sei bombe atomiche contro un piccolo territorio quale Gaza (grande quanto la distanza esistente tra Santa Teresa Riva e Messina). e con un’infanzia diventata, come il resto della popolazione civile, le scuole, gli ospedali, le chiese, le moschee, le tende dei rifugiati e persino i resti archeologici, un mero bersaglio di una rappresaglia sanguinosa e selvaggia. Bambini, il cui numero di uccisioni, secondo la prestigiosa rivista The Lancet e la Brown University, sarebbe ben più ampio di quello ufficiale, calcolando le povere diverse migliaia di piccole vittime, seppellite sotto le innumerevoli macerie.     

L’importanza della proposta del Nobel della pace ai bambini palestinesi di Gaza, si configurerebbe quindi, secondo Orteca, quale atto dovuto, di parziale e commossa riparazione, per le sproporzionate e immani sofferenze loro impartite.

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